LOTTE e SOREN HAMMER.
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LA BESTIA DENTRO.
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Parte 2.
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2012. Giangiacomo Feltrinelli Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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26.
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"Malgrado molti di voi mi conoscano piuttosto bene, c' un importante fatto della mia vita di cui nessuno sa nulla. Un fatto che mi tormenta un giorno s e uno no, e che non riuscir mai a scrollarmi dalla mente, campassi cent'anni." Erik Mrk era nervoso. La sua premessa era apparsa incerta e senza convinzione, con un'insolita malcelata mancanza di controllo. Nonostante la voce esitante, l'uomo aveva ottenuto fin dalle prime battute l'attenzione degli ascoltatori. Di essi, la maggior parte lavorava nella sua azienda, una piccola cerchia era costituita da amici, e alcuni erano infine perfetti sconosciuti portati l da Per Clausen. Erik non sapeva da dove venissero e come: l'importante era che fossero al cento percento leali. E fu per l'appunto nello sguardo di una di queste persone mai viste prima che trov la forza di continuare: una ragazza molto bella, con lunghi riccioli biondi e occhi blu. Erik aveva alzato leggermente il tono della voce, prima di immergersi nel suo racconto. "Mio padre mor quando avevo cinque anni e al suo posto subentr in casa il mio patrigno. Da allora e fino a che, a dieci anni, non fui mandato in riformatorio, venivo violentato tre, quattro o cinque volte alla settimana. Estate e inverno, nei giorni feriali e nei weekend, mattina e sera; un anno dopo l'altro. La violenza carnale era una parte cos integrante della mia infanzia, che a lungo credetti fosse naturale, ovvero che tutti i bambini vivessero nella mia stessa condizione. Era un argomento di cui non si parlava, proprio come noi non discutiamo di come e quando fare la cacca: la facciamo, ma ne parliamo raramente. Da adulto dovetti constatare che avevo avuto sia ragione che torto. Avevo ragione nel pensare che gli abusi sessuali non fossero argomento di conversazione e torto nel credere che fosse normale violentare bambini.  pi comune di quanto la maggior parte della gente immagini, o meglio, di quanto non le piaccia immaginare, ma certo non  normale. Per fortuna." Evit di pronunciare luoghi comuni triti e ritriti come tab o senso di colpa. Il suo messaggio era semplice e immediatamente comprensibile, sarebbe stato un errore appesantirlo con la psicologia. "A dieci anni tentai di uccidere mia madre, un'azione senza senso, visto che ero convinto che la mia vita fosse uguale a quella di tutti i ragazzi, e inoltre pu meravigliare che il bersaglio non sia stato il mio patrigno. Era lui lo spettro malefico, non mia madre. Anzi, lei mi avvertiva del suo arrivo, per esempio alzando il volume della televisione. Cercai di fracassarle la testa con una padella di ghisa che scagliai dalla finestra della mia stanza un giorno in cui lei era in giardino a stendere il bucato. Abitavamo al terzo piano, io mancai il bersaglio di parecchi metri, ma l'intenzione non era certo quella di sbagliare. Cos venni rinchiuso nel riformatorio di Kejserstrde. Il primo giorno presi un sacco di legnate, un benvenuto riservato a tutti. Ma quella sera, quando pesto e dolorante, pieno di lividi blu, mi ritrovai disteso nel mio nuovo letto, ero il bambino pi felice della terra." Diede un'occhiata al suo pubblico. L'atmosfera era tesa; nessuno mangiava, nessuno beveva, nessuno guardava gli altri. Tutti lo seguivano col massimo coinvolgimento, immobili e col fiato sospeso, come se Erik si stesse confidando personalmente con ciascuno di loro. Sent le lacrime premergli sugli occhi. Non per la sua infanzia, ma perch lo stavano ascoltando, mostrandogli rispetto, solidariet. Tuttavia la sua voce era di nuovo ferma quando riprese a parlare. "Altri bambini, oltre a me, hanno subito violenza, e forse io appartengo persino alla schiera dei fortunati, per quanto traumatizzato sia rimasto. Il caso di mia sorella  ben pi tragico. Lei prese il mio posto, dopo che fui trasferito in riformatorio, ma purtroppo era pi sensibile di me e non  mai guarita dalle sue ferite. Una mattina si  incamminata sui binari che seguono la costa, con la testa coperta da un velo. Compiva ventidue anni."
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Con due dita si asciug gli occhi umidi e prosegu: "Mi sono chiesto pi volte a che cosa stesse pensando, seduta su quelle rotaie, mentre sentiva il treno arrivare stridendo, con i freni tirati al massimo. Al mio patrigno? A niente? A se stessa? A me? Non ho mai trovato la risposta, ma continuo a chiedermelo, e il giorno della sua morte le promisi che quando ne avessi avuto l'opportunit, e al momento giusto, avrei scritto il necrologio di quell'uomo. Non raccontando la sua storia:  troppo banale e si dimentica presto, ma ponendo una serie di domande. Oggi ho ottime possibilit economiche e intendo sfruttarle. Inoltre il momento  perfetto. I cinque uomini giustiziati a Bagsvrd erano tutti pedofili attivi, ciascuno con innumerevoli violenze carnali sulla coscienza. Come sapete, da un po' di tempo questa voce circola con insistenza: la mia fonte alla Sezione Omicidi sostiene che nel giro di un paio di giorni la Polizia ne accerter la fondatezza, ma che la notizia verr provvisoriamente tenuta nascosta. Presto dunque la pedofilia diventer un tema dominante su tutti i media, non c' alcun dubbio. Le mie domande si inseriranno in questa scia, mostrando un'altra verit e fornendo una diversa prospettiva". Accese il proiettore con calcolata tempistica, in modo da evitare troppa attenzione sui pedofili giustiziati, e tutti rivolsero lo sguardo allo schermo. "Quest'annuncio campeggia sui maggiori quotidiani e su tutti i giornali gratuiti di questa mattina." Concesse loro un minuto di pausa, mentre leggevano sconcertati, poi si lanci nei suoi calcoli. "Sui numeri naturalmente non ci sono certezze, ma secondo molti ricercatori, dall'uno al due percento della popolazione  stato violentato durante l'infanzia, il che significa che al momento circa cinquemila bambini fra i cinque e i dieci anni stanno subendo un abuso sessuale. Quanto a me, da piccolo sono stato violentato pi o meno ottocento volte. Ma forse ero solo un'infelice eccezione fra gli infelici. Ritengo infatti che la quantit media di abusi sessuali per un bambino violentato `normalmente' sia duecento. Chiunque pu farsi quattro conti, e vi risparmio i dettagli, ma la mia ipotesi  che ogni giorno, in Danimarca, vengano violentati circa cinquecento bambini. Se ho ragione, ditemi qual  il pi grave problema della nostra societ. Le case di cura? Le scuole? Le autostrade? Oppure le centinaia di bambini violentati stamattina?" Fece una pausa. La statistica aveva messo una distanza, come sempre accade, e il silenzio carico di tensione era sparito. Era tempo di arrivare al dunque. "Come mostra l'annuncio, cercher di indurre la gente a fare i propri calcoli, e a questo scopo desidero chiedere il vostro aiuto. Ma deciderete da soli se vorrete concedermelo oppure no. Quelli fra voi che lavorano nella mia azienda hanno comunque una scelta. Potete prendervi tre settimane di congedo pagate, al di fuori delle ferie da contratto, oppure restare ad aiutarmi. Se nel profondo di voi stessi sentite di non volervi impegnare, preferisco che andiate in ferie. Fatevi un giro, parlatene fra voi, pensateci, poi fatemi sapere che cosa avete deciso." Spense il proiettore. "Vorrei concludere raccontandovi che un tempo conoscevo un uomo molto intelligente, che purtroppo ora  morto. Quest'uomo una volta mi chiese se, secondo me, la lotta di pochi coraggiosi per una giusta causa avrebbe potuto cambiare il mondo. La risposta se la diede da solo ed era tanto semplice quanto vera: il mondo non  mai cambiato in questo modo." Erik Mrk attese con ansia le loro reazioni. Nelle sue fantasie notturne ne aveva immaginate molte, e tutte diverse l'una dall'altra, ma nessuna di esse fu all'altezza di quelle reali. La donna che gli stava di fronte parl chiaramente a nome della maggioranza. Lui l'aveva esclusa a priori perch troppo razionale e quindi impermeabile alle passioni. Si era sbagliato. "Non ho bisogno di farmi un giro. Dimmi cosa devo fare."

27.

La notte era gelida e Klatrer aveva freddo, nella piazza di Allerslev. Di tanto in tanto si sfregava le mani l'una contro l'altra, ma non serviva a nulla. Grazie al suo lavoro era abituato a stare all'aperto e aveva anni di esperienza nell'adeguare l'abbigliamento alle condizioni atmosferiche. Ciononostante, aveva sottovalutato l'abbassamento di temperatura della notte, e per di pi il suo corpo asciutto, privo di grasso superfluo, non aveva neppure uno scudo naturale per difendersi dal gelido vento del Nord, che soffiava con forza crescente sulla piazza. Una folata poco pi potente delle altre lo indusse a guardare in alto, verso la chioma dell'albero sotto cui si trovava. La parte superiore era illuminata sia dalla luce della strada, sia dal chiaro di luna. L'albero minacciava di cadere da un momento all'altro, non poteva sopportare il troppo vento. Klatrer strizz leggermente gli occhi, e concluse che non c'era nessun pericolo immediato che l'albero cadesse da s; d'altra parte la sua vittima sarebbe ben presto arrivata per iniziare a lavorare. Era da pi di mezz'ora, ormai, che la Bladkompagniet aveva distribuito i quotidiani, gettandoli in mucchi alla rinfusa davanti al baracchino delle salsicce. Klatrer rabbrivid ancora e and a ripararsi dietro il fusto dell'albero. All'improvviso not un uomo con una bottiglia in mano avanzare malfermo sulle gambe, lungo la piazza, proprio nella sua direzione. Si appiatt ancora di pi nell'ombra. Poco dopo, fu investito da un terribile puzzo di urina da entrambi i lati del tronco, e sent l'uomo mormorare qualcosa senza capire le sue parole. Con delicatezza si cal la visiera, cos avrebbe tenuto nascosto almeno il volto, se fosse stato scoperto. Quindi sibil impercettibilmente nella notte: "Non accadr di nuovo, Allan, nessuno  cos fortunato". Le parole erano rivolte al venditore di salsicce. In quello stesso istante si accese la luce nel baracchino. Il buio arretr. Nei due secondi successivi Klatrer trattenne il fiato per la tensione, fino a che, sollevato, sent l'uomo dall'altra parte dell'albero allontanarsi. Alz lo sguardo con circospezione, seguendo l'ubriaco con gli occhi finch non ebbe svoltato l'angolo di una casa. A quel punto, Klatrer prese il suo bastone e si avvi verso il baracchino. Il venditore di salsicce stava accoccolato, intento a smistare i pacchi di giornali: in un primo momento non si era accorto di avere una visita. Poi la voce, quella voce ben nota, che non poteva essere vera, lo spinse a sollevare lo sguardo, sbigottito. "Buongiorno Allan. Salutami tuo fratello." Il massiccio bastone di Klatrer colp il cranio dell'uomo. Il suo corpo si accasci al suolo, mentre la testa croll su un pacco di giornali. Il sangue scorreva copioso dal naso, a ricoprire le notizie del giorno. Klatrer il boia si spost di un passo sulla sinistra e mise tutta la sua forza nel secondo colpo. Sapeva lavorare bene con l'ascia, perci non ebbe alcun problema a centrare la sua vittima direttamente sul collo. Dieci secondi dopo era di nuovo sotto il suo albero, dove, senza alcun riguardo per il frastuono che avrebbe fatto, mise in azione la motosega. Un fragore assordante lacer il silenzio mattutino. Le onde sonore rimbombarono attraverso le strade, rimbalzarono sui muri delle case, fecero tremare la terra e svegliarono gli abitanti della citt dal loro sonno. Klatrer sorrise nell'oscurit, si concesse qualche istante per ammirare i risultati del suo lavoro, e infine scomparve.

28.

Nella piazza di Allerslev, dove almeno cinque ore prima Klatrer aveva abbattuto l'albero, una fotografa della Polizia aveva raccolto un giornale da terra. Ad attirare la sua attenzione era stato un annuncio pubblicitario. Il vento scompigliava le pagine, che lei perci aveva piegato in due. In questo modo era visibile solo l'annuncio. La fotografa lo lesse e ne fu nauseata, ma non pot sottrarsi alle domande. Un vigile del fuoco le mise una mano sulla spalla, da dietro. "Credo che dovrebbe spostarsi di un paio di metri, gentile signora." Il modo in cui le aveva rivolto la parola la mand su tutte le furie. Si gir con uno scatto rabbioso, ma scopr che conosceva l'uomo. Lui scoppi a ridere. "Scusami, ma quando mi sono accorto che eri tu, non ho resistito, anche se  vero che sei un po' troppo vicina. Ci sono grandi forze in un albero come questo: tensioni imprevedibili. Hai mai sentito parlare di alberi abbattuti dal vento? Un ramo robusto spinto all'indietro pu infilzarti come una farfalla, e questo sarebbe un vero casino: un omicidio  gi abbastanza." L'uomo fece un segno in direzione del fusto, seguito dallo sguardo della donna. Il maestoso albero occupava gran parte della piazza; cinque persone erano all'opera attorno alle sue fronde, tutti uomini. Lavoravano decisi, ma con delicatezza, con le loro piccole motoseghe, sui rottami del baracchino delle salsicce. La donna fece un passo indietro e lasci che il giornale volasse nel vento. La zona straripava gi da prima di quotidiani, e uno pi, uno meno non avrebbe fatto alcuna differenza. Il pompiere la segu. "Hai l'aria stanca." "Lo sono. Ho lavorato tutta la notte, ora dovrei essere nel mio letto. Quanto tempo credi che ci voglia prima che io possa cominciare?" "Al massimo dieci minuti, abbiamo quasi finito. Dove hai lavorato stanotte?" "All'Istituto di Medicina Legale di Copenaghen.  stato terribile, macabro, ma anche molto interessante. Faccio parte di una squadra di chirurghi facciali, medici legali ed esperti informatici. Alcuni di loro sono stranieri. Tutti sotto la guida di un amabile, autocratico vegliardo, che sfortunatamente non crede nell'importanza del sonno notturno, perci sono tornata a Odense solo alle 10,00 e subito dopo sono stata convocata qui." " per la storia di quei pedofili a Bagsvrd?" "Esatto, a parte il fatto che non so se fossero pedofili.  un po' difficile farsi un'idea delle persone, quando sono morte." Un tecnico della Polizia la chiam. Ai piedi dell'albero c'era una bottiglia di birra mezza vuota, che ora le stava indicando. La fotografa guard il vigile del fuoco con aria interrogativa e si mosse solo dopo che lui diede l'ok per la sicurezza. Predispose la sua macchina fotografica. La bottiglia di birra era gigantesca. Lei vi si accovacci davanti e fu investita da un acre odoraccio di urina. Con gesti esperti e sicuri zoom sulla bottiglia, senza lasciarsi distrarre da quell'odore nauseabondo. Solo quando ebbe finito, fece un profondo, benedetto respiro. Quasi contemporaneamente, qualcuno grid che la strada era libera. Il tecnico della Polizia che le aveva mostrato la bottiglia la condusse sul luogo dove si trovava il cadavere. L'uomo era stato colpito alle spalle e giaceva a pancia in gi con la testa rivolta verso di lei, inchiodata al suolo. Trafitto dalla parte inferiore della colonna vertebrale fino allo stomaco da un grosso ramo di faggio, come se un'enorme freccia vendicatrice fosse stata scagliata in un impeto di collera divina. Gi a una prima occhiata, la fotografa rest senza parole dallo sconcerto; il suo accompagnatore,

fraintendendo, le mise protettivo un braccio attorno alle spalle. Lei lo allontan e torn a fissare il cadavere incredula. Non c'era alcun dubbio. Durante la notte appena trascorsa, aveva fotografato quel viso.

29.

L'inserzione riempiva la pagina del quotidiano per met. Era a colori e doveva essere costata molto. In alto si vedeva la fotografia di un ragazzino di otto anni. La qualit sgranata dell'immagine, nonch i suoi lunghi capelli biondi, tirati dietro le orecchie, testimoniavano che era stato immortalato nel corso degli anni Settanta o Ottanta. A parte questo, non c'era nulla di speciale in lui. Il viso sorrideva timidamente all'obiettivo, e con un piccolo sforzo di fantasia si poteva immaginare che il ragazzino avrebbe preferito che la foto venisse scattata in un lampo, in modo da poter tornare presto a giocare a calcio. In basso, l'inserzione mostrava un altro ritratto. Ad attirare l'attenzione del lettore era stavolta un distinto signore fra i trenta e i quarant'anni. Il suo sguardo era fermo e deciso, l'espressione seria, senza sorriso, ma anche senza rabbia. Veniva spontaneo mettere le due foto a confronto. Un occhio inesperto non avrebbe tuttavia notato una grande somiglianza. Il testo che accompagnava le due immagini era scritto in caratteri dattilografici vecchio stile, che sottolineavano con efficacia il messaggio, crudo e diretto. Quattro brevi didascalie, scritte in prima persona, spiegavano che il ragazzino era stato oggetto di abusi sessuali. Che coloro che dovevano prendersi cura di lui lo avevano tradito, e che per questo egli aveva provato un'infinita vergogna, tanto che aveva preferito tenere nascosta la sua infanzia. Fino a ora. L'ultima didascalia consisteva in una serie di domande. Quanti bambini crescono come sono cresciuto io? Quanti bambini verranno violentati in Danimarca stasera? 10? 100? 500? 1000? Qual  la tua ipotesi? Oppure la cosa ti  indifferente? L'inserzione venne letta in una classe del liceo di Roskildevej. Una delle allieve ne aveva distribuito in giro delle copie per presentare la sua storia. Ora stava in piedi accanto alla cattedra in paziente attesa, mentre l'insegnante era seduto in un angolo. La ragazza era una delle allieve pi premiate della scuola, e non le ci erano voluti troppi sorrisi per ottenere il permesso di dedicare i primi dieci minuti di lezione a una dichiarazione privata. Oltre a essere brava, era molto carina, e il professore se la mangiava con gli occhi, mostrando qualcosa di pi di un interesse pedagogico. Quando tutti ebbero finito di leggere, la ragazza cominci a raccontare con calma e compostezza la sua infanzia. Senza odio n disperazione nella voce. Le sue parole sapevano calamitare l'interesse, e mai prima di allora quella classe era stata cos silenziosa. Ogni parola ne faceva germogliare altre, ogni frase si inanellava alla seguente, e man mano che raccontava, lei vibrava come mai nessuno aveva vibrato, raccontando una storia che avrebbe fatto piangere anche i sassi. Fu presto evidente che la classe aveva davanti a s un problema. Il problema di quella ragazza. Il loro problema. Il problema di tutti. Ciascuno di loro ne era consapevole, per la prima volta nella vita. Ci che nessuno di loro sapeva era che la ragazza aveva preparato il suo racconto fin nei minimi dettagli. Era venuta a sapere che prima o poi sarebbe apparsa quell'inserzione, e che al momento opportuno avrebbe dovuto essere pronta con la sua storia. Innumerevoli volte si era messa in posa davanti allo specchio a testare la sua capacit di persuasione, fino a che tutte le prove non furono superate: tono di voce, modulazione delle frasi, nodo alla gola, rossore spontaneo, e persino il ricciolo che a un certo punto le cadeva come per caso a coprirle un occhio. Nel profondo del suo cuore non sentiva nulla, se non l'ardente ambizione di mostrarsi all'altezza della propria abilit di incendiare gli animi. Anche se sapeva che l'intervento in classe era solo la prova generale, preludio dello spettacolo che sarebbe andato in scena pi tardi. Dopo dieci minuti aveva finito. Concluse il racconto con una lacrima solitaria e la preghiera, ai

compagni di classe, di aiutarla a diffondere le sue esperienze. Come aveva fatto l'uomo sul giornale, solo che lei non poteva permettersi un'inserzione cos costosa. Il suo invito fu accolto nel giro di pochi secondi, e decine di pollici presero a martellare i tasti dei cellulari, per mettere la storia in circolazione. Due amiche provviste di senso pratico si scambiarono rapidamente i propri punti di vista e si trovarono d'accordo. Il giro per negozi venne messo da parte: i pantaloni Diesel potevano attendere. Senza troppe storie, misero i soldi sulla cattedra: servivano ai meno abbienti per l'acquisto di schede telefoniche. Anche gli altri fecero un giro di ricognizione nelle proprie tasche. E scocc la scintilla. Come un incendio in un pagliaio, il bisogno di confessare ciascuno le sue esperienze si diffuse fra i liceali danesi.

30.

Konrad Simonsen osservava il soggiorno di Helmer Hammer. La stanza era stata riportata al suo splendore originario, con alti pannelli di mogano di Cuba e un accurato lavoro di restauro del soffitto. I pavimenti erano stati lamati e sbiancati con grani di argilla. Guard fuori dalla finestra, finch un uomo della sua stazza che faceva jogging sul lungomare non lo fece sentire in colpa. Allora abbandon quella postazione e si dedic all'esame dei quadri appesi sulla parete opposta, dove erano esposte quattro litografie originali con gli elefanti naif di Hans Scherfig. Erano molto belle e si adattavano perfettamente all'ambiente. "Lo sapeva che era comunista?" Simonsen si volt sorpreso: alle sue spalle c'era una ragazza. Poteva avere all'incirca sedici anni, capelli neri arruffati, jeans sdruciti, piercing al naso, unghie laccate con smalto rosso mangiucchiato. Il maglione che indossava aveva una manica sfilacciata e ai piedi portava scarpe da ginnastica una diversa dall'altra, ma entrambe logore. A una mancava il laccio, quello infilato nell'altra era slegato. Il suo sguardo brillava di intelligenza. "Pap ha tutti i suoi libri, persino gli annali di Land og Folk.* Li collezionava durante la sua fase rossa." Konrad Simonsen non trov le parole, cos si limit a sorriderle affabilmente. "Tuo padre se n' andato?" "Ha ricevuto una chiamata che a quanto pare era molto importante.  sempre cos,  sempre importante. Una gran seccatura.  lei quello che deve trovare gli assassini dei cinque uomini giustiziati a Bagsvrd?" "S, io insieme a molti altri." "Spero che non li trovi." Lo disse senza particolare aggressivit, come una normale opinione che andava naturalmente rispettata. Contro la propria volont, Konrad Simonsen si sent colpito dalla sicurezza della ragazza. "Perch non vuoi che li trovi?" "Ma  chiaro, perch erano pedofili!" Quel giorno aveva dovuto smentire voci del genere almeno dieci volte. Era stato persino diffuso un comunicato stampa che, a quanto ne sapeva, non aveva precedenti. L'identit delle vittime era tuttora sconosciuta, quindi sulle loro inclinazioni sessuali si potevano fare solo delle ipotesi, nonostante le ultime informazioni segnalassero, a sorpresa, che quelle voci erano vere. Tuttavia Simonsen non aveva voglia di iniziare la giornata con lo stesso argomento con il quale aveva chiuso la sera precedente, men che meno prima di aver fatto colazione, perci evit di controbattere. D'altra parte, non sembrava probabile che la ragazza si sarebbe lasciata convincere a cambiare idea sulla base dei fatti. Perch avrebbe dovuto se nessun altro lo faceva? Cos scelse un diverso approccio. La guard dritto negli occhi e le disse: "L'ultima volta che ho dato un'occhiata al codice penale, non ho trovato niente che autorizzasse ad ammazzare i pedofili". Lei sostenne il suo sguardo senza tentennamenti. Il tono di voce era affabile, sebbene venato da una leggera sfumatura di scherno: come se stesse parlando con un fratellino simpatico, ma non troppo sveglio. "Se uno va in cerca di azioni autorizzate,  chiaro che il codice penale non  il posto adatto per trovarle." Con un moto di irritazione, il commissario distolse lo sguardo. Fu salvato dal padre della ragazza, che aveva finalmente terminato la sua telefonata.

"E se non prendi subito la cartella e ti togli dai piedi, puoi cominciare a distribuire giornali, invece di incassare la paghetta." La collera di Helmer Hammer andava interpretata nel modo giusto. Egli era senz'altro orgoglioso della sua progenie e non si poteva certo biasimarlo. "S, paparino." La ragazza gli diede un rapido bacio sulla guancia e si dilegu. Pi o meno giunta sul vano della porta, si gir e fece loro un sorriso che avrebbe sbrinato un congelatore. Le sue ultime parole le rivolse a Konrad Simonsen. "Pap parla sempre bene di lei, gli piace, solo che non lo dimostra.  una delle sue debolezze. Buona fortuna." E spar, trascinandosi dietro il laccio della scarpa. La colazione fu ottima e la conversazione che segu avvilente. Konrad Simonsen aveva novit buone e cattive dall'Istituto di Medicina Legale. Cominci con la notizia positiva: "In giornata mi arriveranno le immagini di almeno due delle vittime, che a quanto pare sono sufficientemente somiglianti da poter essere mostrate sui media. Questo dar una spinta al processo di identificazione". "Ottimo. Ieri sera mi sono permesso di telefonare al professore, ma..." Il funzionario di Stato esit. "... ha affermato che io ero un'illusione, e neppure lo sapevo." "S, ogni tanto gli piace fare l'originale." "Pu dirlo forte." "Forse  meglio che lo contatti tramite me, la prossima volta. Ho una buona presa su di lui." Era una bugia. Nessuno aveva una buona presa su Arthur Elvang, tanto meno Konrad Simonsen. Ma aveva fatto il callo a essere messo in imbarazzo, e perci era pi preparato. Helmer Hammer annu e lasci cadere l'argomento. "Nel mio lavoro non esistono concetti come fastidi e seccature: o si consegna la merce oppure no. L'idea era che dovessi stilare l'ordine del giorno, rassicurare le autorit, procurare una certa tranquillit operativa, ma non  andata molto bene. Forse non  andata bene affatto." Konrad Simonsen lo interruppe. "Non  mica un mago. Come faceva a tenere sotto controllo tutte le possibili voci in circolazione? Di cui molte false e altre insensate." Il funzionario si sent appoggiato e continu con lo stesso tono di rassegnazione. "Il Ministero degli Esteri parla di un vero e proprio bombardamento di mail alle nostre ambasciate, e tutte accusano le autorit danesi di aver taciuto che i cinque uomini assassinati fossero pedofili. I media, poi, speculano senza ritegno e senza limiti sullo stesso tema. Inoltre, sono sempre pi numerose le manifestazioni di protesta contro il cosiddetto regime di laissez faire nei confronti della violenza sessuale sui minori. Soprattutto negli istituti professionali e nei licei. Per ora il Ministero della Giustizia mantiene un certo riserbo sull'argomento, e non so se interpretare la cosa come un vantaggio o uno svantaggio." Konrad Simonsen riport la conversazione sui binari in modo efficace, anche se forse poco elegante. "Ho paura che la situazione peggiori ulteriormente." "Non dice sul serio?" "Purtroppo s." Gli rifer che Arthur Elvang lo aveva contattato la sera prima per comunicargli, con una risatina stridula, che il signor Mediano era stato "ucciso due volte". I lineamenti del viso del venditore di salsicce dell'isola di Fyn, e quelli della vittima impiccata al centro della palestra erano talmente identici, da escludere che potesse trattarsi di una coincidenza. Tuttavia evit di citare l'ilarit del professore.

Helmer Hammer aveva ora assunto le sembianze di un uomo angustiato. "Un altro omicidio?" "Ci sono molti elementi che lo farebbero pensare. Raramente il professore si sbaglia, ma come dicevo, una risposta sicura l'avremo solo oggi. Stia tranquillo che la terr informato." "C' dell'altro, mi pare di capire." "S, c' dell'altro. Il venditore di salsicce si chiamava Allan Ditlevsen e aveva quarantanove anni. Due condanne per reati sessuali: una per atti osceni in presenza di un dodicenne, l'altra per aver abusato di una bambina di otto anni, che il padre cedeva `in prestito' quando non era lui stesso a metterle le mani addosso. Quest'ultima condanna gli  costata un anno e mezzo di galera senza condizionale." "La pista  quella della pedofilia, dunque." "Giusto, e forse ora  possibile dirlo, visto che sfortunatamente si  aggiunto un altro indizio che porta in questa direzione. Una donna di rhus si  rivolta ieri alla stazione di Polizia locale affermando che suo marito, un certo Jens Allan Karlsen, era forse una delle vittime di Bagsvrd. Lo ha detto cos, con nonchalance. L'uomo doveva essere in vacanza in Thailandia, ma non ha mai telefonato a casa, come invece aveva promesso alla moglie. Abbiamo un riscontro fotografico positivo fra un suo orecchio  dettaglio di una foto di famiglia  e il signor Sudest. I tecnici non hanno alcun dubbio, ma l'analisi del DNA del fratello dell'uomo ci fornir una risposta in giornata." "E Jens Allan Karlsen era un pedofilo." "Gli `piaceva portarsi a letto i ragazzini'. La citazione  di sua moglie, cui peraltro era vietato immischiarsi in queste faccende. Ora l'uomo  morto e la moglie ha pensato di offrire il suo aiuto alla Polizia, se pu essere utile. La donna  estremamente attendibile. Ho parlato di persona con lei al telefono." Il commissario evit di parlare dell'infanzia di Helene Clausen in Svezia; altre speculazioni erano superflue. "Quindi la sua conclusione  che tutte queste voci sulla pedofilia siano vere." Konrad Simonsen si prese del tempo per pensare. C'erano molti elementi nascosti da portare ancora alla luce, ma con voce nitida rispose: "S". L'affermazione appesant il viso gi teso di Helmer Hammer. "Ha una sigaretta?" "No." "Bugiardo." "Ha ragione, ma non gliela dar." Si misero a ridere. In un certo senso fu una risata liberatoria. Come un riparo nel mare in tempesta. La voce del funzionario era leggermente pi limpida quando riprese a parlare: "Se ha visto giusto, sar come ammettere che le voci in circolazione sono vere e che siamo perci costretti a confermarle.  preoccupante, soprattutto per lei". "Per me?" Konrad Simonsen era genuinamente stupito. "Perch sarebbe `preoccupante' per me?" "Ha appena conosciuto mia figlia.  una normale ragazza della sua generazione, bench faccia di tutto per non esserlo, e ha sentito con le sue orecchie cosa pensa dell'indagine. Ora immagini che questo atteggiamento inizi a diffondersi, immagini a cosa lei e i suoi compagni di scuola stiano `lavorando' notte e giorno in questo momento." "Ma nessuno in pieno possesso delle proprie facolt mentali pu credere sul serio che possiamo cancellare la pedofilia ammazzando i pedofili!" "No, non  cos drastica la cosa. Ma una tacita approvazione popolare di ci che  gi successo fino a che punto influenzerebbe il suo lavoro?" "Sarebbe devastante."

"Esatto. Crede che tutta la storia sia pilotata?" Konrad Simonsen si accorse che stava cominciando a sudare. Non per via della conversazione, ma per colpa del suo impianto di riscaldamento interno, che talvolta non funzionava a dovere, soprattutto negli ultimi mesi. Si allent la cravatta e si asciug la fronte con un fazzolettino. Ne ebbe un po' di sollievo. Poi domand: "In che senso `pilotata'?" "Nel senso di pianificata, programmata, prevista. Lo dice la parola stessa." "E da chi?" "Non lo so, ma se le mail sui pedofili dicono la verit, non possono essere liquidate come `voci'. Perci qualcuno deve averne avuto notizia in anticipo, non sono cose che si possono tirare a indovinare. Probabilmente un sospetto del genere l'ha avuto anche lei." Era andata cos. Poi aveva cercato di liberarsi di quel pensiero. Perch perdere tempo a far congetture su un terreno franoso, se presto avrebbe potuto basarsi su elementi solidi? Fino alla sera prima, di tempo ne aveva avuto parecchio, ma l'omicidio del venditore di salsicce e la fosca prospettiva di una reazione ostile da parte dell'opinione pubblica avevano cambiato le cose. Se ne rendeva conto solo ora. Konrad Simonsen infil la mano nel taschino ed estrasse il suo pacchetto di sigarette. * Land og Folk, cio Terra e Popolo: rivista comunista pubblicata negli anni Quaranta. [N.d.T.]

31.

La chiesa era bella al tramonto di un sole autunnale. I mattoni imbiancati a calce accecavano lo sguardo, mentre le schegge di quarzo nelle fondamenta di granito splendevano come migliaia di gocce d'acqua. Mentre osservava l'edificio Erik Mrk si ripar dalla luce con la mano. La navata e il coro erano in stile romanico puro, con vetrate ad arco, ornamenti in muratura e cornici ben profilate. Il campanile, il vestibolo e la sacrestia erano ampliamenti tardo-gotici realizzati in blocchi di granito e mattoni di dimensioni maggiori del resto. Il muro del cimitero risaliva presumibilmente al Medioevo, mentre l'orologio del campanile aveva un meccanismo con scappamento a fuso del Diciassettesimo secolo, fabbricato in ferro battuto verniciato di nero. Non era un appassionato di architettura, ma era arrivato in chiesa in anticipo, per potersi fare in tutta tranquillit un'idea della zona e dell'eventuale attivit investigativa della Polizia. C'era voluto poco, cos aveva trascorso molto tempo nella sala lettura della biblioteca locale, accanto alla chiesa. Poteva vantare una cultura sulla parrocchia, sulla sua storia e su quella della comunit che la frequentava adesso, e tutto questo gli era sembrato un modo per ammazzare il tempo dell'attesa. Ora sedeva sulla panchina sotto la pensilina della fermata dell'autobus, alla giusta distanza dal teatro dell'evento e con un'ottima visione d'insieme. Pi di cos, non osava avvicinarsi. Accanto a lui sedeva Klatrer, seccato per non aver potuto partecipare alla funzione in chiesa. Erik Mrk lo aveva trascinato con s dopo aver scoperto per puro caso la sua presenza, fatto che considerava altamente pericoloso. Ma in fondo, nessuno dei due aveva niente da dire all'altro. Entrambi avevano sfidato il divieto di Per Clausen a presenziare al suo funerale. Klatrer aveva tuttora qualche difficolt a rassegnarsi a stare dove stavano. " proprio uno strano modo di dire addio a qualcuno, starsene a fissare una chiesa. Sei sicuro che ci siano i fotografi della Polizia?" "S, e poi ce ne sono molti dei giornali, il che  quasi peggio. Senza contare il fatto che neppure dovevamo essere qui. Nessuno dei due, e tanto meno insieme. Questa posizione  perfetta, non ci avvicineremo un millimetro di pi. Sarebbe una follia." Klatrer accett controvoglia. "Per  una seccatura." Si appoggi con la schiena alla panchina e aggiunse ridacchiando: "Per andrebbe su tutte le furie, se ci vedesse ora. Non avremmo mai osato fare una cosa del genere se fosse stato ancora vivo". Sembrava uno studentello insolente, orgoglioso delle sue bravate. Erik Mrk avvert un pizzico di irritazione. In realt avrebbe preferito vedere Klatrer il pi lontano possibile dai suoi paraggi, meglio ancora se all'estero. L'uomo aveva eseguito il suo compito, benissimo, ma ora non serviva pi, anzi rappresentava una minaccia ambulante. "Hai ragione. La sua capacit di condizionarci  notevolmente diminuita, dopo la sua morte." Il sarcasmo era sprecato. "Perch dici questo?  ovvio, no?" Erik Mrk si pent delle sue parole e cerc poco convinto di fornire una spiegazione. Sentiva che rimanere in compagnia di Klatrer era un errore e avrebbe di gran lunga preferito restare da solo. Il caso li aveva fatti incontrare, ma non erano certo sulla stessa lunghezza d'onda, tutt'altro. Dovevano collaborare per forza, maledizione. In ogni caso, per un po' di tempo ancora. Per nessuna ragione al mondo, quindi, doveva litigare con lui.

Comunque c'era una faccenda scottante che Erik Mrk doveva risolvere, ora che aveva avuto questa inattesa opportunit. Dopo aver innocentemente chiacchierato del pi e del meno, si fece forza: "Ho letto sui giornali che non ti saresti accontentato di asportare a quei cinque la faccia e le mani, ti sei accanito anche sui genitali.  vero?" "S." "Non era nei patti. Perch l'hai fatto?" "In quella situazione sembrava giusto farlo." Erik Mrk riusc a stento a non ringhiargli contro. "Puoi essere pi preciso?" "Erano solo un paio di tagli." "Un paio di tagli? Con una sega a motore?" "S." "Li hai fatti a tutti?" "Esatto." "Perch?" "La verit  che ho perso il controllo. Una volta iniziato a tagliare,  stato difficile smettere, e poi volevo mostrare a Frank cosa gli sarebbe successo dopo morto. Proprio `in quella zona', se capisci cosa intendo." Non era del tutto vero. Le ultime mutilazioni erano avvenute solo dopo aver smontato e caricato il podio sul minibus, ma prima di ripulire il pavimento. Erik Mrk accett la spiegazione senza approfondire. Era proprio come aveva immaginato fin dall'inizio, e ormai quel che era fatto, era fatto. Da un punto di vista mediatico, si era trattato ovviamente di un maledetto incidente (quella era merce difficile da vendere), ma non c'erano rimedi. Perci si limit ad annuire e Klatrer entr nei particolari: "Avevo una voglia matta di spappolargli le palle prima che morisse". "Ma non l'hai fatto." "No, che strano." "Mi fa piacere." Non avevano altro di cui parlare. Klatrer non pose nessuna domanda sulla campagna ed Erik Mrk fu felice di non dover ascoltare ulteriori dettagli sulla dinamica del massacro. La gente si avviava verso la chiesa alla spicciolata, qualcuno per conto proprio, altri in piccoli gruppi. Molti erano giovani. Alcuni avevano deposto dei fiori e si erano dileguati subito dopo. Altri lasciavano i loro bouquet sulla scalinata della chiesa, altri ancora accendevano le candele che si erano portati da casa. Mancava ancora un po' di tempo alla cerimonia vera e propria. Erik Mrk prov a riempire il silenzio tra loro. "Quattrocento anni fa furono bruciate due streghe in questa parrocchia." Klatrer non rispose. Alz invece lo sguardo verso la chiesa, poi fiss l'albero all'ingresso del cimitero. Strizz gli occhi per proteggersi dal sole. Era un castagno: gli ultimi ricci marroni pendevano ancora dal fogliame, in attesa di cadere a terra. Erik Mrk prosegu: "Durante la notte, avevano rapito i figli dei contadini per portarli al Sabba. Dopo la tortura del cavalletto, le donne continuarono a dare sempre la stessa versione dei fatti, quindi furono ritenute colpevoli. Il prete tuttavia si appell al senso di piet e chiese che le due streghe fossero impiccate, invece che arse vive. La proposta quasi gli cost la tonaca e la vita, poich i fedeli si ribellarono, si decise di accendere il fal. Davanti alla chiesa, nel 1613.  interessante, se ci pensi bene". Klatrer volt la testa e ritorn in s. "Sei un uomo strano, Erik.  stato un peccato per le due povere donne." "S s, certo, ma non mi riferisco alle streghe: penso piuttosto a come fossero tutti d'accordo, a come facessero tutti fronte comune contro il male. Guarda a cosa possono portare la rabbia e la paura di

un'intera comunit." Il tentativo di conversazione and a vuoto, dal momento che Klatrer neppure rispose. Subito dopo i rintocchi delle campane si diffusero nell'aria e i fedeli entrarono in chiesa. Erano molti. Erik Mrk comment: "Credo che nessuna delle nostre cinque vittime sacrificali avr un funerale cos bello". "Sei." "Sei? Che vuoi dire?" "Le vittime sono diventate sei. Se n' aggiunta un'altra." Ci volle un po' di tempo prima che Erik Mrk afferrasse l'idea, ma quando il significato della frase gli divenne chiaro, salt su dalla panchina. Si mise a urlare, infischiandosene di ogni cautela. Un paio di ritardatari, che in fretta e furia si stavano dirigendo verso la chiesa, lo guardarono preoccupati. "Dimmi, ti ha dato completamente di volta il cervello? Sei pazzo da legare!" Klatrer era tranquillo. "Calmati. C' una buona ragione e, se non ci fossimo incontrati qui, ti avrei cercato per spiegartela di persona. Anzi,  proprio per questo motivo che mi sono presentato. Il funerale mi ha solo dato l'ispirazione, visto che mi trovavo gi nei paraggi." Erik Mrk non lo stava ascoltando. "Non puoi andartene in giro ad ammazzare chi ti pare, cazzo." Klatrer fece un largo sorriso e disse a bassa voce: "Allan Ditlevsen, il venditore di salsicce,  stato ricoverato per calcoli biliari la sera prima della partenza. Frank, il fratello maggiore di Allan, aveva ingaggiato un tizio per prendere il suo posto. Ma se il fratellino avesse saputo che il fratellone era stato mandato all'inferno invece che in paradiso, la Polizia avrebbe potuto... insomma, puoi arrivarci da solo". Erik Mrk riacquist l'autocontrollo. Annu brevemente, e Klatrer gli raccont del venditore di salsicce di Allerslev che non era pi su questa terra. Poi gli chiese: "E Allan Ditlevsen non si  mai insospettito?" "Questo non lo so ma, innanzitutto, non era di un'intelligenza leggendaria e poi non era certo abituato a frequentare la Polizia. Inoltre gli ho telefonato due volte in ospedale per chiedergli come stava. Abbiamo parlato di sole, di estate, di bevande economiche e di bambini. Infine gli ho mandato i saluti da parte di suo fratello maggiore, che purtroppo non poteva venire al telefono, e d'altra parte era vero." "Perch non ci hai informati?" "Ho avuto paura che Per mandasse tutto all'aria." "Be', se non altro sei sincero. E tutta quella messinscena dell'albero, a cosa  servita?" "Credimi, era una corona funebre, perfettamente adatta a lui." "Perch non mi rispondi come si deve?" "Mettiamola cos: ho fatto fronte contro il male."

32.

La rete si stringeva attorno al viceprimario impostore. Le tre donne della citt dormitorio ebbero presto le prove sufficienti perch la giustizia potesse seguire il suo corso. Lui aveva dichiarato il falso, infrangendo il giuramento di Ippocrate, e non meritava dunque alcuna piet, malgrado il suo irresistibile fascino. Pauline Berg divor la conclusione del romanzo a puntate. La recluta pi giovane della Sezione Omicidi se l'era filata quatta quatta per trascorrere la pausa pranzo nel suo bar preferito, alla Stazione Centrale. Come tutti gli altri membri del Dipartimento, aveva un rifugio segreto per i momenti liberi, dove di tanto in tanto si ritagliava una mezz'ora di stacco da morti, omicidi e dalla parte pi animalesca dell'essere umano. Cos almeno credeva. La Contessa si era seduta allo stesso tavolo e si era schiarita la voce almeno tre volte senza essere notata. Ora aveva posato la mano sulla rivista. "Pronto, qui  il mondo reale. Dove sei con la testa?" Finalmente Pauline Berg alz lo sguardo, arrossendo come una persona in sovrappeso colta in flagrante con le ganasce affondate in un dolce. Pieg freneticamente la rivista e lo infil in borsa. La Contessa sembr non essersi accorta delle sue scelte letterarie. E neppure del colore della sua faccia. "Devi andare a Middelfart, sull'isola di Fyn, tesoro." "Da sola?" "No, insieme a me. Abbiamo appena identificato due delle vittime. Il signor Mediano non esiste pi: il suo posto lo ha preso il consulente informatico Frank Ditlevsen, cinquantadue anni, di Middelfart, appunto. Allo stesso modo, il signor Sudovest  diventato, con certezza, il proprietario di una fabbrica in pensione, Jens Allan Karlsen, di Trjborg, rhus. Aveva sessantatr anni. Di lui si sta occupando Arne. Jens Allan Karlsen  stato fra l'altro identificato due volte. Pensa, meno di due minuti dopo che abbiamo ricevuto i risultati del test sul DNA,  arrivata la notizia dall'ospedale di Skejby, dove l'uomo faceva i suoi accertamenti cardiaci quattro volte all'anno, proprio come ci aveva anticipato Arthur Elvang." "Siamo arrivati cinque minuti troppo tardi, insomma." "Diciamo cos. A proposito, sei stata tu a ribattezzare sul tabellone Allan Ditlevsen come `Signor Extra'? Perch in tal caso devi aspettarti una predica di Simonsen sulla morale e il rispetto." "No,  stato..." Si trattenne e cambi la frase. "Non sono stata io." "Buon per te." L'autore del misfatto era stato Arne Pedersen. Pauline lo aveva beccato a scrivere la frase... e purtroppo a lei era scappato da ridere. Pass a un argomento meno rischioso: "Frank Ditlevsen  il fratello del venditore di salsicce, quindi". "Esatto. Frank  il fratello maggiore ed  l'uomo che abbiamo trovato impiccato in palestra; Allan  il fratello minore ed  il cadavere rinvenuto nel baracchino delle salsicce." "Il tizio rimasto ucciso nel crollo di un albero?" "Non proprio. I tecnici sono abbastanza sicuri che sia stato bastonato a morte con un grosso ramo, prima che l'albero gli precipitasse addosso. Ma questo  tutto per il momento. Comunque sia, qualcuno si  dato parecchio da fare per abbattere l'albero; persino il crollo  frutto dell'opera di un professionista, anche se non era necessario per uccidere l'uomo, visto che era gi morto." "E allora a cosa  dovuto?" "Non lo so."

"Che ne dice Simon?" "Dice che devi sbrigarti a bere il caff, cos possiamo muoverci da qui. I due fratelli abitano (o meglio, abitavano) allo stesso indirizzo di Middelfart. Stanno lavorando tutti a pieno ritmo per scovare altri dettagli, di cui verremo informate strada facendo." "Mi sembrano delle novit positive. Cos cominceremo finalmente a capirci qualcosa." "A quanto pare  cos, ma c' di pi. Ora siamo anche in possesso di fotografie abbastanza nitide del signor Nordovest e del signor Nordest, che verranno mostrate nei notiziari di questa sera, a meno che non facciamo in tempo a identificarli prima, in modo meno traumatico." "Che vuoi dire?" "Sono parole di Simon. Per familiari e amici delle vittime, trovarsi di colpo un'immagine del genere sullo schermo  come ricevere un pugno in faccia; ma in effetti non abbiamo altra scelta. Se c' un pazzo in libert che va in giro a sterminare pedofili, il fattore tempo  decisivo." Queste parole suonarono quasi offensive alle orecchie di Pauline: c'erano persone che avrebbe protetto ben pi volentieri. "S, certo,  chiaro." Nella frase della collega la Contessa percep una punta di esitazione che la fece reagire con insolita durezza: "Do per scontato che tu sia d'accordo con me, altrimenti  meglio che te ne stai a casa... a compilare la richiesta di trasferimento". Non aveva nessuna autorit formale per dire questo, ma entrambe erano consapevoli che la Contessa parlava a ragion veduta. Pauline Berg corresse immediatamente il tiro. "Ma certo che sono d'accordo, al cento percento." La Contessa accett la rassicurazione e sorrise. Pauline ricambi e disse: "Dunque si va a Fyn?" Quell'incarico non l'aveva sorpresa. Era nell'aria che non appena si fossero accertati dell'identit delle vittime, sarebbero dovuti entrare in azione e lavorare sodo. Gi due giorni prima aveva capito che la cosa sarebbe andata per le lunghe, e di conseguenza aveva preso accordi col vicino di casa perch si prendesse cura del suo gatto. "Si va a Fyn, s, e come ho gi detto le cose non potranno che procedere lentamente. Ora facciamo dietrofront, cos puoi prendere dei vestiti di ricambio. La tua valigia  gi pronta, suppongo." "Certo, Arne mi aveva avvertita che ci saremmo spostati da una parte all'altra del Paese, anche se non so chi pu averglielo detto." "Ma forse ti dispiace di dover partire con me, invece che con lui?" C'era una lieve sfumatura di scherno nella voce della Contessa, ma il tono generale era serio. Pauline Berg decise di valutare la domanda per come appariva, cos rispose sincera: "No, non mi dispiace.  una faccenda fra me e lui... non lo so, forse diventer un gran casino. Ammesso che non lo sia gi". "Se dici questo, vuol dire che  vero." "Perch poi lui sta bene, no? Voglio dire, con sua moglie e i bambini e tutto il resto." "Dovresti chiederlo a lui. Se andate a letto insieme, sarete pure in grado di farvi due chiacchiere, insieme." "Ma ora lo sto chiedendo a te." "Vuoi sapere la mia sincera opinione?" Pauline Berg annu. "Arne non lascer mai i suoi figli, non dovrebbe farlo, e tu non devi spingerlo in questa direzione. Non ne verr niente di buono. Ma ora muoviamoci, ho parcheggiato in sosta vietata." Pauline Berg, pur sapendo quanto la Contessa detestasse prendere multe, fin di bere il suo caff con tutta calma. Aveva avuto la conferma di ci che gi sapeva, e sebbene la sua collega non fosse andata troppo per il sottile, era stato un sollievo ascoltare le sue parole. Cos cambi argomento e domand:

"Come facevi a sapere dov'ero? E perch non mi hai telefonato?" "Ti ho chiamata per ben quattro volte, senza risultato, perci o il tuo cellulare  scarico, oppure l'hai tenuto spento. Ma poi Simon mi ha detto che probabilmente ti avrei trovata qui, a leggere qualche rivista femminile." Un rossore diffuso imporpor di nuovo le guance di Pauline. "Chi gliel'ha detto?" La Contessa rise, senza mostrare grande partecipazione. "E a me chi l'ha detto?" Poi aggiunse, un tantino pi conciliante: "La rete di contatti di Simon all'interno del corpo di Polizia  molto vasta, e tu hai scelto di nasconderti nel luogo pi frequentato dagli agenti di pattuglia, che ti hanno sgamato in quattro e quattr'otto. Sar stato senza dubbio qualche collega maschio, che ha ben ragione di notarti. Ci vieni spesso?" Pauline Berg si aggrapp a quel fragile appiglio e ignor la domanda. "S, qualche coglione avr fatto la spia.  proprio roba da uomini." La Contessa assent. "Assolutamente. Ma ora vieni, che nel tragitto ti racconto la storiella del segretario comunale che ha mandato uno psicologo dallo psicologo."

33.

Anni Staal sedeva alla sua scrivania nella redazione del Dagbladet e aspettava impaziente che Anita Dahlgren, giornalista praticante alle prime armi, finisse di farle rapporto. Dal canto suo, la giovane apprendista sfogliava i documenti che si era portata appresso senza fretta, ben sapendo che la lentezza irritava il suo capo. Negli ultimi giorni, la relazione fra le due donne era andata di male in peggio, e ora era evidente a entrambe che non si potevano sopportare. Tuttavia, per cause di forza maggiore, ciascuna di loro doveva riconoscere alla controparte una bella fetta di competenza professionale. Dal luned in cui erano stati scoperti i cinque cadaveri a Bagsvrd, Anni Staal era stata sempre sul pezzo. I suoi articoli invadevano il giornale e, a detta di molti, quell'andazzo si sarebbe protratto a lungo; ma nonostante la tensione palpabile sul lavoro, Anni sembrava provarci gusto. Come un topo in una fogna, pens Anita Dahlgren, che al tempo stesso, per, ammetteva di avere molto da imparare dalla sua antipatica tutor. A prescindere dal suo cinismo e dalla preoccupante mancanza di altri obiettivi al di l di se stessa, il suo capo era una giornalista coi fiocchi. Nemmeno Anni Staal era cieca di fronte al talento e alla brillante intelligenza della sua discepola. La ragazza era sveglia, instancabile, empatica, e soprattutto aveva alcuni guizzi di creativit che si rivelavano spesso utili. Che poi sul piano umano apparisse troppo sincera per funzionare nel mondo reale, era secondario. Anni Staal ne aveva a bizzeffe di collaboratori lenti, svogliati e pavidi, e poteva tranquillamente tollerare i modi alquanto zotici e i toni saccenti della ragazza. Aveva le spalle larghe. Il risultato era che sul piano professionale la loro collaborazione funzionava magnificamente. Anita Dahlgren cominci a esporre la sua relazione con perfetto tempismo, perci l'esortazione di Anni Staal a darsi da fare le rimase conficcata in gola. "Mi hai chiesto una relazione sulle scuole superiori del Paese. Durante tutta la giornata si sono verificati numerosi episodi di classi degli istituti professionali e dei licei che hanno boicottato le lezioni, preferendo invece discutere di problemi che riguardano, a vario titolo, lo sfruttamento sessuale dei bambini.  difficile fare una panoramica generale ma, a mio modesto giudizio, il fenomeno ha riguardato fra un terzo e la met delle scuole del Paese. Esistono tuttavia notevoli differenze geografiche. Per esempio a Copenaghen e nelle grandi citt di provincia, la situazione  stata pi movimentata. Le attivit riprenderanno luned, probabilmente in misura ancora maggiore, e non  irragionevole pensare che vi si lascino trascinare anche le ultime classi della scuola dell'obbligo.  gi successo in qualche caso sporadico." "Dove vogliono arrivare? E chi c' dietro?" "Alle seconda domanda  facile rispondere: nessuno.  un movimento spontaneo che sta dilagando da un'istituzione all'altra, ma non c' dubbio che l'inserzione sulla violenza carnale di ieri abbia messo tutti in subbuglio." Anni Staal annu. "Insieme alle voci in circolazione sulla strage di Bagsvrd, ovviamente. Ma a cosa puntino gli studenti  tutt'altra storia. In alcune scuole stanno cercando di valutare quanti bambini vengano quotidianamente esposti alla violenza, che  la domanda posta dall'inserzione. In altre, fanno circolare le proprie storie di abusi, e in altre ancora hanno messo il tema della pedofilia all'ordine del giorno, cos, in generale. Variano anche i loro canali di comunicazione: blog, cartelloni o la bacheca del supermercato locale, you name it. Altri mezzi sono volantini, raduni, eventi, lettere al direttore. L'interesse a riguardo  enorme."

"Ma devono pur avere un obiettivo!" "Ce l'avranno pure, ma  un obiettivo con molte sfaccettature. Si pu dire che l'idea  quella di attirare l'attenzione sulla pedofilia in s, ovvero di fare pressione sulla societ affinch si mobiliti con maggiore forza contro la violenza sui minori, qualcosa di simile. Ma questa  solo la mia opinione. E ho ricevuto risposte diverse a seconda delle persone intervistate." "Siamo tutti contro la pedofilia, sai che novit, quindi se il messaggio  questo,  roba da quattro soldi." Anita Dahlgren sfogliava le sue carte. Stavolta non per vendicarsi con inutili dispetti. Aveva buttato gi un paio di frasi che potevano svilupparsi in un articolo, se le fosse stato richiesto di scriverne uno. Le lesse ad alta voce: "Molti giovani liceali ritengono di aver trovato una causa comune per cui lottare. In un mondo che tutti i giorni li bombarda sulla spietata necessit, imposta dalla globalizzazione, di dotarsi di una formazione competitiva, e considerando il fatto che il diavolo chiama a raccolta i mediocri, un facile messaggio antipedofilia, che tutti possono condividere, rappresenta un dono concesso da forze superiori. Superiori perfino al Ministero dell'Istruzione. L'opposizione al mondo degli adulti, che secondo l'opinione di questi ragazzi da anni non fa nulla di fronte allo sfruttamento sessuale dei bambini,  alla luce del sole, e stimola il senso della lotta fianco a fianco per un nobile scopo comune, nonostante l'obiettivo preciso sia piuttosto fumoso". Anni Staal annuiva pensosa. Poi disse: "Giovani liceali  pleonastico. Sostituisci stimola con sviluppa e sottolinea nobile, nell'ultima secondaria. E poi metti qualche punto, ragazza mia. Do per scontato che anche tu abbia un paio di storie da raccontare". " ovvio. Fra le altre, una che riguarda due sorelle del liceo di Virum. Vuoi ascoltare?" "S." Durante l'esposizione, Anni Staal colse l'occasione per rispondere alle proprie mail. Da tutti gli altri Anita Dahlgren non avrebbe accettato un trattamento cos umiliante, ma sapeva, per esperienza, che il suo capo apparteneva a quella sparuta schiera di persone che sono in grado di fare davvero pi cose contemporaneamente. Lei stessa, purtroppo, non era dotata di questa qualit. Continu quindi come se niente fosse, citando regolarmente frasi dalle sue carte. Ma a un certo punto, quasi per caso, lanci un'occhiata ad Anni, e si accorse che aveva smesso di ascoltarla. Stava seduta a fissare lo schermo del computer, con espressione incredula. "Dimmi un po', ti interessa quello che sto dicendo?" Anni Staal rivolse di nuovo fugacemente l'attenzione alla sua allieva. Sembrava in parte assente, quando rispose. In compenso fu sincera. "No, non troppo. Hai un paio di cuffie?" "Vuoi dire auricolari?" Anita Dahlgren fece un sorriso mieloso. "Esatto, proprio cos. Vuoi essere cos gentile da prestarmele?" La sua stizzita risposta non provoc neppure un ringhio, il computer doveva contenere qualcosa di davvero speciale, come sottoline la brusca frase di Anni: "Chiudi il becco". Le parole vennero pronunciate senza essere rivolte a nessuno in particolare, e Anita si sporse in avanti nel tentativo di dare anche lei un'occhiata allo schermo. Non funzion. Anni era s persa nei suoi pensieri, ma certo non impermeabile al mondo esterno. Gir fulmineamente lo schermo, e questa volta ringhi. L'ora successiva di Anni Staal fu frenetica, ma al tempo stesso produttiva. Telefon al suo nuovo contatto in Polizia, ben sapendo che l'avrebbe fatto uscire di testa. Neanche due giorni prima, aveva giurato solennemente su tutto ci che le era sacro di accettare che le chiamate sarebbero partite dalla fonte a lei, mai il contrario: una regola del gioco che doveva stare molto a cuore alla sua talpa. Ora lei l'aveva infranta, alla prima occasione. Alzate d'ingegno simili costavano, e per questa lei dovette offrire ottomila corone: la cifra pi alta che avesse mai pagato per ottenere delle

informazioni. Ufficialmente il Dagbladet non pagava per avere le notizie, ma tutti i giornalisti di tanto in tanto facevano un'eccezione. Spesso sotto forma di un biglietto da cento o duecento corone allungato, e di buon grado, con discrezione, ai reietti della societ. Un po' di lubrificante, che alla fine sarebbe rientrato nelle "spese di gestione". Ma stavolta aveva oltrepassato la soglia della decenza e sarebbe stata costretta a sborsare di tasca sua. Solo provvisoriamente, sperava, a meno che la storia non si rivelasse una bufala. Si trattava di una scommessa e, al contrario della sua fonte, lei non era assolutamente dedita al gioco d'azzardo. Anni Staal e Arne Pedersen si incontrarono al centro commerciale di Rdhusplads. Busta marrone lui, busta bianca lei. Se le scambiarono. Solo lei ringrazi. Arne Pedersen fece scivolare i soldi nella tasca interna, poi disse: "Ci sono tre fotografie, due delle quali verranno mostrate pubblicamente stasera. Stai pagando per un'informazione che avresti gratis fra due, massimo cinque ore". Le aveva detto la stessa cosa al telefono, dopo che era stata messa in comunicazione con lui. Anni Staal aveva considerato questo un segno della sua lealt. Arne non aveva intenzione di truffarla. "Lo so benissimo. Ricordati di telefonarmi, se vieni a conoscenza di altri nomi.  incluso nel prezzo." "Ti telefoner, ma tu non dovrai pi farlo. Mai pi." Le volt le spalle e se ne and, prima che lei riuscisse a rispondere. Quando torn in redazione, constat che il reparto informatico, a cui si era subito rivolta, le aveva recuperato le mail cancellate del marted precedente. Restava solo da metterle a confronto. La tensione le diede la tachicardia fin quasi alla soglia di guardia. Tuttavia non dur a lungo. Non c'era alcun dubbio: tre degli uomini che comparivano nelle immagini delle nuove mail, corrispondevano perfettamente alle foto nella busta marrone. Di queste, una era identica al ceffo della prima mail. Aveva rivisto la clip ricevuta marted inserendo il sonoro, il che la indusse a commentare: "No, di te non ho proprio nessuna compassione, cazzo. Hai avuto proprio quello che ti meritavi, ma questo non ci si pu permettere di dirlo chiaro e tondo". Il redattore della cultura, nella postazione di fronte alla sua, alz lo sguardo dalla rivista che sfogliava e chiese gentilmente: "Perch stai facendo questo, Anni?" Lei chiuse il suo pc e si diresse immediatamente nell'ufficio del caporedattore. Sperava di avere la fortuna di trovarlo libero. Non lo era. Venne infatti fermata da una segretaria che sorvegliava con inappuntabile zelo la soglia del signore e padrone. Con un gesto del capo indic la porta chiusa in fondo al locale. "Quando si libera?" "Potrebbe andare per le lunghe. Sono questioni economiche." "Senti qua, carina, adesso tu lo interrompi e gli fissi un appuntamento con me in Sala Viggo alle 18,00, poi vai dal direttore e da quella l, la nostra nuova..." "Consulente legale." "Esatto, fa' in modo che siano presenti anche loro. Nel frattempo procurati un computer munito di altoparlanti e connessione intranet, pi qualche panino e, naturalmente, acqua e birra." "Ti rendi conto di quello che mi stai chiedendo? Che cosa devo dirgli, qual  il motivo dell'incontro?" "Non dirgli niente. Fa' solo in modo che ci siano, qualunque impegno abbiano. So che ce la puoi fare, se vuoi." "E perch dovrei volerlo?" "Capisco benissimo che se non ho un motivo pi che valido, ci rimetter le penne." La segretaria le lanci uno sguardo severo al di sopra degli occhiali dalla montatura dorata. Avrebbe preferito che le cose procedessero su binari regolari e prevedibili, il che non succedeva mai. Tuttavia, giorno dopo giorno si impegnava in una strenua battaglia per dare un minimo di sistematicit alla vita del suo capo. Le bizzarre richieste di Anni Staal disturbavano questo schema.

"Non solo le penne, ci rimetti anche la serenit, Anni." "Lo so. Tu comunque convincili a venire." La segretaria annu, non del tutto persuasa. Poi aggiunse sgarbatamente: "Al tuo pranzo ci pensi tu, per, non faccio servizio di catering. I dettagli logistici si definiscono in anticipo. Ma non le leggi le circolari interne?" Anni Staal batt in ritirata con un largo sorriso. Neppure per un attimo aveva creduto che la segretaria si sarebbe occupata degli aspetti pratici, ma le richieste particolarmente complesse venivano accolte con pi disponibilit, se alla controparte si concedeva qualcosa da rifiutare.

34.

Konrad Simonsen era seduto nel suo ufficio intento a esaminare la montagna di rapporti che negli ultimi due giorni si era accatastata con inquietante rapidit sulla scrivania. L'impresa era sovrumana, ma prov lo stesso a fare del suo meglio: diede una rapida scorsa a gran parte delle carte, poi incrociando le dita sper che altri avessero maggiore attenzione ai dettagli. Dopo un paio d'ore di intenso lavoro, gli occhi cominciarono a lacrimargli, cosa che rese impossibile portare a termine il programma, e che lo fece sentire vecchio. Raddrizz la lampada da studio, prov persino a togliersi gli occhiali per qualche istante: nessuna delle due manovre gli fu di aiuto. A quel punto trov un pacchetto di fazzoletti in un cassetto e continu a leggere, asciugandosi le lacrime a intervalli regolari maledicendo i suoi colleghi incapaci di esprimersi con poche parole. In questo modo riusc a esaminare in qualche modo altre cinque pratiche, e stava giusto per prendere in mano la sesta, quando sent bussare alla porta. Arne Pedersen entr nella stanza pi o meno nello stesso momento in cui lui alz lo sguardo. "Sei occupato, Simon?" "S, come puoi vedere." Lasci cadere la mano su una delle due montagne di pratiche, scegliendo intenzionalmente quella sbagliata, la pila di carte che aveva gi letto, e che era diventata pi alta di quella dei fascicoli non esaminati. Arne Pedersen annu indifferente e chiese: "Perch piangi?" "I miei occhi non sono pi quelli di una volta. Dimmi una cosa: i fazzoletti di carta possono diventare troppo vecchi? Questi qui non assorbono come si deve." Cos dicendo, raccolse i fazzoletti usati che giacevano appallottolati sulla scrivania, e li gett nel cestino dei rifiuti, mentre Arne Pedersen gli rispondeva: "Possono essere di buona o di cattiva qualit, ma non credo che abbiano una data di scadenza, se  questo che mi stai chiedendo. Forse dovresti valutare la possibilit di usare occhiali con una gradazione pi alta. Perch non vai da un oculista a fare un controllo?" "Grazie del consiglio. Che vuoi?  importante?" "No, non particolarmente. Ho qualcosa sulla mail del pedofilo che mi hai chiesto di esaminare, ma se vuoi ti mando un resoconto scritto." "No, grazie, basta coi resoconti scritti, per amor del cielo. Piuttosto, siediti e raccontami, in fondo ho proprio bisogno di una pausa." Arne Pedersen si accomod, mentre il commissario si alzava per sgranchirsi le gambe. Per un attimo rimase in piedi davanti alla finestra a guardare la citt. Il sole era al tramonto e soffiava un forte vento. Si gir verso il suo sottoposto con espressione accigliata. "Gi che sei qui, c' una cosa che vorrei chiarire una volta per tutte. Una cosa che mi aspetto tu rispetterai in futuro." Pi ancora delle parole, fu il tono di voce a suggerire che Konrad Simonsen aveva indossato i panni del capo. Arne Pedersen si raddrizz sulla sedia. "D'ora in poi, dovrai tenere le tue scappatelle amorose fuori dal lavoro, soprattutto lontane dalla mia scena del crimine, quello che per tutti  il `luogo del delitto'." "Ma..." "E per favore piantala con quell'aria da vittima. Ho davvero ben altro da fare che convincere Kurt Melsing... diciamo a rinunciare alle sue indagini tecniche sulla morte di Per Clausen." Port una mano davanti a s, come per parare un colpo, e prosegu: "Non voglio neppure sapere se fosse necessario o meno. Ci che voglio, invece,  non dovermi ritrovare in una situazione simile. Ci

siamo capiti?" I deboli tentativi di difesa di Arne Pedersen cessarono di colpo: "Ci siamo capiti. Non succeder pi". Entrambi rimasero qualche istante in silenzio per riprendersi, poi Konrad Simonsen esord, conciliante: "Allora, che volevi dirmi a proposito di quella mail? Hai scoperto qualcosa?" "Il server  tedesco, nel senso che si trova in Germania, ad Amburgo. E puoi indovinare chi lo abbia noleggiato. O meglio, chi ha affittato un web-hotel al suo interno." "Per Clausen?" "Naturalmente. Ne ha usufruito per almeno un anno, pagando tramite internet con la sua Visa. Gli indirizzi mail americani sono stati caricati a pi riprese durante l'estate, dal computer della biblioteca della Langebk Skole, e quindi il bidello entra in gioco ancora una volta. Ma l'elemento interessante sta nel come  partita la spedizione delle mail.  stata attivata da un telefono cellulare, rintracciabile fino a un trasmettitore montato dove la Jyllingsvej si interseca con il raccordo 3, ovvero in Rdovre. Gli esperti informatici stanno preparando un rapporto che riceverai al pi tardi luned." "Un cellulare, dici. E il numero di telefono?" "La carta Sim  stata venduta in una stazione di servizio Statoil, non sappiamo ancora quale, ma ci stiamo lavorando. Inoltre gli indirizzi di posta elettronica vengono acquistati da uno o pi luoghi. Ce n'erano ben 520.000, perci non dev'essere costato poco. E qualcuno  gi impegnato anche su questo." "Ok, Arne. Prendo atto che la spedizione di mail  collegata al delitto tramite Per Clausen, il che  sicuramente interessante, ma al tempo stesso  un elemento a cui eravamo gi arrivati, pi o meno. Inoltre Per Clausen  andato a Rdovre per... ops, no, ovviamente no. Per buoni motivi. Sto diventando troppo vecchio e stanco per questo lavoro." Arne Pedersen abbozz un sorriso e concluse per il suo capo: "Quindi Rdovre  il posto a cui dobbiamo fare attenzione se salta fuori in qualche contesto". "S, sono d'accordo. Altro? Novit sulle identificazioni?" "Niente di niente. Nessuno ha sentito la mancanza dei cinque uomini, in ogni caso non finora, ma stiamo passando al vaglio la vita di Jens Allan Karlsen di rhus. A Middelfart ci sono invece la Contessa e Pauline. Le immagini di Elvang sono state dissequestrate, perci le ultime tre vittime verranno senz'altro riconosciute nel giro di poco, se tutto procede normalmente." "Normalmente in che senso?" "Be', dobbiamo aspettarci un diluvio di messaggi falsi. Non mi meraviglierei se gran parte della giornata di domani trascorresse a separare la zizzania dal grano. Sono in molti a desiderare che questo caso non venga mai risolto." "Un po' alla volta me ne sto rendendo conto anch'io. Fa' in modo di predisporre qualche agente in pi al controllo dei nomi. Altro non possiamo fare. Hai scoperto perch era cos fondamentale per Anni Staal avere le fotografie un paio d'ore prima degli altri?" "No, ma forse le far sputare il rospo stasera. Ho promesso di telefonarle non appena riusciamo a dare un nome ai volti." "Va bene, provaci. E il funerale di Per Clausen?" "Guarda, sono state scattate fotografie a destra e manca, come ben sai. Ma i partecipanti erano davvero tanti, di cui la maggior parte a noi sconosciuti, perci  difficile andare avanti senza un parametro. Ho bloccato l'identificazione dei membri del corteo funebre." "Per quale ragione?" "Richiede troppe risorse rispetto ai presunti risultati. E poi perch ci aspettiamo che chi era l non abbia poi tutta questa gran voglia di collaborare. Ma questo te l'ho scritto nella mail di ieri." "Hmm, ho un po' di arretrati con la posta elettronica, ma il tuo ragionamento fila. C' altro?" "No, niente di importante." La conversazione era terminata, e Arne Pedersen avrebbe dovuto togliersi dai piedi, ma non si

mosse. Cominci invece a sentirsi a disagio sulla sedia, alla disperata ricerca di parole che non arrivavano. Quando la pausa divenne imbarazzante, Konrad Simonsen disse: "Allora, che c'? Dai, Arne, non ho quello che si dice un mare di tempo, e neanche tu". "S, lo so...  solo che... ho sempre pensato che sarebbe stato spiacevole prendersi una lavata di capo da te." " proprio quello che un rimprovero dev'essere: spiacevole! Ma ora  acqua passata. Qual  il tuo problema? Non te la sarai mica presa, spero!" "No, no. Figurati. Ma stavo pensando a Pauline... cio,  stata mia la responsabilit... sono stato io a trascinarla nell'aula dove abbiamo trovato Per Clausen, e quindi..." Si blocc di nuovo. "E quindi cosa?" Alla fine ci arriv: "E quindi spero che non vorrai rimproverarla. Voglio dire, spero che ti accontenterai di aver ripreso me". A Konrad Simonsen non era passato neppure per l'anticamera del cervello che anche Pauline Berg meritasse una sgridata. Ora aveva aggrottato le sopracciglia e abbassato gli occhi sulle sue mani congiunte, e annuiva pensieroso come un padre di famiglia, severo ma giusto, che forse in questo caso, in via eccezionale, poteva preferire la compassione alla giustizia. Questa posa dur solo fino a quando alz lo sguardo e lo piant negli occhi di Arne Pedersen. Poi scoppi a ridere. "Sai, ci ho pensato e ripensato molte volte, prima di decidermi, quindi  parit di diritti o meno  credo che questa strigliata possa bastare. Non mi interessa sapere chi sta insieme a chi, sappi solo che hai l'ordine superiore di trattare Pauline come si deve, perch  una persona che mi piace molto. Al contrario di altri, con l'andare del tempo tu ti sei spinto un po' troppo oltre." L'atmosfera si era alleggerita; il capo si era allontanato e si poteva parlare di cose da uomini. Arne Pedersen disse con sollievo: "So bene che  un casino, Simon. Con la mia famiglia, i bambini e tutto il resto. Ma io sono molto preso da lei.  come se qualcuno mi avesse fatto un regalo che non ho meritato". "Mmm, ti sei concesso parecchi regali oltre a quelli di Natale, se non ricordo..." Konrad Simonsen non fece in tempo a terminare la frase. Un pensiero lo aveva colpito all'improvviso. Anche lui aveva ricevuto un regalo, di recente, un libro sul gioco degli scacchi; un libro per cui non aveva mai ringraziato. Batt rabbiosamente la mano sulla scrivania e arross pi di quanto non fosse opportuno. Arne Pedersen domand con interesse: "Che succede? Racconta". La sollecitazione non venne accolta. Il capo gli indic la porta. "Assolutamente no!  una faccenda privata. Sparisci."

35.

La donna sulla scalinata spieg, livida di rabbia: "La porta non si chiude, e come vedete la serratura  rotta. Quando  partito, mi ha pregato di dare un'occhiata alla casa, durante la sua assenza; come se fosse normale arrancare fino al sesto piano per un furto con scasso. Ma io ho detto comunque di s, per fare la brava vicina, e ora ne sono contenta. Sono andata due volte a controllare, ma la seconda ho sentito un rumore e sono rientrata in casa, poi ho capito che proveniva dalla televisione. Si  dimenticato di spegnere il video. Andate, andate pure a vedere come si diverte quella bestia del vostro amico". Una mano imperiosa indic la porta. Uno degli uomini tent poco convinto una protesta. "Non lo conosciamo tanto bene da poter fare irruzione in casa sua cos su due piedi." "Guardate prima il video, poi mi direte. A proposito, e Angelina?" La porta si apr all'improvviso, e un potente spiffero attravers la scalinata. I capelli scuri della ragazza si mossero leggermente. In silenzio, e senza guardare n a destra n a sinistra, oltrepass i due uomini e spinse la porta del vicino con un dito. Sempre senza parlare, si gir e con un certo contegno trascin la madre con s, prima di scomparire. Lo spiffero cess, e i due gemelli fissarono la porta chiusa. C'era scritto Ea Kolt Jessen. Era la loro cugina; la loro petulante, esigente cugina, che li aveva chiamati, pretendendo che arrivassero all'istante. Entrarono incerti. La donna aveva ragione. Quando esaminarono il video, tutti i loro scrupoli scomparvero. Si lasciarono cadere pesantemente sul divano e si misero ad aspettare. Erano di pessimo umore. "Credi che Angelina abbia avuto paura di noi? Non ha detto neanche una parola." Erano abituati al fatto che il loro aspetto incuteva negli altri una certa inquietudine. Entrambi erano alti e robusti, con lineamenti duri e marcati. Inoltre, avevano tutti e due una palpebra cascante; un difetto congenito, che conferiva loro un aspetto ingiustamente malvagio, che esaltavano indossando giacche di pelle scure da rockettari, pratiche e calde al lavoro, se uno  un tosatore di pecore, ma forse un filo minacciose agli occhi di una bambina di quattro anni. "Non lo so. Non sembrava spaventata." Rimasero qualche istante in silenzio. "Cazzo, questa roba  proprio indecente." Avevano messo il video in pausa, ma il fermo immagine era comunque sgradevole. Uno dei due gemelli si alz e tir via la tovaglia dal tavolino accanto al divano, cos un vaso cadde a terra e and in frantumi. Con la stoffa copr la televisione. Sulla parete alle sue spalle, poi, erano appesi due poster incorniciati nel vetro. Su un sorridente Topolino, a vivaci lettere cubitali, spiccava la scritta: Welcome to Disneyland. Un probabile ricordo di viaggio. L'altro poster era invece una riproduzione del ritratto di Friedrich Nietzsche eseguito da Edvard Munch, con la famosa dichiarazione del filosofo sulla morte di Dio impressa sull'immagine in caratteri neri. Il gemello che era in piedi afferr una sedia e la scagli contro uno dei quadri. Il vetro si incrin diagonalmente, e un grosso frammento cadde sul pavimento, ma il poster rimase al suo posto. Allora l'uomo lo strapp lungo il bordo del vetro, poi si sofferm sulle conseguenze del suo gesto: un topo a met e la scritta neyland non avevano nessun senso, perci appallottol i brandelli di carta e si accan sul secondo poster. L'altro gemello and in camera da letto a fare pip nel bagno di servizio. L'inquilino era tutt'altro che esile e godeva di ottima salute. Tuttavia non aveva alcuna chance di cavarsela: i due gemelli erano semplicemente troppo forti. Senza farsi intimorire dalle sue dure proteste, lo afferrarono con violenza e lo spinsero con la testa contro lo schermo. In apparenza, il film trattava dell'assedio di Leningrado: falsa designazione della

merce, a parte l'introduzione. La tovaglia che copriva lo schermo era caduta sul pavimento, e una salda presa dei suoi capelli rossi fece quindi s che lo sguardo dell'uomo fosse puntato dritto sul bambino nudo. "Che roba  questa? Sai rispondere a questa domanda, brutta bestia schifosa?" L'infelice cerc di farlo come meglio pot, ma purtroppo non risult convincente. Fra l'altro, perch glielo impediva la mano che gli stringeva con forza la nuca. "Non  mio, questo video. L'ho preso in prestito da uno dei miei amici, che fa lo sbirro. E non l'ho mai visto prima, cazzo, voi mi conoscete." L'ultima battuta non ci voleva. Nessuno dei due gemelli voleva passare per suo conoscente. "Un agente, dici. E da quando in qua la Polizia ha iniziato a noleggiare film pedopornografici?" Il sospetto era gigantesco e impossibile da vincere. "Ti piacciono i bambini? Perch in tal caso abbiamo qualcosa in comune. Infatti i piccoli piacciono anche a me, ma non nel senso che intendi tu." Un pugno sferrato con violenta cattiveria colp l'uomo nella zona dei reni, facendolo urlare dal dolore. Un calcio diretto al cavallo fall l'obiettivo, colpendo la coscia. Il secondo and invece a segno. L'inquilino del piano di sotto chiam la Polizia.

36.

L'incontro nella Sala Viggo del Dagbladet venne spostato tre volte. Il direttore della casa editrice del giornale era un uomo molto impegnato, e Anni Staal dovette prendere atto, irritata, dell'ennesimo rinvio, e sperare che l'appuntamento successivo venisse mantenuto. Si era fatto tardi, quando ci accadde. Nella sala conferenze sedevano, oltre ad Anni Staal, il caporedattore insieme alla nuova consulente legale. Lo schermo all'estremit della scrivania riproduceva il monitor di un computer, e l'ora nell'angolo in basso a destra segnava le 22,41. Su un vassoio d'acciaio che troneggiava davanti ai tre presenti, una manciata di panini lottava invano contro il processo di ammuffimento, e nessuno se ne sentiva tentato. Il caporedattore schiacci la capsula di metallo di una lattina di birra con un piccolo plop. Aveva usato il suo accendino. Anni Staal fece un gesto allusivo e il collega ne apr un'altra e gliela porse. A un certo punto si spalanc la porta, e un uomo sulla sessantina entr nella stanza a passo di carica. Il direttore gett la giacca su una sedia e si accomod. Fece un rapido giro di saluti, e nel frattempo prese anch'egli una birra. E insieme a questa, al contrario dei suoi collaboratori, un bicchiere di plastica, che ispezion accuratamente alla luce del soffitto, prima di riempirlo con irritante accuratezza. Solo quando fu colmo fino all'orlo, disse: "Scusate il ritardo, ma non mi  stato facile raggiungervi, e detto francamente, Anni, spero proprio che si tratti di una questione di vita o di morte. Non ricordo quando  stata l'ultima volta che ho presieduto a un incontro senza conoscerne l'ordine del giorno, e men che meno in periodi come questo". Anni Staal non perse tempo. "Giudichi lei stesso. Questo pomeriggio ho ricevuto una mail anonima da una persona che si fa chiamare Chelsea. Se si riferisca al nome di una ragazza, a un quartiere metropolitano o persino a una squadra di calcio, non ne ho idea. Alla mail era allegato un video. L'intero filmato dura una decina di minuti, e parliamo di brani selezionati e successivamente assemblati, non c' bisogno di essere esperti per capirlo. Anche luned scorso avevo ricevuto una mail dallo stesso indirizzo, sempre accompagnata da un video, alla quale non avevo purtroppo attribuito alcuna importanza. Vediamo prima il filmato di luned, dura solo pochi secondi." Nessuno dei presenti fiat, e Anni Staal clicc sul pulsante di accensione del video. Un volto dall'espressione inquisitoria e la bocca troppo rossa invasero lo schermo. Anni Staal disse: "La ripresa  stata fatta da un mezzo di trasporto, probabilmente un autobus, ma non credo che quest'uomo sapesse di essere filmato". Una voce atona domand dagli altoparlanti: "Bene bene, cosa c' adesso?Non avete niente di buono da offrire al padrone?" La mimica dell'uomo rimase invariata per un paio di secondi, poi si sciolse in un'espressione soddisfatta; si pass la lingua sulle labbra e rispose sdolcinato: "Allora mi pappo il piccolo gnomo numero tre". Il filmato si blocc su quelle parole ancora sospese nell'aria, e che solo lentamente si depositarono al suolo. Il bicchiere di plastica del direttore si spacc: senza accorgersene, l'uomo lo aveva stretto oltre il punto di rottura. La birra gli inond una manica e i pantaloni. Furioso, interpret lo stato d'animo di tutti: "Oh cazzo, che schifo!" La consulente legale si precipit verso di lui con una manciata di fazzoletti, ma fu subito respinta. L'imprecazione non si riferiva alla birra, e in quel momento al direttore non importava asciugarsi i

vestiti. Si accontent di spostarsi su un'altra sedia. Nessuno lo aveva mai sentito dire parolacce prima di allora. Il caporedattore chiese sottovoce ad Anni Staal: "Sai che cosa sta guardando, il tizio del video?" "No, ma non  difficile immaginarlo, ti pare?" Il direttore ringhi: "Un men a base di bambini". Agit la mano contro lo schermo, dove il viso dell'uomo era ancora immobile in primo piano. "Toglimelo di torno, Anni. Non ce la faccio a guardarlo." "Bene, credo che sia giunta l'ora di mostrarvi che fine ha fatto." Lo schermo ripropose lo stesso volto. Questa volta la telecamera era tenuta in mano, a scapito della qualit delle immagini, che qua e l erano apparse sfocate, o velate da un'indistinta patina bianca. Con una ripresa dall'alto verso il basso, eseguita una sola volta, si vedeva che l'uomo era nudo e con le mani legate dietro la schiena. Sulla guancia e sulla spalla, erano visibili macchie di sangue, mentre intorno al collo aveva una robusta corda blu. Parlava in modo sconnesso, ma comprensibile. Con molta partecipazione. "Nessun fanciullo sar oggetto di interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza, e neppure..." Anni Staal congel l'immagine e distribu tre sottili fascicoli di documenti. Sulla prima pagina campeggiava lo stesso volto dello schermo. "Si chiama Thor Gran, e viveva ad rhus. La foto che vi ho dato arriva dalla Polizia. L'ho avuta oggi pomeriggio, poi la mia fonte mi ha detto il nome dell'uomo. La fotografia  stata scattata dopo la sua morte, e dopo che dei medici specializzati hanno ricomposto i lineamenti del suo viso. Thor Gran  uno dei cinque uomini uccisi alla Langebk Skole di Bagsvrd, e il filmato che abbiamo visto  una ripresa dell'esecuzione. Ne mostra anche altre tre. Ho poi altri due riscontri positivi, che potrete verificare tra poco." L'imprecazione del caporedattore era inarticolata, quasi a intermittenza. Difficile capire se fosse arrabbiato oppure sconvolto. "Ma... sei completamente pazza? Diavolo, questa roba ...  davvero..." Il direttore lo interruppe bruscamente. "Sta' zitto e ascolta quello che dice lei." Anni Staal prosegu: "Si tratta presumibilmente di un articolo in esclusiva, poich nessuno dei colleghi dei media a cui ho osato carpire delle informazioni ha ricevuto niente di simile. Neanche la Polizia stessa". Poi rimise in funzione il video e l'uomo sullo schermo continu a parlare. "... e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione..." L'angolazione sulla testa di Thor Gran cambi di colpo. La ripresa era stata chiaramente tagliata. "Il fanciullo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze e contro tali affronti." Il direttore chiese ad Anni Staal: "Di che cosa sta parlando?" La giornalista mise il video in pausa e spieg: "Sta leggendo un estratto dalla Dichiarazione dei Diritti del Bambino delle Nazioni Unite. Credo che mentre riprendeva con la telecamera, l'operatore reggesse contemporaneamente un foglio da cui poi l'uomo citava le frasi. Certe volte il foglio appare anche nel video, ma non in questa clip. Fra l'altro queste informazioni mi sono costate la bellezza di dodicimila corone". Il direttore non ebbe un attimo di esitazione. "Affare fatto, procedi." Anni ubbid e la triste litania riemp di nuovo la stanza: "Il fanciullo ha diritto a essere tutelato contro ogni forma di violenza, di oltraggio o di brutalit fisiche e mentali, di abbandono o di negligenza, di maltrattamenti o di sfruttamento..." Il mento dell'uomo tremava, come se avesse freddo, e dagli occhi cominci a scendere un fiume

di lacrime. La scena era stata tagliata. "... compresa la violenza sessuale, per tutto il tempo in cui  affidato all'uno, o all'altro, o a entrambi i genitori, al suo tutore legale (o tutori legali), oppure a ogni altra persona che abbia il suo affidamento." Segu un chiaro clic, e il volto scomparve dallo schermo, per essere sostituito dalla corda blu. La telecamera era puntata verso il basso. Thor Gran aveva un'espressione sorpresa, mentre penzolava avanti e indietro, tanto che l'immagine era nitida solo ogni due secondi. Anni Staal blocc il video e spense il proiettore. "Ce ne sono ancora tre che dovete vedere."

37.

L'osteria era quasi piena; l'atmosfera era carica e l'aria stagnante. La gente beveva birra, ma nessuno alzava la voce n tanto meno era ubriaco. Sotto il soffitto basso il fumo veniva catturato dalla luce del proiettore che illuminava il palco e volute di tabacco si attorcigliavano come buffi serpenti blu. La donna cantava accompagnandosi con la chitarra. La sua voce era roca e profonda, perfetta per quel luogo e per ammaliare il pubblico. La maggior parte degli ospiti ascoltava, e persino il barman mostrava interesse da dietro al bancone lucido come l'acciaio. L'artista stava cantando The Crying Game, tratta dal film omonimo, un brano tragico, perfetto per la sua voce, che lei interpretava con grande partecipazione e un'opportuna dose di sofferenza. Pauline Berg strizz gli occhi: il fumo le dava fastidio. Sorseggiava la sua birra, osservando nel frattempo la Contessa che era seduta accanto a lei, intenta a seguire la cantante. Era la prima volta che si trovavano a lavorare insieme in una missione importante, e oggi la Contessa aveva mostrato degli aspetti di s che Pauline non aveva mai notato prima. Sapeva essere una persona molto decisa, se le circostanze lo richiedevano. Come quel pomeriggio, quando erano arrivate all'abitazione dei due fratelli nella periferia di Middelfart. La villa era un enorme scatolone a due piani con mansarda e cantina, nonch legnaia e rimessa per gli attrezzi. Allan Ditlevsen aveva abitato in quella casa al primo piano; suo fratello Frank al piano terra. Sette agenti di polizia stavano perquisendo l'abitazione. La Contessa aveva proposto di cominciare con un breve giro, per farsi un'idea, prima al piano superiore, poi inferiore. Finirono nella cucina di Frank Ditlevsen, dove le aspettava il capo dell'operazione. Era un uomo di poche parole, sui sessant'anni. La Contessa inizi, rivolgendosi prevalentemente a Pauline Berg: "Due case ben tenute, gusto accurato nell'arredamento, capacit economiche che riescono a soddisfare ogni ragionevole esigenza. Forse pi decorative che accoglienti, ma questa  solo la mia opinione". "Sono d'accordo, qui tutto  moderno e costoso, ma non c' niente di antico. Voglio dire, non ci sono pezzi di arredamento ereditati, il baule di mogano, la credenza della nonna, le mensole a pi ripiani per i ninnoli, cose del genere." La Contessa annu. Pauline Berg gongolandosi in quell'elogio implicito cerc di cavalcare l'onda del successo con una domanda introduttiva al capo dell'operazione. "Frank Ditlevsen era un consulente e disponeva di un buon reddito, ma Allan Ditlevsen? Si guadagna cos tanto a vendere salsicce a Middelfart?" "Allerslev, non Middelfart, a sei chilometri da Odense, e poi aveva anche la licenza per la vendita e distribuzione di giornali. Nei suoi redditi dell'anno scorso, figuravano duecentocinquantamila corone per Allan Ditlevsen e cinquecentomila per Frank. Lui  un esperto di knowledge management, fa dei corsi per conto di varie aziende, per lo pi di Fredericia. Ci hanno inviato del materiale, che potrete leggere quando abbiamo finito." Le due donne si scambiarono un'occhiata: il capo dell'operazione non era certo un maestro nell'uso della lingua, e neanche il contenuto della risposta era stato molto chiaro. L'uomo dal canto suo sembrava soddisfatto. La Contessa prese la parola: "Lei ha a disposizione sette uomini. Sono troppo pochi: ne arriveranno altri?" "Otto, uno non c' perch va a prendere i bambini. Poi ritorna, quando arriva la moglie. Ma i miei agenti vorrebbero andare a casa, per il fine settimana e roba simile. Certi pensano anche che il caso sia... s, insomma, non ne vogliono sapere, se capisce cosa voglio dire."

Il numero degli agenti disponibili era evidentemente inaccettabile, weekend o no, ma la Contessa non azzard ulteriori commenti. Estrasse il cellulare dalla borsa. Il capo dell'operazione guard di sottecchi con disapprovazione, e prese la parola senza che gli fosse richiesto. "Frank Ditlevsen  proprietario della casa, il fratello pi piccolo vive in affitto. Nessuna cassa comune, abbiamo controllato i conti correnti. La sua posta  ammucchiata sul tavolo della cucina, sicuramente raccolta dall'altro. Copenaghen ci ha detto che dobbiamo cercare brochure di viaggio oppure ricevute o trasferimenti di capitali dalla banca, e roba del genere non ce n'. E non si trova neanche il passaporto di Frank Ditlevsen. Finora." Butt fuori il fiato, prese la rincorsa e continu. Sempre facendo una gran confusione. "Allan Ditlevsen  stato condannato due volte, la prima per gravi atti di pedofilia. Dobbiamo scoprire se anche suo fratello  un pervertito, sarebbe importante. Che so io, foto proibite o simili. Comunque tutti e due hanno un sacco, ma proprio un sacco di video, registrazioni e dischetti, che ho distribuito fra gli agenti che avevano tempo. La mia lista mostra bene chi li ha avuti, cos posso incrociare i dati e tenere la situazione sotto controllo. Ci sono film di guerra e d'azione, si ipotizza dalla copertina, ma nessuno sa cosa c' all'interno.  questo che dobbiamo controllare." La Contessa si infil il cellulare in tasca, mentre il racconto cominciava a essere un po' pi coerente. "Dobbiamo controllare anche i computer. Allan Ditlevsen non ce l'ha. Siamo stati molto attenti, come  ovvio, e presto arriver un esperto. Ma da quello che possiamo vedere, nel computer del fratello non c' niente di proibito. Solo lettere e roba del genere. E io ho interrogato personalmente l'ex moglie di Frank Ditlevsen, anche sulla pedofilia, ma non ne ho ricavato niente, non aveva nessuna intenzione di collaborare, e la figlia non c'era." Aveva finito. La Contessa lo ringrazi con freddezza, poi se ne and, lasciando Pauline in compagnia del collega in un imbarazzante silenzio. Venti minuti pi tardi, otto uomini stavano in piedi nel soggiorno di Frank Ditlevsen con lo sguardo fisso sul deretano della Contessa. L'atmosfera era tesa, e quelle due donne arrivate dalla citt non avrebbero potuto vincere nessuna gara di popolarit. D'altra parte, perch avrebbero dovuto? Comunque, la loro risposta alle vibrazioni negative dei colleghi fu assai diversa. Pauline Berg sorrideva, quasi a scusarsi, ogni volta che ne aveva la possibilit, desiderando di essere chilometri lontana da l. La Contessa lavorava. Si era inginocchiata sul pavimento con un cacciavite in mano, e accanto a lei c'era il pc di Frank Ditlevsen completamente smontato. Un groviglio di cavi pendeva dallo scaffale. Il computer era stato collegato a un apparecchio video, a un masterizzatore cd esterno e a un televisore widescreen 42 pollici, in mezzo alla stanza. Con un paio di poderosi colpi laterali, la Contessa scardin il case e lo apr. Dopodich, accese una minuscola torcia tascabile e ne ispezion metodicamente le schede elettroniche. Il suo telefonino squill: senza dire una parola, lo porse al di sopra della spalla al capo dell'operazione, che lo prese e lasci la stanza. Al suo ritorno, la Contessa si alz e impart i suoi ordini con voce chiara. "Un ispettore della Polizia Criminale di rhus ci raggiunger nel giro di un'ora, assumendo il comando dell'operazione. Nessuno prenda iniziative prima del suo arrivo. Inoltre sono in viaggio venticinque colleghi da rhus e Glostrup. Si inseriranno un po' per volta." Un giovane agente protest. Se ne stava stravaccato su un divano, con una tazza di caff in mano e un problema di comunicazione. "Dobbiamo stare qui a guardarci negli occhi per un'oretta, cara signora?" Con aria minacciosa, la Contessa si diresse decisa verso il malcapitato, ma il futuro ex capo dell'operazione fu pi lesto. Forse non sarebbe mai diventato un conferenziere, e le sue capacit investigative non erano di livello internazionale, per sapeva proteggere i suoi collaboratori. Sussurr impercettibilmente qualcosa che costrinse l'agente ad alzarsi e porgere le sue scuse che sembravano

sincere e sentite. La Contessa, magnanima, lasci perdere la questione. Poi, prese un paio di periferiche elettroniche per pc e le mostr agli astanti: "L'accessorio grande  l'hard disk, quello piccolo viene chiamato reborn card,  una scheda per il recupero dei dati. Qualcuno di voi si  per caso imbattuto in qualcosa di simile, durante le indagini?" Gli uomini la guardarono scuotendo la testa. "Dunque ora sapete cosa cercare. Da qualche parte ci dev'essere un hard disk: quando vi rimetterete al lavoro, trovatelo." "Mi scusi, ma lei come fa a saperlo?" A parlare era stato di nuovo il giovane agente, ma stavolta addomesticato. "Polvere, o meglio la sua mancanza. Frank Ditlevsen spostava regolarmente il suo hard disk. Era anche il modo migliore, il pi semplice, di privatizzare il suo computer." La donna si guard intorno per verificare se ci fossero altre domande, ma nessuno parl. "Ora me ne vado, ma torner questa sera, cos ci ritroveremo tutti. Ripeto: tutti." Con piglio arrogante usc dalla stanza. Gli agenti cominciarono a mormorare, infastiditi dal suo brusco stile di comando. Pauline Berg fece un sorriso ansioso e si affrett a seguirla. Nelle ore successive le due agenti furono occupate a rintracciare la figlia di Frank Ditlevsen, il che alla fine le aveva portate dritte all'osteria. Nel frattempo si erano entrambe rese conto che quello degli agenti svogliati era il minore dei loro problemi. Un conto erano i colleghi che lavoravano solo per dovere, un altro era avere a che fare con gente ostile. Quando la cantante ebbe finito, ci furono molti applausi, durante i quali sal sul palcoscenico un uomo che allung alla cantante un biglietto. Lei lo lesse, poi si scus al microfono, quindi salt agilmente gi dall'impalcatura mentre le casse nascoste diffondevano una musica insignificante. Quando la cantante si accomod al loro tavolo, la Contessa e Pauline Berg non la finivano pi di tessere le sue lodi. Lei ringrazi con distacco. Il barman port un bicchiere di succo di frutta che la cantante bevve mentre la Contessa partiva con la prima domanda: "Lei  la figlia di Frank Ditlevsen?" "Direi di s." La voce, che cantando era sensuale, suonava ora dura. Ruvida e usurata. "Io mi chiamo Nathalie, e lei  Pauline. Siamo ispettrici di Polizia, vuole che le mostri il distintivo?" "No, non importa." "Lei sa perch siamo qui?" "Cio, se so che mio padre e mio zio sono morti? S, lo so. Lo sa tutto il Paese." "Sono stati uccisi." "Questo lo dite voi." La donna fingeva indifferenza, ma la sua voce tremava. Pauline Berg si inser: "Sua madre ci ha detto che era in vacanza. Perch?" "Non lo so." "Ha mentito." "Non sono responsabile di mia madre. Dovete parlarne con lei." Pauline Berg pens che forse aveva ragione. L'unico problema era che a sua madre non si riusciva a cavare una sola parola di bocca, e le poche che ne uscivano erano false. Per esempio, aveva detto che la figlia si trovava a Londra o a Birmingham. Oppure era Liverpool? Non si curava nemmeno di nascondere le sue panzane. La Contessa cambi argomento. "Non le dispiace che suo padre sia morto?" Era una domanda. "Non lo vedevo mai." "Perch no?"

"Era cos e basta." "Quanti anni aveva al momento del divorzio dei suoi genitori?" "Nove." "Nove anni. Dev'essere stato uno choc." Goccioline di sudore spuntarono sul labbro superiore e sulla fronte della donna. Sul palcoscenico era bella, da vicino fragile e scialba, quasi brutta, con un autocontrollo prossimo a cedere. Bench le domande non fossero n assurde n tanto meno crudeli. "Non saprei. Perch non mi lasciate in pace? Io non so niente, non vedevo mai n mio padre n mio zio, ok?" Pauline Berg sottoline, non senza umana comprensione: "Suo padre e suo zio sono stati uccisi. Non possiamo lasciar perdere". "Io non ho ucciso nessuno." Aveva difficolt a proferire parola. La Contessa scosse addolorata la testa, e per un breve istante valut l'ipotesi di rimandare il colloquio all'indomani. Quel luogo era il peggiore che si potesse immaginare per porre domande delicate, tuttavia scacci quel pensiero. Poco prima di andare all'osteria erano state ad Allerslev, e il baracchino delle salsicce distrutto con ferocia non consentiva dilazioni di tempo. Chiunque avesse compiuto quello scempio, sarebbe stato tranquillamente capace di uccidere ancora, in qualunque momento. "Mi dispiace, ma sono costretta a porle questa domanda: suo padre ha abusato di lei, durante la sua infanzia?" Fu la goccia che fece traboccare il vaso. La risposta divenne un urlo disperato: "Perch mi state facendo questo?" La gente si gir verso di loro, e non era con la Polizia che si sentiva solidale. La donna piangeva in silenzio. Un buttafuori ben piantato si alz dal tavolo accanto. Mise una mano protettiva sulla spalla della cantante e disse sottovoce: "Forse  meglio se ve ne andate". La Contessa tir fuori il distintivo e glielo piazz sotto il naso. " una minaccia?" L'uomo mantenne la sua flemma. "No, non  una minaccia. Non sono cos stupido da minacciare la Polizia, ma sarebbe comunque meglio se ve ne andaste. La signora non ha voglia di parlare con voi, e se insistete, potr rifiutarsi di farlo. Inoltre avete gi avuto la vostra risposta. Guardatela, signore. Non ci arrivate da sole?" Le due donne si scambiarono un'occhiata. Poi si alzarono. La Contessa prese un biglietto da visita e lo pos sul tavolo. Fece un cenno della testa verso la cantante in lacrime. "Se cambia idea o se qualcun altro pu dare una mano, mi chiami." Il responsabile della sicurezza sempre impassibile. "Non credo proprio. Qui in citt non amiamo i molestatori di bambini." Gli astanti applaudirono, mentre le due poliziotte si avviavano verso l'uscita.

38.

A Kregme, sul lago di Arres, Stig ge Thorsen seguiva con lo sguardo la macchina della Polizia che avanzava serpeggiando lungo il viottolo di campagna. Sorrise, quando la vide fermarsi davanti al fal. Ingann l'attesa ripassando ancora una volta le sue regole. Evita le frasi troppo lunghe, rispondi solo quando ti pongono una domanda. Nel dubbio, non dire niente. E taci anche se vai in confusione, e ignora qualsiasi forma di minaccia. Il silenzio  tuo amico, la filastrocca che hai imparato  il tuo messaggio. Riusciva quasi a sentire la voce di Per Clausen, e il suo sorriso divenne pi aperto. Non era nervoso, il che lo sorprese un po'. Si diresse verso il cortile per accogliere l'ospite. Un pallido sole pomeridiano filtrava dalla pesante coltre di nuvole; l'aria era fredda, e lui ebbe un brivido. La macchina della Polizia scivol nel cortile. Stig fece un cenno al conducente, e osserv che questi aveva parcheggiato la vettura parallelamente alla fattoria, quasi aderente al muro, bench ci fosse un sacco di spazio. Come se tutto ci che non era ad angolo retto e parallelo fosse sconveniente. Con una punta di irritazione, Stig constat che conosceva l'agente. Era un suo vecchio compagno di classe. O era forse nella classe accanto? Non ricordava bene, ma avrebbe comunque preferito qualcun altro, sarebbe stato pi facile. L'agente scese dalla macchina e si diresse verso di lui. Era in uniforme. "Ciao, Stig ge." "Salve." "Vorrei fare due chiacchiere con te a propostito del fal nel campo. Abbiamo ricevuto una denuncia." Non era una domanda, dunque rimase in silenzio. L'agente gli lanci un'occhiata incerta, dopo essersi reso conto che non aveva reagito, e prima di fare un altro tentativo, indietreggi un poco. "Che cos' che stai bruciando laggi?" "Ho ricevuto la visita di uno sconosciuto che mi ha offerto ventimila corone per scavare una fossa nel mio terreno. Voleva dar fuoco al suo minibus. Ho scavato la buca e pensato all'aerazione. Poi gli ho procurato combustibile, sacchi di carbone, legna e benzina e me ne sono andato in ferie. Al mio ritorno, ho regolarmente controllato il fuoco due volte al giorno. Questi erano i patti." Stig ge Thorsen recit la sua litania ad alta voce, senza nascondere di essersela preparata. L'agente arretr di qualche passo ancora, e lo osserv con sospetto. La parola "minibus" aveva fatto scattare qualcosa in lui. Parve riflettere per un attimo, palesemente perplesso, mentre si grattava con vigore la nuca, quasi a volerne cavare una conclusione. Alla fine disse: "In che guaio sei andato a cacciarti, Stig ge? Non starai parlando del minibus di Bagsvrd?" "Ho ricevuto la visita di uno sconosciuto..." La frase fu ripetuta nello stesso tono della prima volta. "Credo che tu debba venire con me alla Centrale." "Sono in arresto?" "Ma no, credo che potresti seguirmi di tua spontanea volont." "Non se ne parla." L'agente si gratt cos tanto la testa da far pensare che avesse i pidocchi. "Puoi ripetere quello che hai detto sul fal?" La filastrocca fu ancora una volta recitata a memoria dalla prima all'ultima parola. L'agente sal nella sua macchina, e Stig ge Thorsen rimase ad aspettare tranquillo. Lo vedeva parlare attraverso il finestrino. Pass qualche minuto, dopodich l'agente abbass di nuovo il vetro.

"Stig ge, sei in arresto. Oggi  sabato, 28 ottobre, ore 14,53. Sii cos gentile da entrare in macchina." Ennesima grattatina sulla nuca, poi la precisazione: "Sul sedile anteriore, accanto a me". Stig ge Thorsen ubbid. Senza rispondere.

39.

La Contessa si svegli di colpo alle 5,15 di sabato mattina, non appena il custode notturno le telefon per annunciarle, senza il minimo tatto, che alla reception c'era la Polizia con una lettera per lei. La tempistica era certamente una piccola vendetta da parte di tutte quelle persone che il giorno prima lei aveva tormentato con ore di straordinari. Destava pi di un sospetto che il materiale fosse stato indirizzato a lei, mentre a Pauline Berg era stato concesso di dormire, e contro questo non c'era niente fare. Cos evit di lamentarsi quando, assonnata e in accappatoio, prelev la busta dall'agente in motocicletta. Il rapporto era esaustivo e molto dettagliato; quasi sessanta pagine sulla vita dei fratelli Ditlevsen, il che voleva dire faticare non poco per separare il grano dal loglio. Un lungo bagno cancell il torpore, e un paio di barrette alle arachidi prese dal minibar calmarono i primi morsi della fame. Si mise al lavoro. Qualche ora dopo, in macchina, il suo vantaggio sulla collega era massiccio. Pauline Berg sedeva al posto del passeggero e passava in rassegna il materiale: la Contessa guidava, prendendola in giro. " un lavoro ben fatto, non trovi? Hai finito?" "Finito? Sei pazza?  impossibile leggere tutta questa roba in un quarto d'ora." "Ma no, non  cos difficile. Devi solo concentrarti sugli elementi importanti e scartare quelli superflui." Pauline Berg annu con sguardo vacuo e continu a sfogliare rassegnata. La Contessa le venne in aiuto: "Vuoi che lo faccia io? Cos tu nel frattempo potresti verificare i dati". "Ti ricordi tutto ci che hai letto?" "Naturalmente no, solo i punti principali." "Ma come diavolo ci riesci? Non capisco proprio." "Ho avuto il tempo e la tranquillit necessari per concentrarmi, prima che tu mi raggiungessi per la colazione. Sono cose che imparerai un po' alla volta." "Ovvero, se sostituissi i romanzi rosa a puntate con una capatina in biblioteca di tanto in tanto." La Contessa scroll spalle, alquanto incerta sugli sviluppi della conversazione: l'autostima della collega non rientrava nel progetto. A ogni modo, si tenne per s le tre ore di lavoro antimeridiano e si affrett a proseguire: "Non ti farebbe male, ma ora cominciamo. Frank Ditlevsen nasce nel 1952 nella cittadina di Ullerlse, nei pressi di Odsherred, e suo fratello tre anni dopo. Non ci sono state sorelle o altri fratelli. La madre se ne va di casa nell'estate del 1956, quando emigra a Leeds, in Inghilterra. Qui inizia una nuova vita a casa di un'amica d'infanzia. Forse  scappata dal marito, ma  difficile appurarlo". Pauline Berg conferm. Si limitava a controllare le carte, e sentiva un fastidioso senso di inferiorit. "Stile di vita spartano, in casa. Il padre, Palle Ditlevsen, si guadagna da vivere come manovale, o lavoratore avventizio, se preferisci. Un po' di lavoro nero qua, qualche piccolo sotterfugio l; raccolta nei campi nelle varie stagioni, brevi sostituzioni al Comune. Riparazioni di biciclette, in un'occasione persino vendita delle bici rubate in zona. Ci sono due verbali della Polizia, ma nessuna condanna o richiesta di risarcimento, quindi si tratta di problemi risolti in via amichevole. I ragazzi venivano trascurati, periodicamente il padre alzava parecchio il gomito, e poi erano botte a non finire. Il Comune indaga sulle relazioni familiari, che non sono positive. I rapporti degli assistenti sociali non sono una lettura semplice, ci sono cinque allegati. Il primo risale al 1962, l'ultimo al 1967. I fratelli avrebbero dovuto essere allontanati da casa, ma sul loro benessere ha prevalso quello dei contribuenti. Il Comune prende tempo, mentre i giorni passano l'uno dopo l'altro, e i ragazzi diventano adulti."

La Contessa diede alla sua passeggera il tempo di verificare le informazioni. Pauline Berg sfogliava e leggeva a fasi alterne, stavolta un po' pi sicura di s. Quando ebbe finito, disse: "Corrisponde tutto, vai avanti". "Frank Ditlevsen si iscrive a un corso professionale e nel 1971 ottiene la qualifica di stampatore litografico. La sua vita si avvia su binari stabili. Stesso datore di lavoro fino al 1986, quando la fabbrica  costretta a chiudere i battenti perch le nuove tecnologie mettono in ginocchio il settore. Due anni prima di perdere il lavoro, Frank Ditlevsen si sposa. Sua moglie  un'addetta alle pulizie di Rrvig. Lo stesso anno la coppia ha la sua unica figlia, la cantante che abbiamo conosciuto ieri." "Allan Ditlevsen segue le orme di suo padre, se cos di pu dire, con l'unica differenza che lui invece non beve. Nel periodo dal 1971 al 1993  registrato presso l'Ufficio delle Imposte con non meno di quarantasei impieghi diversi. E nella lista compaiono purtroppo i lavori di collaboratore didattico e supplente bidello in un asilo." "Stupefacente, in pratica non c' un errore. Sei incredibile." "Nel 1985 muore il padre. Nello stesso anno Frank Ditlevsen diventa consulente della formazione, e si laurea in danese a tempo di record, ovvero il tempo che gli serve per falsificare il certificato. Poi avvia una piccola, ma solida attivit con una clientela fissa, composta da importanti aziende dell'area intorno a Copenaghen. Nessuno sospetta del suo passato." "Direi di no. A quanto vedo, sta emergendo qualcosa solo ora, grazie alle nostre indagini." "Esatto. I suoi clienti non hanno mai sospettato nulla, o se l'hanno fatto, la cosa li ha lasciati indifferenti. D'altra parte, il suo lavoro lo faceva bene. Ok, andiamo avanti. Nel 1994 Frank Ditlevsen acquista la villa a Middelfart, e due anni pi tardi si separa dalla moglie. Quest'ultima e la figlia vanno a vivere per conto proprio. Quanto ad Allan Ditlevsen, dopo essere stato in prigione, raggiunge una certa stabilit lavorativa grazie al chiosco per la vendita delle salsicce e alla licenza per distribuire i giornali ad Allerslev. Secondo la documentazione, negli anni successivi non ci sono avvenimenti degni di nota. Le persone che conoscono i due fratelli parlano tutte di una vita tranquilla, ma non sono stati ancora rintracciati amici stretti. Forse non ne avevano." La Contessa inchiod, e una volpe riusc a salvare la pelle scomparendo fra i cespugli. Finalmente Pauline Berg fece due pi due uguale quattro, e domand scettica: "Quando hai avuto questa relazione?" "Alle 5,00. L'ho avuta in visione per tre ore, quindi non devi sentirti un'idiota." " stupefacente lo stesso, anche sei hai avuto il tempo di prepararti. Voglio dire, ti ricordi tutte quelle date." "Forse non  proprio cos. In fondo mica riesci a controllare tutto ci che dico." "Perch non mi hai svegliato?" "Perch avrei dovuto? Ma finisci di ascoltare. Abbiamo quasi terminato." "Ok, vai." "A parte le due condanne di Allan e l'infelice tendenza di Frank a farsi bello con le piume degli altri, quella dei due fratelli  la storia di un ineccepibile successo sociale. Gli inizi non sembravano promettenti, ma poco alla volta si sono costruiti una solida posizione economica e lavorativa. L'unica nota stonata  che le finanze dei due defunti non quadrano. Tre economisti esperti hanno messo a confronto l'arredamento della villa, e i conti bancari dei due fratelli, con le loro entrate. In base al sistema fiscale danese, il tenore di vita dei Ditlevsen si spiegherebbe se entrambi avessero usufruito di redditi extra, che per non risultano all'Ufficio delle Imposte. Ma queste sono solo supposizioni. Prove concrete non ne abbiamo." L'ipotesi di un'economia costruita su atti criminali fu inequivocabilmente confermata nel giro della mattinata, quando la perquisizione della casa dei due fratelli port alla luce una somma pari a 160.000 corone in contanti. L'importo venne scoperto da un agente che con orgoglio sventol il risultato delle sue ricerche sul muso di Pauline Berg. "Le banconote si trovavano in quattro confezioni di farcia di pesce stipate in fondo al congelatore.

La farcia non c'entrava niente col resto del contenuto del congelatore, per lo pi piatti pronti da scaldare al forno. I soldi stavano in fondo alle confezioni, sotto lo strato di farcia, in mazzi di quaranta banconote da mille. I cartoni sono stati poi richiusi e incollati con cura. Sono state scelte le confezioni in vassoio presumibilmente perch la loro ampiezza si adatta bene alle dimensioni delle banconote." Pauline Berg ebbe il dubbio che l'agente si aspettasse da lei una parola di elogio. Ma l'uomo aveva pi del doppio della sua et, quindi la cosa le sembr strana. Guard invano la Contessa. "Lei ha agito con prontezza, con particolare prontezza." Pauline si sent una stupida quando vide il volto dell'uomo illuminarsi come un sole. "Aggiunga poi che la maggior parte dei video contiene materiale pedopornografico, e il caso  risolto." "Risolto, certo." "Se proprio vuole sapere la mia opinione, quei tizi hanno avuto ci che si meritavano." Pauline Berg non voleva sapere la sua opinione. Si mise a contare i soldi, fino a quando l'agente se ne and. Erano freddi. Qualche altro progresso nell'indagine si registr nel pomeriggio, e il caso volle che ne fossero artefici le due signore di Copenaghen: un'imperdonabile ingiustizia per la squadra di instancabili agenti. Ma il Grande Detective dei Piani Alti non intendeva affatto premiare il classico lavoro di poliziotto, in questa circostanza. Gran parte del merito spettava alla Contessa, che arriv alla sua scoperta grazie a una serie di eccellenti deduzioni. Ormai non c'erano pi dubbi sul fatto che i due fratelli Ditlevsen smerciassero materiale pedopornografico: i contanti nel freezer, i loro video, la dotazione tecnica di Frank e le condanne di Allan, tutti questi elementi puntavano in quella direzione, e il canale di distribuzione privilegiato era internet. Una rapida ma scrupolosa indagine presso gli acquirenti in rete di Frank Ditlevsen aveva tuttavia escluso il trasferimento elettronico di materiale vietato. Si poteva perci ipotizzare che i due fratelli avessero sfruttato canali di vendita pi tradizionali, decisamente pi lenti, ma anche pi sicuri: a tale proposito il baracchino per vendere salsicce costituiva un'eccellente copertura. La Contessa precett quattro agenti per il lavoro sporco e insieme a loro si diresse ad Allerslev, dove i resti del baracchino erano stati gettati nei container. Ricordandosi della farcia di pesce, la donna impart agli agenti l'ordine di cercare tra le merci che venivano dal congelatore del chiosco. E infatti furono rinvenute, e aperte, due grosse buste di plastica. La Contessa ne fu soddisfatta. Si compliment brevemente con gli agenti e subito dopo si allontan da quell'ammasso di porcherie. La scoperta era entusiasmante, se cos si poteva dire: pi o meno una trentina di rivoltanti, schifosi cd-rom. Il contributo di Pauline Berg all'indagine fu il risultato di un attacco di prurito e di una coincidenza. Dopo che la Contessa era partita per Allerslev, Pauline si sent inutile. Era chiaro che ora toccava a lei scoprire qualcosa: peccato che non sapesse cosa, e tanto meno come. In mancanza di idee brillanti, and a farsi un giro in giardino, ricavandone solo un costante prurito sul polpaccio, sotto lo stivale. Un paio di volte cerc di risolvere il problema grattandosi col tallone, ma l'irritazione si intensific fino a diventare insopportabile. Lungo la scalinata che conduceva al portone, Pauline si ferm, si tir gi la lampo dello stivale, e si appoggi con l'altra mano alla cassetta delle lettere, a destra dell'ingresso. Era imbarazzante, ma sempre meglio che sedersi sulle mattonelle bagnate. Cos per caso not che il lato inferiore della cassetta aveva qualcosa di anomalo. Le sue pareti erano state ricostruite; Pauline si chin e guard dal basso verso l'alto. A ognuna delle sue estremit era incollato uno slot per hard disk, in modo che vi si potessero inserire di nascosto due dischi.

40.

Il sabato fu una giornata frustrante per Konrad Simonsen e la sua indagine. La pessimistica profezia di Arne Pedersen sull'inondazione di falsi messaggi, in risposta alla pubblicazione delle fotografie delle vittime di Bagsvrd, rispose pienamente alla prova dei fatti. Gi venerd sera, un fiume di chiamate intas i centralini della Polizia di tutto il Paese, e in particolare quelli della Questura di Copenaghen. In larga parte era gente che cercava di consegnare ai poliziotti informazioni fuorvianti sugli uomini assassinati. Alcune erano facili da smascherare, ma certo non tutte, perci il lavoro di riconoscimento delle vittime and per le lunghe. L'unica eccezione fu il signor Nordovest, che venne identificato con certezza come Thor Gran, architetto di cinquantaquattro anni di rhus. Due studenti di architettura si erano rivolti personalmente alla stazione di Polizia di Lyngby portando il numero di aprile 1999 della rivista specializzata Arkitekten, in cui compariva un articolo sul recupero edilizio e sulla teoria della ristrutturazione scritto da Thor Gran. Anche un profano avrebbe saputo rintracciare una somiglianza fra la foto sulla rivista e il ritratto ricostruito da Elvang. Con l'identificazione di Gran, mancavano all'indagine solo i nomi del signor Nordest e del signor Sudest. Konrad Simonsen era tornato a casa convinto che li avrebbe scoperti al suo arrivo il giorno dopo, un ottimismo causato forse dal fatto che il commissario non era a conoscenza di un "piccolo dettaglio": al telefono, i due studenti di architettura erano stati respinti come testimoni inaffidabili per tre volte, e solo la loro testardaggine aveva consentito alla Polizia di raggiungere quel risultato. Il sabato mattina Konrad Simonsen si present al lavoro solo verso le 11,00. Aveva utilizzato le prime ore della giornata per mettere un indispensabile ordine in una sfilza di questioni private, che per via della pressione sul lavoro aveva rimandato di una settimana. Giunto in ufficio, si arm di una tazza di caff e di un sacchetto di croissant, si piazz dietro la scrivania e inaugur la giornata con una telefonata a sua figlia. Lui e Anna Mia avevano un appuntamento per andare al cinema quella sera, e voleva perci sapere dove e quando avrebbero dovuto incontrarsi, prima di buttarsi a corpo morto nell'indagine. Il suo telefono di servizio era muto. Stupito, pigi inutilmente i tasti un paio di volte, poi estrasse il cellulare dalla tasca interna della giacca. Era spento. Lo aveva staccato dopo che, nel corso della notte, era stato chiamato parecchie volte da persone a caso che non volevano fare altro che svegliarlo, e aveva dimenticato di riaccenderlo la mattina. Grave errore. Lo riattiv, attese il segnale e ricevette una telefonata subito dopo il contatto. Una donna, o pi probabilmente una ragazza, gli disse ridacchiando che in uno dei ritratti pubblicati aveva riconosciuto suo fratello maggiore. In sottofondo si udivano chiaramente urla e risate. Senza rispondere, il commissario interruppe la comunicazione, ma un secondo dopo ne ricevette una nuova. Stavolta era un uomo, che sosteneva di aver visto uno dei ricercati l'anno prima in un campo di calcio allo stadio di Brnby. Simonsen spense di nuovo il cellulare e si rec nell'ufficio di Arne Pedersen, sulla cui porta c'era un biglietto che lo dirottava da Poul Troulsen. L'ufficio di quest'ultimo era senza dubbio il pi accogliente di tutto il Dipartimento. Durante la sua lunga vita professionale Poul Troulsen era riuscito ad arredarlo in modo tale che ricordasse pi il soggiorno di una casa privata che un luogo di lavoro. Dulcis in fundo, vi aveva aggiunto un gigantesco televisore a schermo piatto, che era stato presumibilmente acquistato come tabellone informativo per la mensa, ma che per un increscioso malinteso burocratico era finito sulla parete del suo ufficio. Una soluzione di cui erano tutti soddisfatti, visto che nessuno voleva rovinarsi il pasto con le inutili comunicazioni della dirigenza. In compenso, ora avevano tutti a disposizione un posto in cui incontrarsi, dove di tanto in tanto potevano assistere agli irrinunciabili eventi sportivi nazionali. Un posto ospitale, soprattutto.

Quando Konrad Simonsen entr in ufficio, Poul Troulsen era sdraiato sul divano a vedere un cartone animato e Arne Pedersen se ne stava stravaccato in poltrona a leggere una rivista di pronostici. Nessuno dei due fu particolarmente solerte nell'interrompere la propria attivit all'arrivo del capo. Konrad Simonsen disse: "Ma che diavolo sta succedendo qui?" Poul Troulsen spense la tv e rispose: "Niente, sto solo pensando a quanto sono insignificanti i cartoni animati moderni in confronto a quelli che vedevo da bambino. Un vero peccato". Arne Pedersen mise da parte la rivista e spieg: "Met della popolazione del Paese ha avuto la pessima idea di telefonare alla Polizia. Le nostre linee sono andate in tilt: non ci si pu collegare n in entrata n in uscita". Konrad Simonsen domand confuso: "Com' possibile?" "Be', la societ moderna  vulnerabile in molti modi. Naturalmente dicendo `met della popolazione' ho esagerato: in realt bastano poche migliaia di persone per superare la nostra capacit di ricezione telefonica, e ora mi riferisco ai commissariati di tutto il Paese, non solo al Quartier Generale di Copenaghen. Abbiamo appena ascoltato al notiziario un esperto di telecomunicazioni, il che spinger molta altra gente ancora a telefonare." "Mi stai dicendo che le linee sono bloccate anche nelle altre stazioni di Polizia?" "Pi o meno, a seconda delle zone, ma nessuno ha un'idea generale della situazione." "E i dirigenti? Ne sono informati?" Poul Troulsen si era messo seduto sul divano. Con cupo sense of humour rispose: "Come no, abbiamo messo una lettera nella cassetta postale". Konrad Simonsen gli lanci uno sguardo adirato. Arne Pedersen disse: "Il capo della Polizia  a una conferenza a Londra. Il questore  a una festa di nozze d'oro a Falster". "Quindi non c' nessuno che provi a fermare questa follia?" "Non ne ho idea.  solo nell'ultima mezz'ora che la cosa  diventata davvero insostenibile. Tre quarti d'ora fa i telefoni funzionavano, ma il tempo d'attesa per le chiamate in entrata era assurdamente lungo. Eravamo al centralino..." Poul Troulsen lo interruppe: "Call center. Ricordati che si chiamano `call center'. Il centralino  roba vecchia, risale alla notte dei tempi, a quando le cose funzionavano". Konrad Simonsen lo redargu seccato: "Ora devi finirla, Poul. Se non hai voglia di dare un contributo sensato, vattene pure a casa. Continua Arne". "S... purtroppo non  che ci sia molto da aggiungere. Se non che uno o pi, fra i nostri colleghi, ha soffiato sul fuoco distribuendo a destra e manca i nostri numeri di telefono privati e messo in internet quelli dell'ufficio, ma questo l'avrai gi scoperto, no? Io e te siamo sulla lista, mentre Poul, la Contessa e Pauline hanno dato un numero a caso. Vuoi vedere uno dei siti che hanno pubblicato i nostri dati?" Konrad Simonsen scosse la testa. Poul Troulsen intervenne, stavolta in modo costruttivo: "Sono andato a comprare dodici kit di accessori per cellulari. Sono nell'ufficio di Arne. Sostituisci la tua carta Sim, Konrad, e scrivi il tuo nuovo numero sul tabellone". "Bella pensata, ma pu aspettare. Hanno detto altro, al centralino? C' qualche idea in circolazione da quelle parti?" "Neanche la pi vaga. Girano in tondo come polli decapitati, sfoggiano un linguaggio tecnico, ma in realt sono impotenti come il resto della baracca. La situazione potr migliorare solo se la gente smetter di telefonare." "E cio quando?" Poul Troulsen scroll le spalle rassegnato. Konrad Simonsen cerc Arne Pedersen con lo sguardo. Anche lui era a corto di parole e di idee. Scosse la testa scoraggiato e chiese: "Allora che facciamo, lasciamo perdere e basta?" La domanda era retorica. Nessuno dei due uomini rispose, ma entrambi evitarono lo sguardo del capo. Konrad Simonsen rimase un attimo in silenzio in mezzo a loro; poi all'improvviso se ne and,

senza dire una parola. Pass un'ora prima che tornasse in ufficio, dove l'atmosfera non era poi cos diversa da quando l'aveva lasciato. Poul Troulsen stava sfogliando disinteressato una pila di documenti; Arne Pedersen si era fiondato di nuovo sulla sua rivista di pronostici. Konrad Simonsen infuse loro una scintilla di vita quando comunic: "Fra poco sar tutto risolto. Possiamo contare sul ripristino delle linee di comunicazione nel giro di una o due ore. Utilizziamo questo lasso di tempo per capire come organizzare le informazioni sul signor Nordest e il signor Sudest, quando ricominceranno ad arrivare messaggi seri. Dobbiamo calcolare che ci vorr almeno un giorno ancora per fare piazza pulita di tutto questo casino. E poi voglio sapere a che punto siamo con Thor Gran. Infine, vi pregherei di rimettere le normali carte Sim nei vostri cellulari". Arne Pedersen domand sorpreso: "Che cosa  successo? Perch la gente ha smesso di telefonare?" "Non ha smesso del tutto, non ancora, ma ci sono potenti segnali in questo senso. Allora, ci rimettiamo al lavoro?" Poul Troulsen ignor l'invito e accese la sua tv. Individu il canale del telegiornale, dove l'immagine in versione pi giovane di Konrad Simonsen occupava met dello schermo. Una presentatrice con un lieve difetto di pronuncia stava chiedendo: "Ma la Polizia non tiene conto del fatto che la gente se le possa inventare, queste storie?" La linea telefonica gracchiante copr solo a malapena l'irritazione di Konrad Simonsen: "Senta, ma non ha capito che cosa le sto dicendo? Non me ne importa un bel niente del suo tener conto e non tener conto. Mi dica cosa farebbe se tornando a casa qualcuno la aggredisse". "Sono io che pongo le domande qui." "No, non  cos. Lei  quella che ha subito un furto con scasso.  quella cui hanno portato via il figlio, o la cui macchina  stata investita in pieno da un tizio che guidava in stato di ebbrezza. Che cosa farebbe in questi casi?" La pausa dur due secondi di troppo. Due secondi eloquenti, resi ancora pi significativi dall'interruzione del contatto telefonico, e dunque dell'intervista, da parte di Konrad Simonsen.

41.

La domenica si scaten l'inferno. Cinque uomini condannati a morte fissavano i lettori dalla prima pagina del Dagbladet. Ciascuno di essi era stato ripreso negli ultimi istanti di vita, tranne uno solo, fotografato post mortem. La robusta corda di nylon blu era ben evidente intorno al collo di ognuno. I loro occhi trasudavano angoscia, e spinsero la tiratura del giornale alle stelle, obiettivo che non era mai stato raggiunto, neppure in occasione del pi celebre scandalo di corte. Dalla redazione, nessun cenno di piet, visto che gi il titolo era una netta presa di posizione contro gli sventurati: iL giorno deL giudizio, scritto a lettere cubitali nere. Per l'occasione, inoltre, al giornale era stato allegato un inserto di otto pagine, un fotomontaggio in cui le sequenze video che aveva ricevuto Anni Staal, erano state impresse fotogramma per fotogramma, in modo che nessuno di quei ripugnanti dettagli potesse sfuggire ai lettori. Anni Staal e il direttore della casa editrice aspettavano fuori dall'entrata principale del loro luogo di lavoro. Erano le 9,00 passate, e la strada appariva deserta, nebbiosa e grigia nel freddo mattutino. Anni Staal fece un terzo tentativo: " sicuro che io non possa partecipare?" Il suo capo supremo trattenne uno sbadiglio: era stata una lunga notte, e ora era stanco. "Piantala, Anni. S, ne sono sicuro. Fatti vedere un attimo, poi torna a casa. Non devono assolutamente pensare che tu ti stia nascondendo. N voglio rischiare che ti prendano di mira, che si inventino qualcosa per danneggiarti. Comunque ora raccontami dell'atmosfera." "Quale atmosfera?" "L'atmosfera in redazione, fra la gente, in giro. Si dice che tu riesca a sentire crescere l'erba." Anni Staal rifiut il complimento. Era troppo pesante. "Si dicono tante cose, ma il nostro sito  incandescente. Abbiamo superato il giro di boa dei centomila contatti, e siamo appena all'inizio.  stato convocato tutto il Dipartimento di Informatica per far fronte alla pressione. Hanno scalato il nostro videoserver gi tre volte per ridurre il tempo d'attesa." Al direttore non interessavano i dettagli tecnici. "Fantastico fantastico, ma la gente che ne pensa? Voglio dire, che reazione ha avuto alla vista delle sequenze video?  piaciuto il nostro titolo, abbiamo colpito nel segno?" "La clip con quel tizio nel minibus, Thor Gran, ha incattivito gli animi. Sa, quella dove lui decide di papparsi il piccolo..." "Sta' zitta! Non voglio pi sentire quella frase. Mai pi." "Ecco, lei  nella media:  cos che reagisce la quasi totalit della gente." Il direttore disse stizzito: "Cambiamo argomento". Anni Staal lo ignor. "Thor Gran si  appropriato del linguaggio dei bambini: ha reso sporca una cosa pulita. Ora lei non riuscir pi a usare quelle parole. Anzi, non ce la far neppure a pensarci." "Sei diventata anche psicologa?" "No, ma ho parlato con uno che lo ." "Ok, forse hai ragione. In ogni caso  rivoltante." "Ma anche emblematico. La compassione spontanea della gente va a farsi benedire. La prossima volta che qualcuno vedr un'impiccagione, lo far con sguardo duro e con tacita, se non aperta, approvazione. Sto ricevendo una caterva di mail a questo proposito." "Oddio, la libert di parola esiste per essere usata, e nella Costituzione non sta scritto da nessuna parte che bisogna a tutti i costi condannare l'omicidio."

"Le assicuro che molti non condannano un bel niente, tutt'altro. C' da dire che a scrivere ai giornali sono sempre i pi esagitati. Tuttavia credo che in generale la gente non si strugga di dolore per le cinque vittime, non so se mi spiego... E sono anche sicura che molti decidono da che parte stare quando si accorgono che non riescono a scacciare dalla mente quella frase, proprio come ha fatto lei. Quella frase che non vogliono ripetere, che vorrebbero dimenticare." Il direttore fece un sorriso tirato. Poi diede uno sguardo all'orologio e desider ardentemente il suo divano; lanci un'inutile occhiata indagatrice alla strada, dove non avvist nulla. Rimasero per un po' in silenzio, poi lui riprese la conversazione: "Sei riuscita a mantenere segreta la notizia fino all'ultimo?" Anni Staal esit un secondo prima di rispondere. "Non saprei, credo di s. D'altra parte abbiamo fatto sforzi enormi. Ieri sera la vendita al dettaglio nelle edicole di Copenaghen  stata sospesa, ed  stata messa gente fidata a sorvegliare i giornali che venivano caricati sui treni notturni per la provincia. Inoltre nessun collaboratore semplice ha avuto il permesso di portarsi il giornale a casa, quindi lo choc ha colpito ogni angolo del Paese pi o meno contemporaneamente. Aveva paura di una diffida?" "Non proprio paura, ma le tue parole non sono state molto chiare, Anni. C' stata o no una fuga di notizie, nonostante i nostri sforzi?" "Non lo so esattamente. In ogni caso la Polizia  stata colta di sorpresa, e molti degli agenti meno coinvolti nel caso si chiedono come mai, ogni volta che succede qualcosa di importante in relazione agli assassini di pedofili, la pubblica amministrazione si affanna a parlare di coincidenze.  evidente che non  il commissario Simonsen a premere sull'acceleratore. E di sicuro non  stato avvertito il ministro della Giustizia. Ho ascoltato il giornale radio delle 9,00, e a quell'ora stava passando sotto le forche caudine di diversi giornalisti urlanti a Christianborg. Ha sparato le peggiori cazzate." "Poveretto, prima viene scavalcato e subito dopo massacrato." "I politici sono prede di caccia selvaggia tutto l'anno, e il sangue di un ministro  uno dei liquidi pi preziosi che si possa spremere da una storia. Questo genere di fluido d prestigio personale, e spesso anche aumenti di stipendio. Lei l'ha avuto?" "No, sono insensibile agli scribacchini ingordi. Ma ora dimmi perch prima sei stata un po' incerta." "Nessun motivo concreto. Credo solo che l'incontro di oggi sia stato organizzato troppo in fretta. Non deve sottovalutare Helmer Hammer, che ha amici potenti. Molto potenti." "Qual  il nesso?" "Forse nessuno, ma non possiamo essere ciechi di fronte al fatto che le correnti di opinione, per cos dire, che abbiamo visto negli ultimi giorni, ogni tanto pestino i piedi a qualcuno. Per esempio, circolano voci secondo cui il settore turistico potrebbe diventare economicamente responsabile per quei viaggiatori che nel corso delle loro vacanze dovessero avvicinarsi troppo ai bambini del posto." Il direttore non ne fu impressionato. "Il settore turistico, ma smettila!" "O le banche, per i trasferimenti via internet di materiale pedopornografico. C' anche un'altra idea in voga, che sta trovando sempre pi riscontri... ma vedo che stanno arrivando i suoi ospiti." Anni Staal indic il taxi che aveva appena svoltato l'angolo. Dovette sospingerlo delicatamente in avanti, per indurlo a guardare. Anche Helmer Hammer diede una spinta, tutt'altro che delicata, a Poul Troulsen, per ammonirlo delle parole grosse che aveva pronunciato su un comitato di benvenuto di dubbia qualit. Il funzionario di Stato si sporse in avanti e constat, attraverso il finestrino del taxi, che tuttavia il suo compagno di viaggio aveva ragione, sempre ammesso che due persone potessero essere definite un comitato. Poi strizz gli occhi e represse uno sbadiglio. La domenica era appena cominciata, ma lui era in piedi gi da pi di cinque ore.

Alle 3,30 aveva squillato il telefono, e una voce che conosceva, ma che non avrebbe in nessun modo dovuto contattarlo a casa, lo svegli completamente. La donna che lo aveva tirato gi dal letto usava due nomi diversi. Uno per la sua professione di alto livello nel mondo della borsa, l'altro era destinato ad attivit pi mondane. Lui era una delle poche persone che li conosceva entrambi. E sapeva anche che, se un uomo era in possesso di un discreto patrimonio e dei contatti giusti, poteva acquistare i suoi favori per tutta la giornata, e la donna valeva ognuna delle corone che chiedeva. Hammer ascoltava, e contemporaneamente pregava le potenze celesti che ci fosse una spiegazione plausibile per quella telefonata, che era in contrasto con qualsiasi etica professionale. Venne esaudito. La donna aveva una copia del Dagbladet per lui. Il suo attico era nei paraggi, cos si incontrarono a met strada. Lui ebbe il giornale e pure un bacio sulla guancia. A quel punto sapeva di dovere alla signora un grosso favore, anche se lei era troppo intelligente per dirglielo apertamente. La parola d'ordine nelle ore successive divenne damage control, e per Hammer fu solo una magra consolazione che la procedura gli desse un legittimo motivo per interrompere il sonno notturno di una lunga sfilza di altre persone. Gradualmente, chiamata dopo chiamata, riusc ad avere una certa padronanza della situazione. Quando and a prelevare Poul Troulsen col taxi, perci, era di umore accettabile e aveva l'energia sufficiente per arginare la furiosa logorrea con cui il poliziotto lo aveva salutato. "Lo dico senza giri di parole: se ha intenzione di massacrare Simonsen, pu andare a farsi friggere, non importa quanto  potente. Non conti un solo secondo su di me." L'uomo era, a dir poco, non proprio ligio al principio di autorit. Helmer Hammer rispose pacatamente: "Non  questo il caso. Ho tutt'altre intenzioni, come ho avuto modo di spiegare anche al telefono". "Odio me stesso per aver agito alle sue spalle. Perch tutta questa fottuta segretezza?" "Il suo capo  brillante nelle indagini e pessimo nei rapporti con la stampa. L'ultima cosa di cui ho bisogno ora  che si avventi contro il Dagbladet. Inoltre, tutto ci che riguarda la Polizia pu essere risolto a un livello gerarchico pi basso, ovvero da lei." Poul Troulsen apprezz la schiettezza di Hammer e si rilass un poco. "Che cosa sta facendo Simon ora? Dov'?" "Sta dormendo nel suo letto, privilegio che si  senz'altro meritato e di cui aveva fortemente bisogno." Poul Troulsen annu. Era difficile non apprezzare l'uomo. "Come ci  arrivato?" "Sono stato fortunato." Procedettero per un tratto in silenzio. Poi Poul Troulsen domand: "Perch proprio io? Fra l'altro non sopporto quella spandimerda". "Perch lei abbaia ma non morde. Perch conosce il suo ruolo e sa tenere a freno la lingua. E perch l'agente che chiamate `la Contessa'  a Odense." Poul Troulsen esib un sorriso innaturale. Procedettero per un altro paio di strade. Poi fu il turno di Helmer Hammer di spezzare il silenzio. "A cosa sta pensando?" "Al fatto che anche la schiettezza pu essere sfiancante. Lei  sempre cos diretto?" Il funzionario di Stato evit di rispondere. Trasmettevano il giornale radio e si misero entrambi in ascolto. Il momento clou della trasmissione era una breve intervista col ministro della Giustizia, la cui imbarazzante ignoranza non pot essere nascosta neppure dalle forbite espressioni linguistiche che usava. Poul Troulsen comment: "Che buffone". Helmer Hammer fu meno drastico. Poteva considerare la scelta del ministro della Giustizia l'unico fallimento della sua carriera, ma era stata una conseguenza del suo tagliarsi fuori dal mondo esterno.

" un sopravvissuto. Forse il pi resistente di tutti loro." Il taxi era in dirittura d'arrivo. Poul Troulsen disse, con aria di sfida: "Si  mai vista una roba del genere? Un comitato di benvenuto formato da giornalisti di tabloid necrofagi". Helmer Hammer prov a zittirlo con una gomitata. Senza effetto. "Spremer quella brutta strega come un limone." "Invece no, se ne star zitto e buono. La sottile arte della diplomazia non  roba per lei." Il taxi si ferm. Helmer Hammer aggiunse: "Uomini pi importanti di lei hanno dovuto rimangiarsi quelle parole". Dopodich assunse un'aria di circostanza e scese dalla macchina. I due uomini furono condotti nello stesso luogo d'incontro in cui Anni Staal, il venerd sera, aveva presentato i suoi video-clip. Alla tavola apparecchiata con cura, li aspettava seduta una donna sui trent'anni. La consulente legale del Dagbladet si alz e strinse loro la mano. Poi torn a sedersi e ad aspettare. Poul Troulsen prov subito una certa solidariet nei suoi confronti. Era evidente che anche a lei era stato assegnato un ruolo di secondo piano. I due attori protagonisti chiacchieravano del pi e del meno, mentre si servivano al buffet; la donna si limit a prendere un bicchiere di succo, Poul Troulsen una tazza di caff. Dopo tre panini e un croissant, il direttore si degn finalmente di aprire la discussione. "Questo incontro  stato richiesto da parte vostra, pertanto la cosa pi logica sarebbe che cominciaste voi a dirci in che cosa possiamo aiutarvi." Helmer Hammer reag in maniera insolitamente dura: "Per favore lasciamo perdere queste sciocchezze: non crede che il suo giornale ci debba una spiegazione?" Poul Troulsen aggiunse del suo, nonostante l'imperativo di tenere la bocca chiusa. "Questo  un esempio lampante di detenzione di materiale probatorio, e voi..." Non and oltre. Helmer Hammer lo blocc con un gesto della mano che con sua stessa meraviglia lo mise in riga immediatamente, perci la frase rimase sospesa nell'aria. Ma il loro ospite fu abile a riprendere il filo del discorso. Guard perentorio la sua collaboratrice. "Forse dobbiamo discutere in primo luogo del materiale probatorio. Cosa ne pensi?" La donna era d'accordo. Nei dieci minuti successivi si lanci in un farraginoso discorso giuridico cui nessuno prest attenzione. Alla fine, concluse trionfante: "Fra l'altro, gi nel corso della notte fra venerd e sabato, abbiamo spedito le sequenze video con una lettera di accompagnamento al commissariato di Store Kongensgade. Il materiale  stato consegnato alle 2,00 circa. Nella lettera si sottolinea che il video potrebbe essere di grande importanza per le indagini della Polizia sulla strage di pedofili, cosa che fra l'altro non eravamo tenuti a comunicarvi". "Ha una copia della lettera?" Prima che qualcuno arrivasse a dire " solo un proforma", la donna trov due esemplari fra le sue scartoffie e li porse agli ospiti. Poul Troulsen e Helmer Hammer ringraziarono. Il direttore si vers soddisfatto una tazza di caff e con galanteria offr il bricco alla sua consulente, che rifiut con un cenno del capo. Gli ospiti si immersero nella lettura. Il documento era lungo, contorto e inutilmente complicato. Concetti che si sarebbero potuti spiegare in otto righe, venivano diluiti in tre facciate e mezzo, e il lettore doveva arrivare a pagina due per avere una ragionevole chance di farsi un'idea del contenuto della comunicazione. Helmer Hammer fu il primo a finire di leggere. "Bene. State pur certi che questa roba  finita nel mucchio. Non vi siete neppure presi la briga di mettere la vostra intestazione sulla carta da lettere." La consulente legale protest debolmente. "Dev'essere stata una svista, del resto era molto tardi. Ma per come la vedo io, noi abbiamo informato la Polizia con tempismo e scrupolosit." Helmer Hammer rispose alla donna, ma con lo sguardo fisso sul direttore: "Forse s o forse no. Finora sono state uccise sei persone, e niente ci garantisce che la catena di morti non continui. Dovesse emergere in futuro che questo... come dire, ritardo, potrebbe costare la vita ad altra gente, vi giuro che il

vostro comportamento verr esaminato in un processo, presumibilmente molto, molto lungo". Il direttore non aveva l'aria di qualcuno che fremesse dalla voglia di subire un processo "molto, molto lungo". Si muoveva a disagio sulla sedia, al contrario della sua collaboratrice, che stava dando aria alla sua dentatura bianco-artificiale aprendo la bocca in un ampio, speranzoso sorriso. Il passo successivo toccava a Helmer Hammer. Dalla tasca interna della giacca estrasse un foglio di carta. Poul Troulsen not che era scritto a mano e non sembrava particolarmente lungo, ma non fece in tempo a decifrarne il contenuto. Il direttore lesse, impallid e tacque per un po' di tempo. Infine domand: "Che cosa vuole?" Helmer Hammer si riprese il foglio e disse con calma, ma senza mezzi termini: "Una copia conforme registrata delle conversazioni che Anni Staal avr con i lettori alle 12,00, incluso l'accesso ai dati delle persone che forniranno informazioni relative agli uomini assassinati. A parte questo, la collaborazione attiva e incondizionata di Anni Staal con Poul Troulsen nelle prossime ore". Il viso del direttore aveva assunto ora un colore malaticcio, e la sua voce si alz di un'ottava: "Lo escludo categoricamente. Non siamo abituati a trasmettere i nomi dei nostri..." Si interruppe nell'istante in cui Helmer Hammer prese il telefonino e cominci a smanettare sui tasti. Rassegnato, il direttore si rivolse alla consulente legale. "Ti ringrazio. Sei stata proprio d'aiuto." Ci volle qualche minuto prima che la donna si rendesse conto di essere stata messa alla porta. Quando ci le fu chiaro, la consulente raccolse tutte le sue carte in fretta, e abbandon la stanza, voltando le spalle e senza salutare. Gli uomini aspettarono che se ne andasse. Non appena la porta si chiuse, si alz anche Helmer Hammer. "Credo che scapper anch'io, lascio a voi la cura dei dettagli. Sono sicuro che troverete una soluzione ragionevole. Poul, ti spiace farmi un colpo di telefono fra una mezz'ora, quando vi sarete accordati?" La sua caustica arroganza bruciava. Il direttore non era assolutamente abituato a essere trattato come uno a cui si lascia "la cura dei dettagli". In mancanza di alternative realistiche, si costrinse a ingoiare l'umiliazione.

42.

Il contributo di Konrad Simonsen agli avvenimenti della domenica mattina fu inesistente. Pass il tempo a dormire. Se si considerava il carico di lavoro che lo aveva oppresso la settimana precedente, non c'era nessuno che gliene potesse fare una colpa, soprattutto tenendo conto della sua et. Il che fu esattamente ci che fece sua figlia Anna Mia, quando sgattaiol nella camera da letto del padre e spense la sveglia che era stata puntata alle 6,00. La luna brillava nitida fuori dalla finestra, e la sua luce furtiva illuminava il viso del commissario; Anna Mia rimase a lungo a osservarlo, seduta sul bordo del letto. Il suo respiro la preoccupava: era pesante e affannoso, inframmezzato a tratti da una sorta di apnea. Quel sibilo l'angosciava, tanto che si ripromise di verificare al pi presto la terapia che suo padre stava seguendo per il diabete. E quante sigarette al giorno fumasse. Dopo un certo lasso di tempo, il respiro di Konrad Simonsen riprese un ritmo pi regolare. Sua figlia gli accarezz delicatamente una guancia e gli rimbocc il piumone, prima di uscire dalla stanza. Erano passate le 10,00 quando il capo della Sezione Omicidi, assonnato e confuso, varc la soglia del soggiorno, dove la ragazza e il suo ex capo lo stavano aspettando pazientemente per la colazione. Anna Mia attacc prima ancora che suo padre avesse aperto gli occhi del tutto: "Sono successe un sacco di cose in mattinata, ma noi ci siamo coalizzati tutti contro di te e ti abbiamo lasciato dormire. Cio io, Kasper e quell'Hammer". Gli vers il caff e gli accese una sigaretta. Cosa, quest'ultima, mai successa prima. Konrad Simonsen inal il fumo avidamente, mentre Kasper Planck continuava: "Tutte le vittime sono state ora identificate con un margine di sicurezza del cento percento. C' stata una conferenza stampa sul tema, ma prima leggi qui". Anna Mia gli mise il Dagbladet sotto il naso. Ci si era seduta sopra. Konrad Simonsen fiss il giornale a bocca aperta. Gli concessero un po' di tempo per leggere, tuttavia la prima domanda del commissario dimostr che non era ancora proprio sveglio: "Perch non so niente di questa storia?" Kasper Planck parl senza peli sulla lingua: "Sei stato provvisoriamente messo in quarantena. Non per farti fare la figura del cretino, ma... Insomma, sei stato scavalcato, messo in castigo". "Questo comincio ad afferrarlo. E poi?" "Helmer Hammer mi ha telefonato stamattina, o forse era ancora notte, e abbiamo deciso all'unisono che sarebbe stato meglio per tutti se tu ti fossi concentrato sul tuo riposo. Avrai una lunga giornata. Cos ho chiamato Anna Mia e ho avuto la fortuna di trovarla. Se ho capito bene, ieri siete stati al cinema. Spero che abbiate visto un bel film." Stavolta rispose Anna Mia. "S, era un bel film. Io piangevo, pap ronfava." Konrad Simonsen grugn irritato e si alz. "Voglio dare un'occhiata ai video." "Non vuoi prima mangiare qualcosa, pap? Ti abbiamo comprato le tartine al formaggio." Non voleva. Tornato al tavolo, non comment ci che aveva visto, ma sul viso gli si dipinse un'espressione grave. Mentre mangiavano, Kasper Planck pass in rassegna gli eventi della mattinata in modo pi dettagliato. Konrad Simonsen ascolt senza interrompere, e sia Planck sia Anna Mia constatarono sollevati che aveva sorriso nell'apprendere che sua figlia aveva manomesso la sveglia. Nonostante tutto, non se l'aspettavano. Pochi minuti pi tardi, quando lo sentirono fischiettare in bagno, fu chiaro a tutti il successo dell'operazione. Prima che Anna Mia sparecchiasse la tavola, brindarono per scherzo con le tazze di caff, poi Kasper Planck si mise al computer a esaminare per l'ennesima volta le sequenze video.

Camminava a fatica, al momento di andarsene. Anna Mia si conged non appena suo padre riapparve in soggiorno, vestito di tutto punto. Entrambi gli uomini ricevettero un bacio, e Kasper Planck insistette per regalarle un buono taxi da un blocchetto che aveva sgraffignato nel Dipartimento Contabilit della Questura. Secondo lui, infatti, le volanti ordinarie non erano all'altezza degli standard pi avanzati in fatto di mezzi trasporto. Quando i due uomini rimasero soli, si sedettero di nuovo al tavolo. "Certo che l'hai presa davvero bene, Simon." Il commissario non rispose subito. Guard fuori dalla finestra, in alto, lungo tutto l'arco del cielo, fin dove arrivava lo sguardo. Una massa di nuvole nere avanzava vorace da ovest verso lo spicchio di cielo azzurro sopra di lui. Presto sarebbe piovuto. Il commissario pens che per la prima volta da tempo immemorabile, non vedeva l'ora di andare al lavoro: il sonno era un magnifico toccasana. Si concentr quindi sul suo indesiderato ospite e disse: "Helmer Hammer mi piace, e poi comunque non mi avete dato molte chance. Secondo i miei calcoli avete avuto anche un vantaggio di diverse ore". " innegabile, ma ora basta parlare di questo. Che cosa mi dici dei video?" "Un mucchio di cose. La prima e pi importante di queste  che non avrebbero mai dovuto renderli pubblici. Sono disgustosi, in tutti i sensi." "S,  un aggettivo che ho incontrato gi un paio di volte, insieme a una caterva di variazioni sul tema: diabolico, perverso, ripugnante, schifoso, raccapricciante, per citarne alcuni dei pi gentili." "Incontrato dove?" "Nei commenti dei lettori, che sono gi centinaia." "Alla maggior parte dei cittadini non interessa l'omicidio, il che non dovrebbe sorprenderti. Che cosa pensi in proposito?" "Che lo sdegno non  diretto contro gli assassini, ma quasi esclusivamente contro Thor Gran per la sua... scelta del terzo bambino. Persino tua figlia ha reagito nello stesso modo." Konrad Simonsen annu dubbioso, sentendosi impotente. Come capo della Sezione Omicidi non era responsabile  ci mancherebbe  delle reazioni del pubblico, e di fronte a quella gigantesca distorsione collettiva dei fatti cosa mai poteva fare, se non sperare che il fenomeno si ridimensionasse da solo? Oltre a fare il proprio lavoro, questo era ovvio. Disse distrattamente: "Certo che  stato brutto anche ascoltarlo". Kasper Planck lasci cadere la questione e replic con ottimismo: "In ogni caso ora abbiamo un elemento solido su cui lavorare, perci rimbocchiamoci le maniche al Quartier Generale. La mia sincera opinione  che finora tu abbia svolto un eccellente lavoro di indagine, anche se saranno i prossimi giorni quelli in cui dovrai dimostrare di cosa sei realmente capace". "Io non devo dimostrare proprio niente, e visto che sono stato tagliato fuori dal caso per tutta la mattina, una mezz'ora in pi o in meno non credo cambier nulla. Potresti invece raccontarmi che cosa hai scoperto quando sei andato a farti una birra al chiosco di quell'extracomunitario, a Bagsvrd Hovedgade. Non si pu certo dire che tu sia stato molto esaustivo in proposito, e le due volte che ho avuto il tempo di telefonarti, mi sei sembrato mezzo ubriaco. Ma tu non volevi passarci troppe ore l dentro, a meno che non ci fosse qualcosa da scoprire, se ho ben capito. Era da tempo che volevo chiedertelo, e questa mi sembra un'ottima occasione per parlarne." Kasper Planck fece un rispettoso cenno di assenso col capo. "Diventi ogni giorno pi bravo, ma purtroppo non mi sono portato dietro i miei appunti, e la mia memoria non  del tutto, come dire..." "E tu invece diventi sempre peggio. Queste scemenze conservale per i pivelli, perci vedi di scioglierti la lingua. L'idea non era che il caso dovessi risolverlo solo tu." Il vecchio poliziotto in pensione chiuse gli occhi a fessura, e un sorrisetto astuto gli fior sulle labbra. Cominci a emettere una serie di strani suoni. Ci volle un po' di tempo, prima che Konrad Simonsen capisse che il suo ex capo stava canticchiando. Fu un'esperienza devastante.

"Smettila,  terribile. Cosa c' che non va?" "Lady in Red, una canzone di Chris de Burgh, mi pare. Non hai neanche un briciolo di cultura musicale?" "Ho un paio di orecchie, e ci che hanno sentito  mostruoso. Ma non puoi dire le cose in modo normale? Dimmi di questa donna in rosso, se  importante, ma solo a parole, grazie." Con voce monotona, Kasper Planck cominci a raccontare. "Il chiosco si trova in Bagsvrd Hovedgade ed  gestito da un tale che si chiama Farshad Bakhtsh. D'ora in poi lo chiamer semplicemente Farshad.  un uomo sui sessanta nato a Shiraz, in Iran. Si  laureato in Astrofisica e ha insegnato all'Universit di Teheran fino al 1984, anno in cui fugge dalla dittatura teocratica dell'Ayatollah Khomeini. In Danimarca nessuno si degna di prendere in considerazione la sua laurea, cosa di cui si rende conto dopo un paio d'anni. Si sposa nel 1988, e anche sua moglie  una profuga iraniana. Farshad  un uomo brillante e gentile, che negli ultimi vent'anni ha sfruttato le sue capacit intellettive per aggirare il fisco, cos i cittadini di Gladsaxe continuano a comprare la loro acqua tonica a un prezzo stracciato, e la sua famiglia pu sbarcare il lunario. Farshad ha tre figli maschi e due femmine, e inoltre  la persona che pi di ogni altra, finora, possiamo considerare amica di Per Clausen." Fece una breve pausa di riflessione. Konrad Simonsen aspett senza dire niente. "Sono diventati amici, il bidello e il gestore del chiosco. Accomunati, fra l'altro, dall'interesse per la matematica. Uno o due volte la settimana, Per Clausen va da Farshad e si siede nel retrobottega per fare due chiacchiere insieme a lui. In genere di sera, quando non c' quasi nessun cliente, ma il chiosco rimane comunque aperto fino a mezzanotte circa. Per Clausen  spesso ubriaco, anche se meno di frequente nell'ultimo anno, mentre Farshad non beve. Il loro primo incontro risale ad almeno sette anni fa. Molte delle loro conversazioni non hanno naturalmente alcun interesse per noi, ma alcune s. Per esempio, capita spesso che i due amici parlino di vendetta, vendetta per il suicidio della figlia di Per contro l'uomo che ha approfittato di lei. Questo per quanto riguarda Clausen, ma neanche Farshad scherza. Due delle sue sorelle e un fratello sono caduti nelle grinfie delle guardie della Rivoluzione islamica. Destino atroce, ti risparmio i dettagli pi cruenti. I due amici piangono insieme, accendono le candele nel giorno del compleanno dei loro cari o nell'anniversario della loro morte, e in queste occasioni il chiosco viene chiuso." Konrad Simonsen stava per interromperlo; il racconto rischiava di essere irrilevante sul piano penale, ma tutt'a un tratto Kasper Planck cambi il passo spontaneamente. "Dalla scorsa primavera si interrompono le conversazioni su Helene Clausen e sulla famiglia di Farshad. Per Clausen le evita, e se saltano fuori cambia subito argomento. Farshad non sa perch, ma  una persona molto sensibile e intuitiva, una bella persona in generale, che capisce e rispetta i nuovi segnali che arrivano dal suo amico. Contemporaneamente, avviene in Per Clausen un'evidente metamorfosi fisica, dovuta al fatto che riduce in maniera drastica il suo consumo di alcol. Per un certo periodo egli  quasi sempre sobrio, poi ricomincia a bere, ma molto meno di prima. La trasformazione non  graduale, ma secondo Farshad affonda le radici in un episodio accaduto a febbraio o marzo dello scorso anno." "La donna in rosso?" "Indovinato, Simon. Prima o poi doveva arrivare. E arriva. Letteralmente. Al chiosco, una sera alle 22,00 circa, mentre Per Clausen  sdraiato nel retrobottega perch non sta bene. Farshad ricorda che era sbronzo al punto da non riuscire a parlare. Quando finalmente si  ripreso, Farshad gli ha concesso di dormire sul divano e dopo l'orario di chiusura lo ha trascinato a casa. La donna  sui trent'anni, bella e ricca, secondo l'iraniano, e anche gentile, decisa, alla mano. Sveglia Per Clausen e se lo carica in macchina, senza che lui protesti. L'auto  una Porsche grigio argento, la donna indossa un tailleur di un appariscente rosso fuoco. Prima di andarsene, lascia un biglietto col suo nome, indirizzo e numero di telefono e raccomanda di chiamarla, se il bidello si ubriacher un'altra volta in quel modo. Purtroppo il

biglietto viene gettato via. In seguito Per Clausen evita di parlare della donna, tuttavia questa torna a prenderlo un'altra volta ancora, sempre in Porsche. In questa circostanza Clausen non  ubriaco, e sembra che i due abbiano un appuntamento. Inoltre uno dei figli di Farshad, Farroukh Bakhtsh, ha visto Per Clausen in macchina con la donna in un'altra occasione, ma sul giorno preciso purtroppo non abbiamo certezze." Kasper Planck tir quest'ultima frase per le lunghe, chiedendosi, mentre parlava, se avesse fatto il quadro completo della situazione. Evidentemente, s. "Questo  grosso modo ci che ho in mano. Vorrei poterti garantire che si tratta di elementi importanti, ma non  possibile. Farshad  un uomo disponibile, che aiuta volentieri la Polizia, ma solo con informazioni concrete. Si rifiuta invece di inoltrarsi in speculazioni sull'eventuale coinvolgimento del suo defunto amico nell'omicidio." Konrad Simonsen rifletteva. Infine disse: "La donna mi sembra una figura interessante, vorrei parlarci. Continua con Farshad, se ritieni che ci sia altro su cui indagare. Incarica qualcuno di scoprire quante Porsche grigio argento scorrazzano per la capitale e i comuni limitrofi, e cerca di capire se possiamo localizzare la donna lungo questo percorso. Metti un paio di agenti alle costole di vicini e personale della scuola, e bombardali di domande sulla macchina e sulla signora in rosso". "Questo l'ho gi fatto, inutilmente, ma torno volentieri a trovare Farshad, anche se credo che sia rimasto a secco di notizie. Intanto, potremmo andare insieme al Quartier Generale, giusto per capire a che punto siamo. Poi andr a Bagsvrd." " proprio quello che pensavo di fare", disse Konrad Simonsen, prima di alzarsi. Riposato e pieno di energia.

43.

La Contessa si era temporaneamente insediata in un ufficio del commissariato di Odense Midtby. Qualcuno buss alla porta, e fu subito invitato a entrare. Un agente condusse un uomo di stazza non comune nell'ufficio, e lo piazz davanti a lei. Il tizio aveva una delle due palpebre abbassata, difetto che conferiva al suo sguardo dimesso, quasi implorante, una sfumatura grottesca. Quando l'agente usc dalla stanza, la Contessa lasci l'uomo a sudare in silenzio un bel po' di tempo, prima di dare inizio all'interrogatorio. "Mi chiamo Nathalie von Rosen, e sono qui su incarico della Polizia Giudiziaria di Copenaghen. Le dico subito che lei  nella merda fino al collo, e lo stesso vale per suo fratello." Il labbro superiore dell'uomo trem, la risposta arriv a scatti. "Io ci ho pensato, e credo di volere un avvocato." "Lo capisco benissimo, dal momento che ne avr davvero bisogno. Sono appena tornata dall'ospedale dove ho parlato, se cos si pu dire, con la vostra vittima. Sa com',  difficile fare due chiacchiere con una mandibola spezzata." " stato un incidente." "Direi di s, certo. E per di pi molto serio. Polso rotto, due costole fratturate, naso fracassato, mandibola spezzata, come dicevo, calci e pugni su tutto il corpo, e di sicuro sto dimenticando qualcosa. A questo incidente, si aggiunge quello che ha tramutato l'appartamento dell'uomo in una discarica." Il gigante lottava con le lacrime. Si era gi dimenticato dell'avvocato. "Non sapevamo che quel film non era suo." "E se lo fosse stato, allora sarebbe stato giusto ridurlo a pezzi?" "Non sopportiamo i tipi come lui." "Certo che no.  un atteggiamento molto di moda questo, negli ultimi tempi, ma agli occhi della legge non fa nessuna differenza a chi appartenesse il famoso film. Mentre fa una grossa differenza il fatto che l'amico che avete malmenato non voglia sporgere denuncia. Sostiene di capire perch vi siete comportati cos, perci io non posso dire altro che quest'uomo, a quel che sembra,  un tipo molto tollerante." Una piccola speranza si accese negli occhi del gigante. "Non vuole denunciarci?" "Non vuole, no. Spera che possiate trovare un ragionevole accordo sul risarcimento per la sua casa distrutta. Ma se crede che questo le sia d'aiuto, pu scordarselo, perch in confidenza le dico che anche se la vittima non promuover alcuna azione legale contro di voi, lo far io al suo posto. Il che significa che formalmente se ne occuper il procuratore distrettuale, ma in pratica egli si muover secondo le mie indicazioni. E io vi smascherer per quello che siete: due squallidi picchiatori. E l'accusa  pesante: violenza efferata, per di pi premeditata ed esercitata nell'abitazione della vittima, tutte circostanze aggravanti. La mia attendibile ipotesi  che vi daranno almeno sei anni senza condizionale, ma questo naturalmente lo stabilir il Tribunale. Magari sarete fortunati, e ve la caverete con cinque anni." La previsione era approssimata per eccesso. La Contessa pens che il tipo non fosse molto ferrato in materia di diritto, e aveva ragione. L'idea dei sei anni di galera lo colp come una clava; confuso e implorante, l'uomo farfugli: "Ma ora che non c' pi una denuncia, perch vuole metterci in prigione? Gliel'ho detto,  stato un incidente, una disgrazia. Noi non siamo violenti".

"Se non siete violenti voi, davvero non vorrei conoscere qualcuno che lo ." Detto questo la Contessa si alz e si mise alle spalle dell'uomo. Soddisfatta di come le cose stavano procedendo. "Vuol sapere il perch della mia azione legale? Potrei parlare di affermazione del diritto, di giustizia e via discorrendo, ma la verit  che vi denuncio perch sono di cattivo umore." "Cosa? Sta dicendo sul serio?" "Esatto! Quando ho il morale a terra, divento intrattabile. Se non sto bene io, non devono star bene neppure gli altri. Il che  clamorosamente ingiusto, va da s, ma questa  la vita, ed  clamorosamente ingiusto anche che io sia di cattivo umore, non crede?" "Ma... ma certo, per... per..." "Lei non mi ha chiesto perch sono di cattivo umore." "In effetti no... mi scusi. Perch  di cattivo umore?" " gentile a domandarmelo. Stia dunque bene a sentire. Ieri ho spremuto come un limone una donna che da piccola  stata violentata dal padre. Un lavoro sporco, ma qualcuno doveva pur occuparsene, ed  toccato a me. Poi sono di cattivo umore per via dei giornali. Non mi piace ci che scrivono. E infine, ma non meno importante, sono di cattivo umore perch sono immersa fino al collo in un caso difficile che mi sta facendo sgobbare giorno e notte. Non  un vero peccato?" "Ma certo, ha ragione." In realt, il gigante aveva l'aria di credere che fosse un vero peccato pi per lui che per la donna. La Contessa si sedette al suo posto e continu: "Ma questa mattina ero convinta di aver avuto un'idea che potesse ridarmi il sorriso. Sono venuta a sapere di un certo... chiamiamolo signore.  di Fredericia, e al contrario del suo povero amico, ha inclinazioni sessuali dichiaratamente orientate verso gli adolescenti. Anzi, verso i bambini, quando trova l'occasione favorevole. Se questo tizio volesse, non c' il minimo dubbio che potrebbe aiutarmi dicendomi cose che altrimenti impiegherei parecchio tempo a scoprire. Cos ho richiesto alcuni documenti sul suo conto, identit, fotografie e via dicendo". Lasci cadere la mano su un faldone che giaceva sulla sua scrivania, fra loro due. "A dire il vero, avevo pensato di andare al centro sportivo indoor di Gudme, per vedere se riuscivo a beccarlo. L ci sono moltissime comitive di ragazzini che l'uomo in questione passa il tempo a osservare, ma ho lasciato perdere ancora una volta. Il problema  che, a prescindere da quello che gli chieder, e dal fatto che sarebbe nel suo stesso interesse darmi delle informazioni, io so che non vorr aiutarmi affatto.  chiuso come un'ostrica. Aspetta che io mi arrenda e mi tolga dai piedi. Mi piacerebbe invece che mi aprisse uno spiraglio. Che d'un tratto si rendesse conto che deve compiere il suo dovere di cittadino, dandomi qualche informazione sul suo... ambiente. Questo mi renderebbe felice." Il suo ascoltatore la capiva a malapena. "La renderebbe felice?" "S, mi creda. Il solo pensiero che qualcuno possa convincerlo a incontrarmi, gi mi mette di buon umore." "Quindi lei vuole solo che noi..." La Contessa lo interruppe brusca. "Chi parla di cosa, e con chi, non posso deciderlo io. Ma sarei lieta, come ho detto, se quest'uomo, in una situazione assolutamente protetta, volesse incontrarmi per fare due chiacchiere. Sia cos gentile da ripetere le parole `in una situazione assolutamente protetta'." "`In una situazione assolutamente protetta.' Ho capito benissimo, delicati come con un agnellino. Non alzeremo le mani. Mai pi, per nessun motivo." "Mi sembra una splendida idea, ma... ahi ahi ahi, come si  fatto tardi! Non ho il tempo di restare qui a chiacchierare con lei. Aspetti a dare un'occhiata al Dagbladet, e capir quanto ho da fare. E poi stasera le Gog giocano in casa contro le Randers. Devo assolutamente vedere questa partita, visto che mi trovo a Odense. Prima la palla a mano, e subito dopo un caff al bar. Dalle 10,15 in poi."

La Contessa si alz di nuovo. "Vado a vedere se l'agente di guardia  pronto a lasciarla andare. Durante la nostra conversazione, ho capito che vorrei darle un'altra chance, prima di decidermi a denunciarla. Non si azzardi a curiosare fra le mie carte mentre sono via." Cos dicendo, richiuse la porta alle sue spalle e aggiunse esausta: "Che imbecille che sei".

44.

La Questura di Copenaghen era un possente e monumentale edificio. All'esterno si presentava severo e distante, con le sue mura grigie e sporche fatte di malta grezza e sabbia di fonderia, e la totale assenza di elementi decorativi. Faceva eccezione l'entrata principale, dove ai lati del colonnato erano montate due solide gabbie di ferro. Segni appariscenti e categorici, ornati di enormi mazze chiodate dorate che non lasciavano dubbio alcuno sulla simbologia. Il resto dello stabile, lineare ed essenziale, si estendeva per una lunghezza chilometrica, con finestre che si aprivano tutte dall'interno per non interrompere il rigore della facciata. Kasper Planck attravers a fatica Polititorvet, e Konrad Simonsen adegu il proprio passo al suo, riuscendo cos ad ammirare la costruzione architettonica. Aveva sempre apprezzato lo stile privo di fronzoli del Quartier Generale, che ai suoi occhi aveva una struttura ritmata e coerente. All'interno, invece, il complesso gli sembrava confuso nello stile e poco funzionale: un monastero spagnolo con ornamenti borghesi posticci e lampade art dec nei bagni. Il famoso cortile circolare interno, poi, con le sue numerose doppie colonne finto-antiche e la superflua balaustra a tre piani, lo trovava brutto senza mezzi termini. Fra l'altro, quella particolare struttura aveva la sgradevole conseguenza di formare un vero labirinto di percorsi, che rendeva quasi impossibile orientarsi a chi vi arrivava per la prima volta. Konrad Simonsen si muoveva sicuro di s nel suo luogo di lavoro. Strada facendo perse Kasper Planck, che aveva incontrato un vecchio collega. Arrivato al Dipartimento di Polizia Giudiziaria, buss alla porta dell'ufficio di Arne Pedersen, ed entr senza aspettare risposta. Arne era in fondo alla stanza. Stava parlando al telefono, ma interruppe immediatamente la comunicazione non appena il capo fece il suo ingresso. Konrad Simonsen appese la giacca all'attaccapanni nell'angolo. "Dammi un aggiornamento, Arne." "Attualmente conosciamo con certezza l'identit delle cinque vittime, e continuano ad arrivare altri dati." Arne indic con un cenno della mano i tabelloni alle sue spalle e aggiunse con un ghigno scanzonato: "E tu come stai? Ho sentito dire che ti sei riposato alla grande". Il commissario ignor l'osservazione e si gir. Uno schema riempiva il tabellone centrale. Il foglio era fissato, di sghembo, con una puntina da disegno su ciascun angolo. Simonsen corresse con pignoleria l'errore di posizione, quindi fece un passo indietro e si concentr sul contenuto. Thor GranPalle Huldgrd (sig. Nordovest)(sig. Nordest) CelibeVedovo ArchitettoCapodipartimento 54 anni63 anni rhusrhus Frank Ditlevsen (sig. Mediano) Separato Consulente 52 anni Middelfart Jens Allan KarlsenPeder Jacobsen (sig. Sudovest)(sig. Sudest) ConiugatoSeparato PensionatoCalzolaio 63 anni44 anni rhusVejle Su ciascun nome c'era una foto del defunto. In due casi era facile distinguere le espressioni piene di angoscia delle videosequenze, mentre le restanti tre erano comuni fotografie con il sorriso d'ordinanza. Arne Pedersen comment: "Elvang e la sua squadra di esperti stanno sgobbando senza sosta per ricostruire i loro volti, quindi fra un paio d'ore li avremo belli e pronti in regalo". Konrad Simonsen scroll le spalle.

"Questo lavoro  cos. E non dimenticare che tre nomi li abbiamo scovati da soli." "Anche se eravamo sicuri di uno soltanto." "S s, ma adesso non importa. Altri dati?" "Una caterva, e ne arrivano in continuazione. Ci sono circa dieci uomini su ogni vittima, a parte Frank Ditlevsen naturalmente. Tutti i gruppi hanno un agente di riferimento qui al Quartier Generale, e il coordinatore  il questore locale, ma  chiaro che se vuoi rendere tutto pi omogeneo, puoi farlo tranquillamente." "No, va bene cos. Condanne per pedofilia o altri comportamenti sessuali molesti contro minori? Voglio una conferma oggi stesso. O una smentita, se possibile. Per tutti loro." "Peder Jacobsen  stato condannato, ma prosciolto in seguito, per un fatto che risale a dodici anni fa. Per gli altri non abbiamo ancora niente di certo, ma sapremo qualcosa in giornata. Tutti i gruppi stanno lavorando sodo." Konrad Simonsen afferr un pennarello e fece una grossa tacca rossa accanto al nome di Frank Ditlevsen. "Ricordati di Jens Allan Karlsen. La moglie ci ha detto qual era il suo hobby, ovvero andare a letto coi ragazzini." Konrad Simonsen esit nel segnare un'altra tacca, e alla fine decise di lasciar perdere. "Non basta. Mi servono altre testimonianze, oltre a quella della moglie. Lo stesso vale per Peder Jacobsen, un'accusa ritrattata non  sufficiente." "Ok, troveremo altro. E io? Devo andare a rhus?" "No, anzi voglio di nuovo qui anche la Contessa. Deve ritornare da Middelfart al pi tardi domani. Pauline pu restare, se crede. O meglio, se crede la Contessa. Pensaci tu. Abbiamo scoperto se le vittime dovevano andare in ferie?" "S,  confermato. Sappiamo che erano dirette all'estero, e sappiamo anche che la vacanza doveva durare tre settimane. La meta era probabilmente la Thailandia, ma non abbiamo trovato cataloghi di viaggi o roba del genere in nessuna delle abitazioni. Noi supponiamo che la loro vacanza sia iniziata in quel minibus mercoled mattina all'alba, da qualche parte a rhus, e riteniamo che fossero diretti all'aeroporto di Kastrup. Ma per quanto ne sappiamo non c' traccia di voli prenotati e mai utilizzati." "Supporre e ritenere sono cose che facciamo da quasi una settimana. Che mi dici del ponte di Storeblt? Do per scontato che tu abbia messo di guardia una squadra gi dallo scorso mercoled mattina perch indaghi sugli elementi che sono emersi." "Certo,  naturale, ho convocato due esperti da Korsr, ma... s,  una schifezza..." Annasp in cerca delle parole giuste, comportamento insolito per lui quando si trattava di lavoro. "Forse devo cominciare da un'altra parte. Hai visto il sondaggio d'opinione sul sito del Dagbladet?" Konrad Simonsen nascose a malapena l'irritazione. Aveva avuto davvero bisogno di recuperare il sonno, ora se ne rendeva conto. Che per lasciarlo dormire non lo avessero tenuto costantemente aggiornato era solo una logica conseguenza. Disse acido: "Come ben sai, ho dormito. E il sonno ha bloccato le mie facolt di lettura". Arne Pedersen fece finta di non cogliere il sarcasmo. "Nel sondaggio ai cittadini si chiede se sarebbero disposti ad aiutare la Polizia nelle indagini sugli assassini di pedofili ( cos che li chiamano), oppure no. Naturalmente, a condizione che siano in possesso di informazioni valide. Il sessantaquattro percento ha risposto senza riserve di non essere disposto." Alz sensibilmente la voce. "Sessanta-cazzo-quattro percento, Simon. Un'enormit. Inoltre c' il link a una pagina scritta da un professore della facolt di Giurisprudenza, che fornisce una serie di ricette su come negarci le informazioni, la pi semplice ed efficace delle quali  dichiarare di non ricordare nulla, non importa se

uno fa la figura del cerebroleso, del ritardato mentale, dell'inaffidabile." "E che c'entra il ponte dello Storeblt, col fatto che i lettori della stampa leggera vorrebbero la legge del taglione?" "Temo purtroppo che non siano solo i lettori del Dagbladet a volere `l'occhio per occhio, dente per dente'. E la videosequenza con... s, insomma, con quel bambino a cui si fa riferimento in quel modo rivoltante... voglio dire, tutto questo non ha certo agevolato le cose. Lo hai visto tu stesso, no?" "S che l'ho visto. La storia dello Storeblt?" "Ah, gi. Dunque, le riprese che mostrano il traffico sul ponte nel lasso di tempo che ci interessa sono andate misteriosamente perdute o forse sono state riversate per errore. Il che implica che quelli che lavorano sul ponte hanno subito tutti una specie di amnesia collettiva. O se non tutti, sicuramente molti di loro. Nessuno ricorda un tubo." Konrad Simonsen fu attraversato da un cupo sospetto, che poi cerc di scacciare dalla mente. La portata dell'affermazione di Arne era imprevedibile, quindi era inutile rimuginarci su. "Dobbiamo prenderla come viene. Poul Troulsen dice che Anni Staal ha ricevuto un paio di brevi video del minibus che non sono stati messi in rete. Di che cosa si tratta?" "Si,  vero. In effetti non sono veri e propri video, sembrano piuttosto dei fotogrammi. Ciascuno di essi dura meno di un secondo, e le riprese sono state effettuate dall'interno del veicolo attraverso un finestrino. I tecnici ne hanno accertato l'autenticit, nel senso che non si tratta di fotomontaggi o altri trucchi. Il primo mostra l'entrata posteriore della palestra, ma da dove provenga il secondo non lo sappiamo. Si intravede solo un campo arido e un bosco sullo sfondo." "Dio solo sa che cosa significa. Sar un messaggio?" "Me lo sono chiesto anch'io, ma non ho un'ipotesi credibile. Non ho avuto neppure un minuto libero per pensarci, tanto sono a corto di tempo. Siamo sommersi dai verbali. La quantit di carta che ci richiede questo caso  arrivata a livelli catastrofici, e non si riesce a fare neppure una cernita delle informazioni. Le mie valutazioni sono nel migliore dei casi sporadiche." "Meglio di niente." " vero anche questo." "Tu ti occuperai di quel minibus, Arne. Partenza da rhus, dove e quando, tipo di bus e immatricolazione, localit dell'altro video eccetera eccetera. Io mi assumo la responsabilit dei gruppi dello Jutland." "Forse questo compito  pi adatto ad Arne." Entrambi si voltarono. Kasper Planck si era intrufolato in ufficio. Aveva in mano un cellulare. "Al momento, Simon, sei certamente l'uomo pi difficile da contattare di tutta la Danimarca. Il centralino ha aperto una linea speciale solo per te, e bisogna superare tre linee di sbarramento, prima di averti all'apparecchio." "Serve a eliminare imbecilli e perditempo, altrimenti non potrei fare altro che rispondere al telefono. La situazione  gi abbastanza complicata." "Il tizio che ho in linea al cellulare in questo momento non  n un imbecille n un perditempo, e ciononostante  stato respinto nove volte." Konrad Simonsen alz le braccia con atteggiamento teatrale. "Ma perch non rispetti le disposizioni? Gli posso concedere solo un minuto. Diglielo." Kasper Planck part in quarta: "Il commissario  libero ora. Si prenda pure il tempo che le serve". E cos dicendo pass il telefono. Konrad Simonsen prese la cornetta, farfugli il suo nome e si mise in ascolto. Il minuto si moltiplic per cinque. Di tanto in tanto, il commissario poneva una breve domanda. Arne Pedersen cerc senza fortuna di decodificare la conversazione, che era evidentemente importante. Ma non dovette tirare a indovinare a lungo. Konrad Simonsen mise il cellulare sulla scrivania senza interrompere la telefonata: "Credo che abbiamo trovato la stazione di arrivo del nostro minibus".

Indic il cellulare. "Continua tu, Arne. E preparati ad andare a Frederiksvrk. Avrai molto da fare."

45.

L'ordine di Konrad Simonsen di verificare le accuse di pedofilia il pi in fretta possibile si diffuse come i cerchi nell'acqua in tutto il Paese, e nonostante l'aperta irritazione di molti agenti, costretti a lavorare durante il weekend, la macchina della Polizia ag con efficacia, e i risultati non si fecero attendere. Poul Troulsen teneva l'operazione sotto controllo. Dopo la visita alla redazione del Dagbladet, poteva dire di conoscere piuttosto bene ciascuno degli uomini assassinati. Ogni volta che riteneva di aver accumulato sufficiente materiale per determinare l'inclinazione alla pedofilia di una vittima, si recava dal capo. Konrad Simonsen aspettava nel suo ufficio, dove ora era appeso in bella mostra lo schema sui cinque defunti trafugato ad Arne Pedersen. La successiva tacca rossa era stata messa sul nome di Jens Allan Karlsen di rhus, ovvero il signor Sudovest. Poul Troulsen esord: "Ci sono casse zeppe di video nel sotterraneo, oltre a diversi floppy-disk in cui  possibile isolare anche le impronte digitali di Allan Ditlevsen, il venditore di salsicce di Middelfart. Inoltre giocava a skyscraper jagd sul sito KidsOnTheLine.dk. Almeno quattro incontri con i suoi piccoli conoscenti virtuali, incontri che poi sono diventati, purtroppo, decisamente reali. La qual cosa implica che egli sia sgradito nel corpo dei giovani scout danesi. Vuoi sapere tutta la storia?" Konrad Simonsen scosse la testa e fece un segno sul suo nome. Peder Jacobsen, nome fittizio signor Sudest, era stato molto pi difficile da identificare come pedofilo. L'argomento era di per s spinoso, e nessuno nella cerchia dei conoscenti dell'uomo poteva o voleva aggiungere al suo nome quel predicato. Neppure nella sua propriet abbandonata fu trovato nulla di decisivo a testimonianza di un'inclinazione sessuale verso i bambini. La Polizia lavor sodo e per lungo tempo invano, ma alla fine il mistero fu risolto in un burger bar di Brabrand. A un tavolo vicino a una finestra sedevano un ragazzino sui quattordici anni e un uomo sui quaranta. Due agenti in borghese attraversarono il locale. Uno dei due piant il suo distintivo in faccia al quarantenne. "Fila." L'altro agente afferr la giacca del tizio e gliela cacci in grembo. Poi complet l'ordine del collega: "Immediatamente!" L'uomo ubbid senza protestare, e i due agenti si sedettero. "Quando  stata l'ultima volta che hai mangiato qualcosa, Tommy?" "Ieri, credo." "Cosa desideri?" "Mi piacerebbe un cheeseburger." "Ti prenderemo due cheeseburger prima di andarcene." L'agente seduto accanto al ragazzo estrasse una fotografia dalla tasca interna della giacca. Era arrotolata a cilindro, perci l'agente dovette passarla avanti e indietro sul bordo del tavolo per spianarla. "Conosci questo tipo?" Il ragazzo guard la foto di sfuggita. " uno di quelli che sono stati uccisi, giusto? L'ho visto sul giornale.  vero ci che scrivono?" "S,  vero. Lo conosci?" "Lo frequentavo alcuni anni fa, ora sono troppo grande. Preferisce i pi piccoli. Provate a parlare con Jrgen o Kasper. E anche con Sofia la Mocciosa." "Perverso? Violento?" "Per niente. Straightforward: dentro, fuori, finito."

Gli agenti si scambiarono un'occhiata. Poteva bastare. Il pi vecchio dei due guard angosciato il ragazzo. Aveva un figlio della stessa et. Giocava ai videogame, faceva il portiere in una squadra di calcio e arrossiva se qualcuno lo prendeva in giro sulle ragazze. "Hai un posto dove dormire stanotte?" "Non proprio, me ne stavo giusto procurando uno." "Che ne dici se ti accompagno da tua madre? Sar sicuramente felice di vederti. Se non altro per un paio di giorni." Il ragazzo riflett sulla proposta: non era abituato alla gentilezza senza secondi fini. "No grazie, ma  stato gentile a chiedermelo." Non forn una spiegazione per il suo rifiuto. I due agenti si alzarono, e prima di uscire comprarono al ragazzo i due cheeseburger e un bicchiere di succo di frutta. Dieci minuti pi tardi, Konrad Simonsen segn una tacca rossa sul nome di Peder Jacobsen. Anche Palle Huldgrd, mostrato nello schema come signor Nordest, violentava i ragazzini. Lo scopr una poliziotta. Aveva consultato uno psicologo privato, che di domenica era libero come la maggior parte degli altri esseri umani. Andare a trovarlo era stata una sua idea, che in un primo momento le era sembrata vincente: ora non ne era pi cos sicura. Lo psicologo era sospettoso e dai modi bruschi, come se avesse gi intuito dove la donna volesse andare a parare. Lei era andata dritta al punto: "Faccio parte della squadra che sta indagando su Palle Huldgrd.  stato ucciso circa dieci giorni fa nella Langebk Skole di Bagsvrd, e sappiamo che le sue due figlie sono in terapia da lei. Si chiamano Pia ed Eva Huldgrd". Guard lo psicologo negli occhi, ma non intercett alcuna reazione nell'udire quei nomi, solo una rabbia crescente. La poliziotta mise da parte la cortesia e affil la lingua: "In questo momento due miei colleghi stanno rivoltando la vita di Palle Huldgrd come un calzino. Fra l'altro dobbiamo scoprire se era pedofilo, e in effetti parecchi testimoni hanno detto che presumibilmente l'uomo violentava le sue figlie, da piccole. Incesto aggravato, reiterato negli anni. E poi, ci hanno parlato di lei". "`Incesto aggravato.' Devo dire che non ho mai sentito una follia del genere. Vada avanti." "Non c' nient'altro, e lei ha capito benissimo cosa voglio. O mi conferma gli abusi o rintracciamo le due ragazze." La poliziotta non accenn al fatto che le figlie di Huldgrd sembravano scomparse nel nulla, e che era poi questo il vero motivo della sua presenza. Al contrario fece di necessit virt: "Cosa che sia io che lei vogliamo evitare, e lo capisco bene. Immagino quanto potrebbe essere penoso un confronto del genere". "Dubito molto che lei possa capire.  un `privilegio' che tocca a pochi, grazie a Dio." L'agente non ribatt, ma cerc di convincerlo: "Rester tutto fra me e lei. Il suo nome non salter fuori da nessuna parte". Lo psicologo riflett a lungo. La poliziotta aspettava pazientemente. "Se non infrango le regole della mia professione, ad avere problemi saranno Pia ed Eva,  cos?" "Purtroppo s." "Le confermo le violenze. E ora se ne vada." La poliziotta non se lo fece dire due volte. Lasciare quel posto la rese pi felice dei risultati che aveva ottenuto. A Copenaghen anche Palle Huldgrd fu insignito della sua tacca rossa. Nel tardo pomeriggio si era delineato un quadro della situazione completamente diverso. Poul Troulsen riassunse: "Ho avuto parecchie conferme doppie e anche triple talvolta, da fonti indipendenti fra loro. Il caso sta montando come gas nel letame, vuoi qualche altro dettaglio?" "Preferirei di no. Che mi dici di Thor Gran?" Thor Gran era il signor Nordovest ed era l'ultimo nome su cui mancava la tacca. "A parte il famigerato videoclip nel minibus, la sua figura non rientra nel quadro generale. A casa

aveva un discreto numero di libri di fotografie, buona parte delle quali aveva come soggetto bambini nudi. Si tratta per di forme d'espressione che non hanno alcun riferimento apertamente sessuale, e che sono perci da intendersi come arte e non come pornografia, sia sul piano penale sia della morale comune." "Certo, naturalmente. Non ci serve a niente. C' altro?" "Cinque o sei volte all'anno, Gran partiva per delle brevi vacanze. I viaggi duravano una settimana e avevano per destinazione luoghi in cui i bambini costituiscono la principale attrazione, quindi  possibile che l'uomo tenesse le sue inclinazioni sotto controllo nella vita quotidiana, per poi darvi sfogo all'estero. Ma queste sono solo ipotesi campate per aria. La realt  che stiamo esaminando la sua vita in lungo e in largo, senza trovare nulla." Pauline Berg e la Contessa stavano pranzando a Middelfart, quando furono raggiunte dalla telefonata di Konrad Simonsen. La Contessa usc dal ristorante per parlare. Pauline rimase al suo posto, a piluccare la sua pietanza. Non le piaceva e preferiva continuare ad avere fame piuttosto che ingoiarla a forza. La Contessa fu presto di ritorno. Mise un biglietto davanti alla collega, prima di sedersi di nuovo. "Devi andare al campo di pallamano, tesoro, e io a rhus, purtroppo. Ci sono problemi con una delle vittime, nel senso che non si capisce se sia un pedofilo o no. Non so neppure se la mia presenza possa significare qualcosa, ma Simon smania per avere un chiarimento entro oggi." "Stai dicendo che devo incontrare io il tuo contatto? Non si pu rimandare?" "Perch? Parlerai tu con lui, puoi farlo benissimo. Fra un po' ti dir come  stato organizzato l'incontro.  stata una preparazione piuttosto speciale." "Ok, d'accordo, ma intanto non possiamo risolvere la faccenda dei filmati?" La Contessa fiss il vuoto per un paio di secondi, poi disse lentamente: "La risposta alla tua domanda  che  indispensabile che tu veda uno dei video. Sono passati alcuni anni dall'ultima volta in cui io stessa ho visto roba del genere, e... s, sono contenta di averlo fatto.  un'esperienza che mette le cose nella giusta prospettiva. Potremmo arrivare in macchina nei paraggi della villa e portare un video e un laptop in albergo, ma ti avverto: non  affatto piacevole, anzi  peggio di quanto immagini". Pauline Berg annu gravemente. Poi cambi di colpo argomento: "E la pallamano? Devo per forza vedere la partita? Non posso usare il biglietto solo per raggiungere il self service, visto che dello sport non me ne frega niente?" La Contessa scoppi a ridere. "Se riesci a vedere un video pedopornografico per motivi professionali, puoi anche assistere a una partita di pallamano." E cos fu. Tre ore pi tardi, la Contessa desider ardentemente di poter scambiare il suo ruolo con quello della collega. Mentre Pauline Berg assisteva alla partita di pallamano come se fosse stata una sua scelta, lei si trovava a rhus insieme a un collega del posto, imprecando dentro di s contro il reperto archeologico della politica che aveva davanti: una signora che doveva avere superato da un pezzo i novanta, e che secondo la sua infermiera a domicilio voleva rivelare episodi raccapriccianti su Thor Gran, risalenti alla sua giovent. Forse era vero, la donna sembrava ancora piuttosto arzilla. Tuttavia non lo fece. La vecchia era comunista da ben settantacinque anni. Quando era giovane la chiamavano Stalin-Sally o Russer Sally, nomignoli che portava con orgoglio. E andava ancora pi fiera di aver ascoltato parlare il famoso Berija. Con voce flebile, ma limpida, raccont: "Lavrentij Berija in persona. Era a Tbilisi nel 1937, in occasione di un convegno straordinario del Partito. Io sedevo in seconda fila e ascoltai il famoso discorso in cui scoperchi una fossa di serpenti di attivit delatorie lungo tutta la Transcaucasia, fino al Comitato centrale dell'Armenia. Lui s che sapeva incantare la gente con le parole, il piccolo abcaso. Tutti esultavano nelle strade, invocando giustizia contro i criminali fascisti e i traditori trotzkisti, e cos fu

celebrato un breve processo  se capisce cosa intendo". La donna si pass una mano rugosa sulla gola. La Contessa scosse leggermente la testa e ripet per la quinta volta almeno: "Ma cosa mi dice di Thor Gran? Lei mi ha promesso di parlarmi di lui,  per questo che siamo qui". "Ci arrivo, ma le due cose dipendono l'una dall'altra. So dei fatti davvero infamanti su di lui, informazioni che vi torneranno utili, credetemi." Cos riprese il suo insulso fiume di parole. Quando, troppo tempo dopo, termin di cantare le lodi di Berija, pass a Kollontaj. Alexandra Kollontaj in persona, che aveva conosciuto a Stoccolma durante la guerra. Pi tardi ancora fu il turno di Richard Jensen. Il fochista della Marina Mercantile in persona, che aveva smascherato il presidente del Partito additandolo come un rinnegato, molto tempo prima che egli si rivelasse tale. Dopo un'ora di giri a vuoto e un tour de force attraverso le beatitudini del comunismo, l'agente che affiancava la Contessa gett la spugna. Se ne usc, a bassa voce, con l'osservazione che aveva condiviso la mutua con Vivi Bak, Vivi Bak in persona. E poi aveva cacato nella stessa latrina del principe Joachim, identica e precisa. E senza esservi accompagnato. La Contessa invece non si diede per vinta. Credeva di aver capito le vere intenzioni della vecchia. La donna stava solo recitando la parte della comunista snob, e casualmente aveva anche lei una certa esperienza al riguardo. Soprattutto se trasformava un pochino la realt, come buona tradizione comunista comanda. A quel punto sbott ad alta voce: "Il mio nonno paterno conosceva Dimitrov". La vecchia interruppe il suo monologo e la guard sospettosa: "Quel Dimitrov? Il presidente del Komintern?" "Proprio lui. Georgij Mikhajlov Dimitrov in persona." La Contessa aveva sentito quel nome fino alla nausea. Gli inquilini del piano inferiore della sua casa d'infanzia erano profughi della Bulgaria: una coppia di simpatici anziani, che regalavano alle ragazzine caramelle e bibite alla frutta, e raccontavano in uno strano, smozzicato danese, storie da tutto il mondo. Comprese quelle sul maledetto Georgij Mikhajlov Dimitrov, storie cos feroci che il suo nome era ancora ben impresso nella loro memoria quarant'anni dopo. La vecchia era interessata. "Sputi il rospo." "No no, `io do una cosa a te, tu dai una cosa a me': lo sputi prima lei, il rospo. Mi parli di Thor Gran, solo di Thor Gran, se davvero sa qualcosa di lui. Poi le racconter del presidente del Komintern." La donna valut la proposta con scetticismo. "Il presidente del Komintern. Era il presidente del Komintern." "S che lo era. Lo sanno tutti." Finalmente la vecchia si convinse a parlare. "Ecco, io sono una cucitrice professionista, e agli inizi degli anni Sessanta lavoravo nell'azienda del padre di Thor Gran, produttore di scarpe e speculatore di borsa. Allora ero rappresentante sindacale. C'erano pi di cento lavoratori, quindi era un incarico di un certo peso. La casa del padrone era accanto alla fabbrica, perci noi operai abbiamo visto suo figlio diventare grande. Era un ragazzino malvagio e presuntuoso, che faceva fatica a tenere le mani a posto, quando arriv `quel periodo'. Ma pazienza. Noi sapevamo come farlo rigare dritto. Purtroppo, alle due figlie del giardiniere and molto peggio.  questo il genere di cose che vuole sapere, giusto?" La Contessa conferm. Restando col dubbio che la vecchia stesse inventando quelle storie per essere sicura che i suoi vaneggiamenti fossero all'altezza delle aspettative. "Le cose andarono avanti per un bel pezzo, finch un giorno Thor venne beccato con i pantaloni abbassati, e successe il finimondo. Il giardiniere minacci di chiamare la Polizia, ma il vecchio Gran lo dissuase dallo sporgere denuncia e la faccenda fu sistemata con un risarcimento in soldi. `Quel che  stato,  stato', disse, e dopo tutto per le ragazze sarebbe stato pi conveniente ricevere una bella somma di denaro, anche se quel pervertito di suo figlio avrebbe meritato di finire dietro le sbarre. Io seguii le

trattative. Fu il giardiniere ad assegnarmi questo compito. Mi segue?" "Assolutamente s, prosegua pure." "Insomma, il produttore di scarpe era pur sempre uno sporco capitalista, ma anche una persona d'onore, e secondo me per pagare il risarcimento dovette dar fondo ai suoi risparmi. Ottantamila corone a ragazza, senza contare le ventimila spese per acquistare una nuova casa per la famiglia, a Bornholm. All'epoca erano un sacco di soldi, ma nessuna delle due ragazze sembr aver superato il trauma fino in fondo, perci non si sa fino a che punto sia servito tutto quel denaro. Dopo una scarica di legnate paterne, il cocco bello fu spedito a scuola in Inghilterra. La punizione era nei patti, ma  stata anche la parte pi facile da risolvere." La Contessa non rimase colpita pi di tanto. In parte perch l'episodio risaliva a pi di quarant'anni prima, e poi perch la credibilit della vecchia era tutta da dimostrare, e avere conferma della sua testimonianza non sarebbe stato cos semplice. Al tempo stesso, la Contessa intuiva che l'anziana bisbetica le stava nascondendo qualcosa. Tir a indovinare. "Immagino che lei abbia raccontato questa storia al Partito. E quando Thor Gran  tornato dall'Inghilterra..." Lasci la frase in sospeso. La vecchia replic contrariata: "S, ci ha fatto qualche favore di tanto in tanto.  vero". "E quando il Partito si  sciolto, ha continuato con questi favori?" La vecchia schiumava rabbia. "Il Partito  vivo. Il Partito vivr per sempre. E poi Gran era pieno di soldi, possedeva uno studio di architettura." "Quanto guadagnava?" Pass qualche istante, prima che la donna rispondesse. "Dipendeva dalle circostanze: centinaia di corone, oppure solo cinque, quando veniva qui." La Contessa riusc a dissimulare la sorpresa. " venuto a trovarla?" La vecchia indic un vaso in bella vista su una mensola di teak dietro di loro. "Lo porti qui." La Contessa and a prendere il vaso. Era di valore modesto, con un motivo greco raffigurante tre donne danzanti. Lo agit, producendo in tal modo un suono metallico. "Che cosa nascondono dunque le sue Tre Grazie?" La vecchia ridacchi. "Le Tre Grazie! Crede che le terrei cos, in piedi? Capovolga il vaso." La Contessa esegu l'ordine, e dal vaso cadde una chiave. "E questa cos'?" "Guardi sotto il letto, c' una grande cassetta di legno con le borchie di metallo. Non ce la faccio a prenderla." La Contessa invece s. Apr il bauletto, tesa. In cima c'era una brochure fatta a mano, che illustrava un viaggio di tre settimane a Chiang Mai, in Thailandia. Su due facciate erano stampate fotografie di bambini asiatici. Erano contrassegnati da numeri. Lo sguardo della Contessa indugi un istante sul ragazzo della fila in alto a destra. Era difficile restare indifferenti, bench non ci fosse nulla di speciale in lui in confronto agli altri. Un ragazzino sorridente come tanti, denti candidi e lineamenti troppo infantili. La vecchia signora dava le spalle alla cassetta. "Non  colpa mia se lui teneva nascoste queste schifezze. Mi parli di Dimitrov, ora. Come lo aveva conosciuto suo nonno?" "Comincer col raccontarle come venivano trattati i prigionieri in una galera bulgara, nel 1946.

Ne ho sentite a iosa di storie del genere, e presto riprenderemo l'argomento. Ma ora devo fare una telefonata." La padrona di casa aveva il respiro corto, la Contessa telefon, e Konrad Simonsen tracci l'ultima tacca rossa.

46.

Pauline Berg stava assistendo alla prima partita di pallamano della sua vita. Si era presentata in anticipo, e dalla sua postazione aveva osservato incuriosita come la sala andasse man mano colmandosi di tifosi della squadra locale, pieni di aspettative. Il chiacchiericcio sulla partita montava lentamente attorno a lei, ma si discuteva anche dei video pubblicati dal giornale quella stessa mattina, e nell'aria echeggiavano frammenti di discorso pieni di rancore. "Gente come quella non pu fare compassione, Hanno avuto ci che meritavano, Finalmente la giusta punizione per questi maiali, Che spettacolo veder penzolare quelle bestie, Ai prossimi spappoliamo i coglioni..." Pauline si sent spaesata, fuori posto in mezzo a quella platea aggressiva, cos diversa dal pubblico del balletto e della danza. Persino l'abbigliamento incuteva timore. Nella fila immediatamente dietro di lei, tre donne si erano dipinte la parola "guerra" sulla fronte, e con le loro magliette, e annesso foulard, raffiguranti il logo della squadra, somigliavano di pi a dee della vendetta che a tifose. L'uomo alla sua sinistra aveva un ventre debordante e indossava logori pantaloni bianchi da muratore. Di tanto in tanto sbatteva infuriato il programma della serata, arrotolato a mo' di tubo, contro le cosce, l'una e l'altra a turno, evidentemente solo per il gusto di fare baccano. Il posto alla sua destra rimase a lungo vuoto, ma all'ultimomomento si present anche l'altro vicino, un ragazzotto smilzo, che avanz serpeggiando tra la folla, forzando la fila in una lunga, elegante scivolata che termin accanto a lei. Fece un saluto cordiale con pronuncia leggermente blesa; Pauline ricambi con un breve cenno del capo e con un sorriso che non era spontaneo. L'arbitro suon il fischio d'inizio e lei prov a seguire il gioco. Era difficile, perch lo spettacolo procedeva con rapidit e destrezza. A un certo punto il pubblico esplose all'unisono in un fragoroso boato. Pauline si ritrasse spaventata sulla sedia, mentre il muratore approfitt degli osanna della platea per metterle una mano sulla spalla, e le rumorose quinte, allo stridulo comando del loro speaker, si lanciarono in una filastrocca di nomi imparata a memoria. Il suo dinoccolato vicino di posto non partecipava alla baldoria, e lei pens che forse teneva per la squadra avversaria. A poco a poco, Pauline fu catturata dall'atmosfera, e impar per necessit a decodificare sia la dinamica del gioco sia (cosa non meno importante) gli arguti commenti dei tifosi, che interpretavano con giudizio gli eventi in campo. Presto Pauline cominci a godersi gli sfoghi appassionati e gli incantevoli schemi di movimento delle persone, simili a foglie su un albero che si raddrizzano dopo ogni folata di vento. Cerc cautamente di applaudire seguendo gli altri, di scattare in piedi a ogni punto segnato, di urlare nei passaggi giusti. La gente si ricompose durante la pausa, risparmiando la voce e dando l'assalto ai venditori di cibo. Furono venduti popcorn, cioccolata, mele e banane in quantit, mentre l'aria si riempiva di melodie dei tempi della nonna. Pauline sorrise al muratore, lui le diede un buffetto amichevole. Al primo fischio del secondo tempo, era pronta. L'intera sala era in subbuglio, e Pauline urlava il suo entusiasmo come tutti. L'apice fu raggiunto quando la squadra locale finalmente pareggi, e i tifosi celebrarono l'evento con una trionfante pioggia di popcorn. Pauline urlava e saltava. Una mela arriv al volo in un morbido arco: non era stata lanciata, si era semplicemente persa nella gioiosa baraonda. Il vicino spilungone l'afferr al balzo con impressionante rapidit. Osserv il suo bottino, passandosi velocemente la lingua sulla bocca un paio di volte. Il suo coinvolgimento poco convinto irrit Pauline, che gli diede una gomitata urlando: "Oggi saremo noi a vincere". Un sussulto della sala probabilmente risucchi le sue parole, visto che l'uomo non sent nulla e

fraintese la rabbia di Pauline. Le porse il frutto con aria conciliante. Lei afferr il regalo e lo infil in borsa con indifferenza, per liberarsi da quel tentativo di amicizia. Le due squadre erano ancora pari, lasciando il pubblico in una tensione insostenibile. L'orologio segnava il conto alla rovescia, e fino a un minuto prima della fine il risultato era ancora incerto. Ma poi arriv l'attacco che decise le sorti della partita. Cinque passaggi, prima che la palla s'infilasse nella rete avversaria. Il punto segnato fece scattare come una molla il corpo di Pauline Berg, che si abbandon a urla di giubilo di un'intensit che lei stessa non riconosceva. Dopodich si gett pazza di gioia fra le braccia del muratore, gli pizzic le guance carnose e fu ricambiata con un bavoso bacio sul collo. Quindi la ragazza si mise a saltellare sulla sedia, per poi lasciarsi cadere all'indietro con le braccia spalancate, sicura che la folla l'avrebbe afferrata. Dopo la partita, Pauline Berg si fiond al self service. La ripresa del lavoro non sembrava ingranare, e lei dovette fare uno sforzo di concentrazione per liberarsi dall'esaltazione che aveva in corpo. Ci riusc in pieno solo quando lo sguardo le cadde sull'uomo seduto per conto suo in fondo al locale, e che era difficile non notare. Aspetto distinto, fra i quaranta e i cinquant'anni, ben curato, ben vestito, ben pettinato. Pauline Berg non gli porse la mano, le sembrava poco professionale, ma si limit a salutarlo con un breve cenno del capo, prima di sedersi. Cominci col verificare la credibilit dell'uomo: "Grazie per essere qui. Vengo subito al dunque: le risulta che Allan Ditlevsen vendesse film vietati nel suo baracchino?" La risposta si fece attendere. L'uomo teneva gli occhi puntati sulla sua scollatura, e Pauline dovette lottare contro il senso di disgusto. "Non si faccia illusioni. Io sono qui solo per i suoi metodi da Gestapo, e oltretutto lei  cristiana, da quel che vedo. `In questo segno vincerai.'" Punt l'indice sul monile che in un impeto di tifo entusiastico le era scivolato fuori dalla camicetta, e che ora era visibile. Uno splendido ciondolo d'oro composto da una X e da una P intrecciate, che aveva ricevuto in dono anni prima da un fidanzato greco. Le due lettere erano le iniziali dei loro nomi di battesimo. "E non ammette neanche che gli altri possano avere una visione dell'amore diversa dalla sua." Pauline infil irritata la collana nella camicia. "La smetta con queste sciocchezze. Mi d il voltastomaco." "Il suo spessore culturale  alquanto sottile, a quel che sembra." "Se la mette in questi termini, s. Violentare e distruggere la vita dei bambini un giorno, e blaterare di cultura e protezione legale il giorno dopo... Certe volte vorrei che la societ mandasse a quel paese l'una e l'altra." " un auspicio che sta per realizzarsi." La conversazione stava deragliando. Pauline Berg riprese l'autocontrollo. "Risponda alla mia domanda, cos chiudiamo quest'incontro." L'uomo ammise la ragionevolezza della proposta. "S, Allan vendeva film vietati." Non scuc un'altra sola sillaba, neppure quando Pauline Berg cerc di esercitare su di lui una pressione psicologica con una lunga pausa. "Senta, a che gioco sta giocando? Non ho voglia di estrarle le parole di bocca una a una. O si decide a parlare o la finiamo qui." L'uomo prosegu irritato: "Allan vendeva videofilm nel baracchino delle salsicce, e aveva un sacco di clienti, dallo Jutland per lo pi. Stava molto attento, trattava solo con chi conosceva e si faceva pagare sempre in contanti. E bene, pure, ma la qualit dei suoi prodotti era eccellente. I clienti avevano l'obbligo di fare acquisti almeno tre volte all'anno, altrimenti erano fuori, ma ce n'erano molti che compravano ogni mese. Era in questo tipo di commercio da tempo, per prima vendeva film in cassetta, che naturalmente non erano cos ben fatti. Credo che avesse cambiato fornitore uno o due anni fa. Il

materiale veniva reperito in Germania, poi i due fratelli si occupavano del montaggio". "C'era anche Frank Ditlevsen?" "Certo, Allan non faceva mai nulla senza Frank, di cui aveva fra l'altro un terrore folle. Frank era la mente, Allan era troppo stupido per gestire da solo un'attivit del genere." Pauline Berg prese il Dagbladet e lo mostr all'uomo. Fece un sorriso tirato, quando si accorse del suo disagio. "Chi conosce di questi uomini?" "Tutti." "Avevano tutti la sua stessa `passione' per i bambini?" "S." "Erano in partenza?" "Tre settimane in Thailandia, il viaggio lo aveva organizzato Frank. Era molto economico, meno di diecimila corone, inclusi albergo di lusso, pasti e volo." "Come sono stati contattati i partecipanti?" "Non lo so, forse tramite l'attivit commerciale di Allan, ma tutto con grande discrezione. Come tutto quello che facevano i due fratelli." "Lei non  stato invitato?" "Non ho potuto liberarmi." "E Allan Ditlevsen, neppure lui  riuscito a liberarsi?" "Si  ammalato ed  stato ricoverato per calcoli biliari, perci Frank deve aver trovato un sostituto. Non so chi fosse, ma non credo sia stato difficile rimpiazzarlo." "Frank Ditlevsen ha organizzato il viaggio da solo?" "Non penso, ma posso fare solo delle ipotesi." "Allora le faccia." "Ecco, uno dei vecchi amici di Frank andava a procurarsi i film in Germania, e ho avuto l'impressione che anche lui fosse coinvolto nel viaggio, ma non l'ho mai visto. Frank lo teneva ben nascosto, e Allan aveva l'obbligo di non dire niente. Io ero uno dei pochi a sapere della sua esistenza." "Uno dei `vecchi amici': che cosa vuol dire esattamente?" "Uno di quelli che venivano dal luogo dove abitavano prima. Sempre sull'isola di Sjlland, ma non ricordo bene dove." Pauline Berg esplose di gioia e orgoglio dentro di s. Le informazioni che aveva appena avuto erano presumibilmente le pi importanti finora emerse sul caso. Cerc invano di porgli altre domande, ma l'uomo non aveva pi risposte. "Un'ultima cosa, poi la lascio andare. Per pura curiosit, come pu essere che nessuno di voi ci abbia offerto spontaneamente il proprio aiuto, sapendo che sei... sei dei vostri sono stati uccisi? Noi stiamo provando sul serio a trovare i colpevoli." L'uomo scoppi in una risata senz'allegria. "Trovare i colpevoli? Lei  proprio ingenua." Poi si alz e si allontan in fretta. Tornata in albergo, Pauline Berg si concesse un lungo bagno caldo. La serata era stata indimenticabile, sia per la partita che per l'interrogatorio, e lei non vedeva l'ora che arrivasse la Contessa. "Vecchi amici": due paroline che potevano significare una svolta decisiva nell'indagine. Dopo il bagno, Pauline si sedette sul letto nuda, e si cosparse il corpo di crema. Poi le cadde l'occhio sul suo computer portatile, e decise che quello era il momento giusto per sopportare una decina di minuti di informazioni sgradevoli. Impreparata, premette il tasto di avvio del film, e pag il prezzo del suo gesto. Un prezzo alto: i suoi occhi fissavano lo schermo, terrorizzati. Il bambino era piccolo, troppo piccolo. Nessuno poteva essere cos crudele. Le urla di Pauline riempirono la stanza, voleva spegnere, ma non poteva, e si ritrov dritta all'inferno. Pianse. Prima sommessamente, poi a singhiozzi. Con un piede

abbass lo schermo e si copr gli occhi con le mani, ma le immagini continuarono a mulinarle in testa. Prese a dondolarsi avanti e indietro, come una mentecatta. La catenina le si era impigliata nei capelli umidi, cerc accanitamente di sfilarla, di concentrarsi su qualcos'altro. Non vinse nessuna delle due battaglie. Poi di colpo si ricord dell'uomo che aveva incontrato al self service, e fu travolta da una furia devastante. "Di eccellente qualit". Era cos che quel porco aveva definito i video delle sevizie. "Di eccellente qualit". Si asciug gli occhi, prima col braccio nudo, poi con un fazzoletto che prese dalla borsa, dove era ancora riposta la mela della partita di pallamano. La mangi intera, compresi torsolo, picciolo e tutto il resto, mentre la rabbia si raggrumava a poco a poco in un controllato, rovente odio. Squill il telefono, e il display mostr il numero della Contessa. Pauline si alz. La catenina le era rimasta impigliata nei capelli, allora la strapp con violenza e la gett sul pavimento con ciocche di capelli al seguito. La mela le innalz il tasso di zuccheri nel cervello, facendole riacquistare la lucidit, una lucidit sorprendente, e a quel punto fu pronta ad affrontare senza esitazione il suo problema. Il venerd precedente, la Contessa l'aveva pi o meno costretta a essere d'accordo con lei, che si era lasciata soggiogare, dominare. Forse perch invidiava alla collega la sua intelligenza, e a dirla tutta, anche la sua favolosa casa estiva. Che fra l'altro era un furbo espediente per non pagare il fisco, un modo di essere ancora pi ricca, ma questa era un'altra storia. I pensieri si accavallavano l'uno dopo l'altro, e Pauline si prese ancora una briciola di tempo: "Aspetta un attimo, la mia batteria sta per esaurirsi, prendo un caricatore". Valeva sia nei rapporti di lavoro che nei matrimoni: se le divergenze d'opinione erano troppo grandi, bisognava separarsi, trovarsi altri compagni d'avventura. Il fatto era che lei capiva la ragione per cui erano stati commessi gli omicidi, e la Contessa no. I bambini vittime di incesti odiavano i loro genitori e la gente dava la caccia ai pedofili, naturalmente. Cos doveva essere. Ora aveva sgobbato tutta la domenica in nome della giustizia, e il Dio del cielo l'aveva premiata con un bambino violentato. Maledetto. La sua fiducia nella piet e nella misericordia era sparita, si era dissolta negli occhi disperati di un bambino di cinque anni, e un'altra, pi viscerale verit, avanzava prepotente. Il diritto dell'uomo medio; l'opinione della gente; la buona, vecchia vendetta. Adesso era pronta. Prima ad ascoltare: la Contessa sarebbe tornata fra un'ora, le cose erano andate per le lunghe... Poi a dare una risposta, rapida, senza esitazione: "Allora credo che andr a letto. Ci vediamo domani. A proposito, l'uomo della pallamano  stato un fiasco. Non sapeva niente". Si salutarono. Pauline fece un sorriso cattivo, e si sent pudica nella sua nudit.

47.

I due uomini avanzavano a fatica lungo il campo appesantito dalle piogge autunnali. Il fango si attaccava agli stivali di gomma di Stig ge Thorsen, le scarpe di Erik Mrk erano distrutte e i pantaloni zuppi d'acqua. Doveva ringraziare solo se stesso per lo stato in cui era. Nonostante la fitta pioggia e il cielo cupo, l'uomo di Copenaghen aveva insistito per fare un giro all'aria aperta. L'amico l'aveva accontentato, e senza obiezioni gli aveva fatto scegliere il percorso. "Allora, com' andata in Grecia? Hai fatto un buon viaggio?" Stig ge Thorsen esit. "Preferirei non parlarne. Ho conosciuto una donna, ma... insomma,  stato un fiasco. Raccontami come sta andando la campagna pubblicitaria, invece.  di questo che vorrei discutere ora." Erik Mrk annu, lieto di non dover ascoltare la storia della donna. "Non abbiamo un attimo di respiro. Da tutti gli angoli del Paese arrivano a fiumi offerte di sostegno: via telefono, mail, fax, sms, oppure c' gente che si fa viva di persona. Sono successe tante cose... Comunque il fatto pi importante  che abbiamo un database dei pedofili.  stato elaborato con l'aiuto di estratti di sentenze giudiziarie e documenti dell'anagrafe, nonch dello schedario dei clienti che Klatrer ha sgraffignato a Middelfart. Per Clausen aveva chiaramente cominciato il lavoro molto tempo fa, partendo da un programma di archiviazione dati. Il suo rapporto s'intitolava Disadattati compulsivi del comportamento sessuale soggetti a recidiva. Certo, non  proprio un titolo da edicola, ma il risultato  di prim'ordine. Inoltre, siamo riusciti a realizzare a tempo di record un network di riferimento: non sono molti gli avvenimenti del mondo dei media, o del Parlamento, di cui io non abbia notizia nel giro di cinque minuti. E stasera ho un appuntamento con un produttore televisivo.  una leggenda nel campo dei documentari, ma gli ho promesso di non fare il suo nome. Per Clausen lo ha messo in contatto con una ragazza, che dev'essere davvero fantastica.  una dei nostri, e loro la stanno addestrando per un'intervista." "Bene bene, ma che cosa ne pensa la gente comune?  questo che vorrei sapere." "Be', i video sul numero del Dagbladet di stamattina hanno avuto un successo strepitoso, e ci che ha impressionato di pi la maggior parte dei lettori sono state senza dubbio le oscenit di Thor Gran... insomma, sai bene cosa voglio dire, vero?" "S grazie, ma non me lo ricordare." "No, certo, stiamo tutti male a pensarci, maledetto bastardo.  una sequenza davvero fantastica, e ti dico che ho esultato la prima volta che l'ho vista. L'espressione `il piccolo gnomo numero tre' si  conficcata nella mente di un sacco di gente, e persone pacifiche, che odiano la violenza, sono improvvisamente diventate... come posso dire?... hanno elaborato giudizi pi articolati. Da un lato l'omicidio  sbagliato, dall'altro...  un po' come i terroristi e la tortura. Capisci cosa intendo?" "Non ne sono sicuro, ma non importa. Quante denunce sono arrivate sul sito?" "Quasi ottomila finora, e oggi doppiamo di sicuro il giro di boa dei dodicimila. E poi la generosit della gente  immensa: molti si dichiarano pronti a fare cose che costerebbero loro il lavoro, altri offrono soldi. Fra l'altro ho avuto un incontro con un paio di signori molto distinti, che rappresentano tre grandi organizzazioni ecclesiastiche americane e sono, dal punto di vista politico, pi a destra di chi sostiene la tortura del cavalletto. Ma dispongono di un'infinit di risorse. Ci darebbero un supporto finanziario, restando se possibile anonimi, in modo da potere poi acquistare una serie di annunci pubblicitari su un'intera pagina." "E quelli che si limitano a denunciare?"

"Li suddividiamo in tre categorie. La prima, la pi numerosa,  organizzata in gruppi locali e si d da fare con varie attivit nel luogo in cui vive. Alla categoria numero due chiediamo di venire ad aiutarci in sede. Ora abbiamo anche due consulenti legali, che stanno elaborando un quadro comparativo fra la Danimarca e gli altri Paesi sul massimo e minimo della pena per il reato di pedofilia. I risultati arriveranno sul sito domani, e la relazione verr spedita a tutti coloro che hanno potere decisionale. Il problema  che presto non potremo essere pi di quanti siamo, fisicamente intendo. E infine c' l'ultima categoria: quelli con... come posso dire, un temperamento focoso, e sono parecchi, ma preferiamo che non si sappia troppo di loro. Anche al nostro interno. Non tutti i miei collaboratori sanno che li registriamo, mi spiego?" Stig ge Thorsen annu, anche se gli sembrava complicato. Poi chiese: "Quindi siamo noi, diciamo cos, a dirigere l'orchestra. Giusto?" "Di sicuro godiamo di un enorme sostegno, ma da qui ad affermare che decidiamo noi soli l'impostazione dei media ce ne corre. Oltretutto ci sono stati anche dei contraccolpi negativi, non sono tutte rose e fiori. Guarda qui." Erik Mrk estrasse un oggetto dalla tasca. Era un gadget, una spilla oblunga, con una scritta nera su sfondo giallo che recitava: 5, 6... 7, 10, 20! "Se lo sono inventati alcuni studenti di liceo. Quindi, prima cinque pedofili messi a morte, poi sei, e poi la teoria continua: sette, dieci e venti. Ma questo  troppo, e ci aliena le simpatie di grossi segmenti della popolazione. Inoltre, questi ragazzi scrivono lo slogan dappertutto, come una specie di graffito, e queste sono cose che non piacciono alla gente comune. Purtroppo non siamo riusciti a fermarli. In compenso c' qualcuno che stampa magliette con... Indovina tu stesso." "Per Clausen." "Esatto. Le hai viste?" "S, quando hai messo in rete l'articolo sul mio arresto, la gente  arrivata in pellegrinaggio, portando con s materiale infiammabile di ogni tipo, che i pi hanno poi gettato nella buca dove era stato scaraventato il minibus. Come in una sorta di rituale. Benzina, soprattutto, ma anche molti altri combustibili. Ieri sera era disponibile del magnesio, che ha bruciato per ore come una candelina magica. Sono andato a dare un'occhiata la mattina, c'erano pi o meno venti persone, una delle quali indossava appunto una t-shirt con Per Clausen. Fuori dalla giacca a vento, in modo che fosse ben visibile. Credo che la Polizia abbia un po' di problemi con quel fal. In un primo momento si sono limitati a delimitare la buca con del nastro, ma dopo poco questo  stato strappato, cos hanno montato una specie di steccato mobile. Gli ci  voluto tutto il pomeriggio per sistemarlo, ma la notte  stato rimosso anche quello, perci ora sono costretti a mettere un agente di guardia ventiquattr'ore su ventiquattro, se vogliono evitare un sabotaggio." Erano arrivati ai margini del campo, un muretto a secco coperto di alberi di noce spelacchiati e prugnoli impediva loro il passaggio al prato che digradava verso l'acqua. Entrambi avanzarono oltre lo steccato. In basso, il bosco autunnale si dispiegava in tutto il suo variopinto splendore davanti al lago, immobile e grigio. Erik Mrk si affacci al muretto per godersi il panorama. "Dev'essere bello abitare qui." Salt gi dal muro e cominci a camminare nel fango, rapito, verso il prato. L'agricoltore lo convinse a fermarsi. Il terreno melmoso era impraticabile. "In ogni caso meglio di una prigione. Comunque dovresti evitare quel percorso, a meno che tu non voglia rischiare di farmi prendere il trattore per tirarti fuori dalla melma." Stig ge Thorsen lo condusse verso un sentiero lungo il muretto. Erik Mrk domand: "Allora, com' andato il tuo interrogatorio? Ora tocca a te raccontare". "Sono stato trattenuto in arresto per tutto il giorno, ma per parecchie ore non  successo un granch. Ogni tanto qualcuno mi faceva una domanda, sempre uno diverso, ma non mi hanno mosso nessun'accusa."

"Per forza, di cosa avrebbero dovuto accusarti? Di aver appiccato il fuoco su un campo di tua propriet?" "No, devono aver pensato anche loro la stessa cosa. D'altra parte... ecco, non c' dubbio che mi avrebbero volentieri messo in gattabuia. Sono stato inchiodato alla sedia per quasi tutte le ventiquattr'ore che gli erano concesse, senza chiamare un giudice. Per alla fine  arrivato l'agente Arne Pedersen da Copenaghen.  stato molto gentile, pur essendo al tempo stesso pi pericoloso degli altri. La cosa che pi gli interessava sapere era come avessi impiegato i soldi, cio il denaro che io sostenevo di aver ricevuto dall'uomo sconosciuto." "E tu che cosa hai risposto?" "Che avevo fatto una donazione alla Sanlaap, e in un certo senso  vero. Pedersen non ha indagato oltre, ma come sai sono stato convocato per un nuovo colloquio a Copenaghen, domani." "Lo so, e far in modo che siano presenti dei giornalisti. Non sar difficile, ma non devi rilasciare dichiarazioni, non ancora. Ti limiterai a pubblicizzare la tua intervista da me, gioved." "`Se volete saperne di pi cliccate su NoiLiOdiamo.dk gioved sera.'" Stig ge Thorsen rise, al contrario di Erik Mrk: la pubblicit era una cosa seria. "S, roba del genere. Distribuiremo noi anche l'anteprima, in grande stile. Altro?" "No, non direi. Ah s, aspetta: ho ricevuto una lettera da Helle, una lettera vera. Mi ha scritto che stava malissimo, sai, per la storia dello zio che s'infilava nella sua camera da letto la notte, e cos via. Cos ieri sono andato a Hillerd e l'ho chiamata da una cabina telefonica. Cosa vuoi che ti dica? Sembrava quasi ubriaca e molto infelice, ma mi ha detto di salutare te, e naturalmente Klatrer, se lo vedo. Ma io spero proprio di no." Erik Mrk replic in fretta: "Tranquillo, non lo vedrai. Nel giro di qualche giorno, al massimo entro il prossimo weekend, sar in Germania". "Perch non se n' gi andato? Non sono per niente rassicurato dalla sua presenza, non dopo l'incidente al baracchino delle salsicce. D'altra parte era compreso nei patti che se ne sarebbe andato non appena la missione fosse compiuta." "S, e lo far. Purtroppo per crede di essere invulnerabile perch tante persone ci appoggiano, ma  anche vero che io non ho insistito pi di tanto, lo ammetto. A modo suo  un vantaggio averlo come asso nella manica. In un certo senso  il mio atout decisivo nei confronti dei media, pi di te, se capisci cosa voglio dire." Percorsero un tratto di strada senza parlare. Il vento scuoteva le fronde degli alberi sopra di loro, e dalle foglie cadevano gocce d'acqua. Erik Mrk scroll la mantella e Stig ge Thorsen domand: "E ora?" "Nei prossimi due giorni costruiremo un po' alla volta il tuo personaggio, e gioved faremo online la tua intervista. La introdurr io nel pomeriggio. Infine, convocheremo una manifestazione per venerd." "E se mi accusano e mi mettono in carcere?" "Non lo faranno. Non hanno prove sufficienti per trattenerti." "E dopo? Che ne sar delle nostre richieste?" "Le renderemo pubbliche subito dopo l'intervista." "Non sono gi sul sito?" "No, ora come ora ci sono solo vaghe indicazioni su come punire pi severamente la pedofilia in Danimarca. Su questo sono tutti d'accordo. In fin dei conti si tratta di coinvolgere i politici, e ci servono i pezzi da novanta, ma a parte il nostro demagogico ministro della Giustizia, che si  fatto fortemente contagiare dall'umore popolare, nessun altro  venuto allo scoperto. Se ne stanno in disparte, in attesa del momento giusto, e sperano che gli eventi si normalizzino nel giro di un paio di settimane. E che ci prendano,  ovvio. Sono loro, i politici, quelli che dobbiamo stanare. Ma credimi, non gli verr l'insonnia per un paio di giornate di sciopero dei ragazzi del liceo. Non sar questo a spingerli ad agire." "Allora non gliene importer nulla di una manifestazione, e men che meno della mia intervista."

"Certo che non gliene importa. Ma la situazione  matura: manca solo un'ultima, piccola scossa. Purtroppo questa spintarella influenzer negativamente l'opinione pubblica. Non si pu evitare. Perci bisogna fare tutto ci che  in nostro potere per presentare l'atmosfera come immutata, e fino a un certo punto credo che questo sia possibile. Almeno per qualche giorno, ed  sufficiente. Pi che altro  una questione di prospettive e tempistica." Stig ge Thorsen si ferm e mise una mano sulla spalla del suo compagno d'armi. "So bene che tu e Per Clausen avete discusso accuratamente di questi argomenti, ma nel frattempo vi siete dimenticati di informare noialtri. Tu parli come se io sapessi quale sar la prossima mossa, ma invece non lo so. Tutto sommato mi  difficile capire quello che dici." Erik Mrk fece un gesto di resa. "Mi dispiace, avrei dovuto dirlo naturalmente, ma la mossa successiva verr fatta domani. Il database dei pedofili  stato spedito al gruppo della categoria tre." Il viso di Stig ge Thorsen rifletteva il suo scetticismo. Erik Mrk spieg in dettaglio: "Violenza".

48.

Le informazioni contenute nel database di Erik Mrk colpirono duro in tutto il Paese, provocando molte sciagure. Allo Jutland spett la parte del leone, poich il pacchetto azionario dei fratelli Ditlevsen era il pi rappresentativo dell'intero registro contabile. Cos c'erano circa venti persone riunite davanti a un edificio di Kvaglund, a Esbjerg. Stavano tutte col capo inclinato all'indietro e osservavano con astio l'uomo al quinto piano, seduto a cavalcioni del davanzale della finestra sulle loro teste. Con una mano si teneva saldamente alla traversa che separava la vetrata in alto da quella in basso, e nel frattempo piangeva. Ogni tanto lanciava uno sguardo terrorizzato al vuoto sotto di lui. Una donna di mezza et, la cui pelliccia di volpe azzurra svelava che non faceva parte del quartiere, url infuriata: "Buttati, brutta bestia. Avanti, salta gi, non vogliamo aspettare in eterno". Un tizio pi giovane rincar la dose. Stava seduto sul suo motorino, leggermente lontano dagli altri. "S, vieni qua, maledizione. Vedi di farla finita, femminuccia." A quel punto si apr una finestra al pianterreno, e una donna piuttosto in carne, con i capelli rossi e un grembiule a quadri, si affacci e guard in alto. L'impellicciata spieg senza essere interpellata: "Quell'uomo  un pedofilo.  stato un anno e mezzo in carcere per aver violentato due bambini piccoli a Nakskov.  terribile che i nostri figli abbiano vissuto con un tizio del genere in circolazione". "`I nostri figli'? Ma se lei non ne ha!" L'impellicciata non rispose, ma un uomo che aveva le sue stesse origini le venne in soccorso. Il suo danese era pessimo. "Io ho quattro figli, di fronte a sua porta." La donna dedic al gruppo un bel dito medio e rientr in casa sbattendo la finestra. Le urla proseguirono. Dopo un po' arriv una volante della Polizia: ne scesero due agenti, un uomo e una donna. Si aprirono un varco fra la folla, che era ora aumentata a dismisura, e sparirono entrambi nell'atrio. La porta al quinto piano era stata imbrattata da scritte infamanti: bestia schifosa, pedofilo, pervertito di merda. Sopra di esse comparivano anche dei caratteri arabi, senz'altro poco gentili anch'essi. L'uomo guadagn l'entrata con un calcio mal calibrato, che colp la maniglia della porta, provocandone comunque l'apertura, e l'agente donna entr in casa. Si ferm a un paio di passi dall'aspirante suicida, e dopo pochi minuti il collega la raggiunse zoppicando. L'uomo alla finestra era disperato. "Se vi avvicinate, mollo la presa." L'agente donna afferr una sedia a caso e si sedette tranquillamente. Le urla dalla strada confluirono in un coro da stadio dal ritmo cadenzato: "Sal-ta, sal-ta, sal-ta". L'invito risuonava da un edificio all'altro, e l'eco arrivava in ritardo rimbombando come un basso distorto. "Restiamo qui. Voglio solo parlare con te." L'uomo non reag. "Non ne vale la pena. Le cose possono cambiare e tornare a essere positive." L'agente parlava lentamente e in modo persuasivo, ma le sue parole erano disturbate dalla condanna urlata dalla folla, cos ordin al collega di scendere in strada per far cessare la baraonda. L'uomo alla finestra la guard implorante, come se fosse in suo potere cancellare la cattiveria del mondo, ma qui fece un errore fatale. Non appena rimasero soli, la poliziotta cambi di colpo atteggiamento. Da piccola era stata la "bambolina" del pap, e aveva continuato a esserlo fino a quando egli non era morto alcolizzato. Piccolo gnomo, bambolina... gli ultimi giorni avevano squarciato un velo nella sua mente. Si

alz e si diresse verso l'uomo alla finestra. "Salta, o torna dentro. Non me ne frega niente di te." Lui la guard incredulo per un lungo istante, prima di lasciare la presa. Le urla di giubilo della folla accompagnarono la sua caduta. Il commerciante di Arnborg, a sud di Herning, non era molto contento: al contrario, era piuttosto inquieto. Tre dei suoi clienti abituali erano entrati in negozio, ma nessuno di loro lo salut. Stavano muti e seri al proprio posto, senza il cestino della spesa. Il primo davanti allo scaffale di marmellate e conserve, il secondo accanto a quello dei vini, e l'ultimo al bancone. All'improvviso si ud il rumore sordo di un barattolo di vetro sbattuto a terra. "Ops... non l'ho fatto apposta,  stato un incidente." Il commerciante lo tranquillizz: "Non importa, Karsten, sono cose che succedono". "Proprio cos, e... ops,  successo ancora. Ops, ops, ops." Un plaf di vetro in frantumi seguiva ogni parola. "Sentite, ma che diavolo state facendo? Fatemi il piacere di uscire dal mio negozio!" L'uomo allo scaffale dei vini aveva accuratamente scelto due bottiglie. "Queste sembrano ottime, credo che me le berr a cena stasera. Oh no, che imbranato che sono, guarda che schifo!" Il cliente muto al bancone si chin in avanti e mise una zampa sulla spalla del commerciante. Questi era un pezzo d'uomo, ma l'energumeno al bancone era ancora pi grosso. "Quello spilungone di Srvad lavora per te, non  cos?" "No, non pi.  per questo che avete fracassato le mie bottiglie e i miei barattoli di conserva? L'ho licenziato giusto stamattina, non mi ero mica accorto che fosse... s, insomma, lo sapete." Il chiarimento riport il sorriso sulle labbra dei tre uomini, uno dei quali tir fuori il portafoglio. "Allora le cose prendono tutt'altra piega. Ci avevano detto che lo avresti tenuto con te, nonostante le sue porcherie. Quindi in tutto fanno cinque vasetti di marmellata, due bottiglie di vino rosso, e io aggiungo per me un pacchetto di sigarette King's. In pi potremmo offrirti un paio di birre ghiacciate nel locale qui accanto." Il commerciante si rabbon, alla vista dei soldi e a sentire parlare di birre. "Va bene, fate pure." Url alle sue spalle: "Magda, per cortesia mi porteresti uno straccio e un secchio d'acqua?" Poi si rivolse di nuovo ai clienti: "Per, cazzo, potevate pure chiedere prima, mi conoscete". I tre annuirono un po' impacciati. Era vero, lo conoscevano.

49.

"La signora in rosso  senza dubbio un aspetto interessante della vita di Per Clausen. La stessa differenza di et e ceto sociale mostra che fra i due c'era un rapporto speciale. Il problema, per,  che non abbiamo nessun elemento concreto che ci permetta di rintracciarla: la marca di un'auto, il colore di un abito e due incontri avvenuti in una rivendita di giornali  il tutto ben due anni fa  rappresentano una base troppo fragile per poterci lavorare sopra." Konrad Simonsen brontol impaziente, ma Poul Troulsen rimase impassibile. Una buona presentazione richiedeva tempo. "Kasper Planck dice che il proprietario del chiosco, Farshad Bakhtsh, e i suoi figli, si sono ricordati che la signora in rosso zoppicava leggermente da una gamba." "Gi,  proprio questo che sembra non quadrare. E poi?" "Nient'altro direi, ma  emerso un nuovo particolare, che riguarda il biglietto col nome e l'indirizzo della donna ritrovato nel chiosco. A uno dei figli di Farshad  venuto in mente un dettaglio singolare. Il domicilio dichiarato indicato dalla donna terminava con la parola vej*. In s sarebbe un particolare inutile, ma il dato caratteristico  che sulla j al posto del puntino c' un piccolo cuore." "Il che significa...?" "Ecco, io sono cresciuto a Jgersborg, e so che nel Comune di Gentofte c' una caratteristica che riguarda i cartelli stradali. Se il nome della strada finisce per vej, sulla `j', a mo' di decorazione, invece di esserci un puntino c' un cuoricino rosso. Sulle altre `j'  o `i' se vuoi  si mette un ordinario puntino nero. L'informazione  per sua natura pubblica, ma in pratica sono solo gli abitanti di Gentofte a sapere del cuoricino. Alcuni lo trovano cos grazioso e familiare da copiarlo quando scrivono il proprio indirizzo. Per esempio mia madre scriveva sempre le `j' col cuore quando spediva cartoline. Inoltre, la donna in rosso  presumibilmente benestante, il che si armonizza alla perfezione col Comune di Gentofte." "Ok, ti concedo che esiste una ragionevole probabilit che la nostra lady misteriosa sia di Gentofte. Va' avanti." "In vita sua Per Clausen aveva avuto due legami con Gentofte. Il primo risale alla sua infanzia, il secondo si deve alle esigenze scolastiche della figlia. La presunta et della donna lascia supporre che il rapporto fra lei e il bidello passi attraverso la figlia di quest'ultimo." "Concordo ancora, per hai aggiunto un `forse' al `forse' precedente." Poul Troulsen ignor l'obiezione. "Dopo il suo ritorno dalla Svezia nel gennaio 1993, Helene Clausen termin la scuola dell'obbligo presso la Tranehjskole di Gentofte. L'anno seguente, inizi il primo anno di liceo all'Auregrd Gymnasium, che si trova proprio accanto all'altro istituto. Che si fosse iscritta in una scuola di Gentofte, essendo invece residente a Gladsaxe avrebbe dovuto insospettirci immediatamente. Non  normale." Konrad Simonsen lo interruppe. "La storia la conosco bene quanto te." Poul Troulsen gli lanci un'occhiata scettica. Erano stati scritti gi centinaia di verbali per quel caso, e lui stesso aveva trovato un filo conduttore solo il giorno prima. Konrad Simonsen percep la sua diffidenza, e recit in fretta e irritato: "Non ci abbiamo fatto caso subito,  vero, ma dopo un paio di giorni queste relazioni sono venute alla luce grazie al viaggio di Arne in Svezia. Al suo ritorno in Danimarca, Helene Clausen rifiut la terapia. Suo padre fece del suo meglio per convincerla. La moglie

di un collega lavorava con i bambini violentati al distretto provinciale di Copenaghen, e contemporaneamente prestava servizio presso la Tranehjskole in qualit di psicologa. Per Clausen and a trovarla, e lei gli promise di dargli una mano. Subito dopo chiese a una sua amica se non fosse possibile avere un minimo di flessibilit fra comuni limitrofi riguardo alla scelta della scuola da parte della ragazza. L'amica in questione era sposata con l'allora sindaco di Gentofte. Purtroppo Helene Clausen non intraprese mai un percorso terapeutico definitivo. Il che  forse costato la vita di otto persone. E infine, fammi la cortesia di non avere dubbi, se ti dico che una cosa la so". "Ti chiedo scusa, pensavo solo che con tutte quelle carte..." "Va' avanti, Poul, da dove vuoi partire? Abbiamo messo una squadra sulla prima scuola e un'altra sul liceo, ed entrambe hanno svolto un lavoro piuttosto approfondito. Qual  il tuo contributo?" "Forse nessuno, ma il loro compito consisteva innanzitutto nel chiarire fino a che punto Helene Clausen fosse stata esposta ad aggressioni sessuali durante il suo soggiorno in Svezia, oltre che nello scoprire le circostanze della sua morte. Ci di cui invece non si sono occupati, erano appunto le eventuali relazioni fra Per Clausen e le compagne di classe di sua figlia." Konrad Simonsen annu. "Mmm, su questo hai ragione." "Esatto, e questo lavoro preventivo mi fornisce un eccellente punto di partenza. Da vari verbali emerge che il gruppo di ragazze della 1a A dell'Auregrd Gymnasium, nell'anno 1993, aveva una specie di leader non ufficiale, una capoclasse. Ora questa donna  proprietaria di una piccola agenzia di collocamento a Hellerup, e io ho fissato un appuntamento con lei." Konrad Simonsen congiunse le mani e osserv il soffitto. Poi prese la sua decisione: "Probabilmente stai dando la caccia a dei fantasmi. Ricomincia a cercare una Porsche grigio-argento, ora forse la zona pu essere estesa a Gentofte, e tieni sempre il cellulare acceso. Buon viaggio". * Via. [N.d.T]

50.

All'indagine era stato dedicato un lungo servizio al telegiornale, e questo era ovviamente un fatto positivo. Meno positivo era che per un pelo l'incontro preliminare fra la Sezione Omicidi e l'emittente televisiva non si risolse in un nulla di fatto. A nome della Polizia partecipavano Konrad Simonsen, Arne Pedersen, la Contessa e Pauline Berg. A rappresentare l'emittente tv c'erano un produttore e un'assistente alla produzione. L'incontro si svolse nella Questura di Copenaghen, ed erano tutti stanchi e irritabili. Il produttore si era fatto conoscere fin dall'inizio per ci che era. Aveva esordito con una lunga e a tratti incoerente presentazione, in cui aveva insistito, con gli investigatori, sull'importanza di inviare messaggi brevi e semplici. A parte questo, non disse quasi pi nulla. Mostrava i postumi di un weekend passato a bere, e il suo alito puzzava di birra di cattiva qualit, perci entrambe le sedie ai suoi lati erano vuote. La sua assistente era concentrata esclusivamente sui tasti del suo portatile. Prendeva nota di ogni virgola, il che mise in imbarazzo gli astanti, anche se nessuno disse niente. Per il servizio televisivo erano stati preparati tre video, ciascuno della durata di circa un minuto. Il primo riprendeva il trasporto delle vittime, il secondo mostrava le vittime stesse, e il terzo, che era il pi breve e l'ultimo a essere stato montato, registrava il percorso del minibus dalla scuola fino al campo di Kregme presso il lago Arres. Mancava ancora la voce fuori campo. Tutti i filmati erano stati elaborati al computer e avevano come "attori" delle sagome stilizzate, il che naturalmente comprometteva il realismo del prodotto, ma aveva il vantaggio di consentire una rapida correzione delle scene. Dopo ciascun filmato, i rappresentanti della Polizia avrebbero potuto fare dei commenti e lanciare appelli ai testimoni degli eventi. Il problema era: quali commenti? E i testimoni, che cosa avrebbero dovuto vedere? Non avevano ancora finito di visionare il primo filmato quando Konrad Simonsen afferr il telecomando e indic il televisore. "Possiamo rivederlo?" Gli altri tre protestarono insolitamente all'unisono. Il produttore sembr sollevato, l'assistente continu a scrivere. Arne Pedersen ribad il proprio punto di vista: "Io punterei soprattutto sulla donna. Il filmato non la mostra mentre pratica le iniezioni, o decide le dosi di Stesolid in base al peso corporeo delle vittime, e non mette in luce neppure la sua preparazione in campo medico. Quindi dovrebbero farsi avanti medici, infermieri, operatori sanitari, ostetriche, veterinari, studenti di medicina, figure di questo tipo". Non c'era niente di nuovo, a parte un'ulteriore esposizione dei propri argomenti. L'esposizione numero venti, pens la Contessa. Che si affrett a tenere il passo: "Io credo tuttora che il minibus offra una visuale pi efficace. Lo hanno visto solo sei testimoni adulti. Ma devono essere stati di pi, e forse possiamo individuarne l'anno di fabbricazione o semplicemente il numero di targa; voglio dire, quel veicolo dev'essere pure sbucato da qualche parte, qualcuno deve averlo acquistato, venduto, immatricolato e usato. L'alternativa  aspettare che i tecnici partoriscano qualche novit dal campo di Kregme. A questo proposito, il mandato di perquisizione lo abbiamo ricevuto solo ora, il che sa quasi di sabotaggio". Pauline Berg ripet come un pappagallo il punto di vista della Contessa, usando per il doppio delle sue parole, come se con le sue chiacchiere volesse rintronare gli innocenti. Questo pensava Arne Pedersen, mentre si preparava a replicare le proprie, di chiacchiere. Konrad Simonsen gli chiese: "Come procede col minibus? Quando possiamo avere un rapporto tecnico?"

Arne Pedersen rispose pessimista: "Ci sono stati problemi a tenere la gente lontana. Qualcuno si  divertito a gettare ogni genere di schifezza nella fossa per alimentare il fuoco, che tuttavia sta per estinguersi. La cosa peggiore  che i tecnici aspettano che l'incendio si spenga da solo, per non distruggere altre eventuali prove. Ci vorranno tre giorni prima che sappiano dirci quando potranno presentare i primi risultati. Potrebbero passare settimane, se non mesi, prima di avere in mano un indizio concreto, e non c' niente di sicuro. Calcola che in quella fossa ci sono stati pi di mille gradi di calore per molti giorni". Konrad Simonsen scosse la testa irritato, come se volesse allontanare quelle sgradevoli novit. Sudava, la gamba gli doleva, ed era stato a lungo incerto fra l'appoggiare la posizione della Contessa o quella di Arne Pedersen. Decise di tentare un compromesso: "Facciamo un appello ai testimoni per sapere qualcosa di pi sul minibus e al tempo stesso concentriamoci sulla donna". Erano tutti soddisfatti, tranne l'assistente di produzione, che evidentemente aveva davanti una luminosa carriera nel mondo dei media. Per un breve istante lasci la tastiera e si fece coinvolgere nel dibattito. Era la prima volta che diceva qualcosa, cos la sua voce sottile fu accolta con incondizionata attenzione: "Messaggi semplici". Erano dunque di nuovo al punto di partenza. Pauline Berg osserv incuriosita il collo bianco dell'assistente e valut l'ipotesi di strozzarla. Konrad Simonsen si asciug la fronte con un fazzoletto, il produttore sbadigli senza ritegno, e Arne Pedersen ripropose un'ulteriore variazioni sulle sue argomentazioni. Il lavoro procedeva a passo di lumaca. Finalmente si accordarono sulle parole che dovevano accompagnare il primo filmato. Un messaggio semplice. Konrad Simonsen alla fine aveva sposato la tesi di Arne Pedersen: si sarebbero concentrati sulla donna con gli anestetici. Un automobilista l'aveva notata di sfuggita mentre saliva sul minibus, che era in sosta su una piazzola lungo il tratto di autostrada fra Slagelse e Ringsted. Il testimone aveva successivamente ritrattato la sua dichiarazione, ma nessuno di loro vi aveva attribuito troppa importanza. Il filmato successivo venne proiettato per indispensabili quattro volte, furono apportate un paio di leggere correzioni, e ora il problema era sempre il tipo di messaggio che doveva seguirlo. Il produttore scomparve per qualche tempo, e a un certo punto gli agenti temettero che l'uomo si fosse dileguato nei segreti meandri dell'edificio. Al suo ritorno, aveva acquistato un po' di colore sul viso. Aveva inoltre con s un'ottima birra che si era procurato da qualche parte, e che si scol davanti a tutti senza pudore. L'alcol gli diede la forza di intervenire. A parte il cattivo odore che emanava e i suoi toni saccenti, l'uomo era un brillante moderatore. Tutti si misero in riga e convennero che il titolo del filmato dovesse essere L'uomo con la videocamera. Da quel punto in poi, per, le opinioni presero a divergere. Cominci Konrad Simonsen: "L'uomo chi? L'amico segreto di Frank Ditlevsen? L'assassino, nonch taglialegna di Allerslev? Lo sconosciuto di Stig ge Thorsen? L'autista del minibus e carnefice di Bagsvrd?" Era una bella domanda. La Contessa restava fedele alle sue convinzioni e rispose rapida: "S". Arne Pedersen gioc di nuovo la parte del bastian contrario: "Forse, ma con molti, molti punti di domanda.  troppo azzardato uscire con questo titolo, rischiamo di far deragliare l'intera indagine. Ipotesi, congetture...  tutto troppo inconsistente". Konrad Simonsen annu pensoso, mentre Arne argomentava: "Soprattutto per quanto riguarda lo sconosciuto di Stig ge Thorsen, non siamo sicuri neppure che esista davvero. Per quel che ne sappiamo potrebbe trattarsi di un uomo solo o di cinque o di dieci donne. Il nostro campagnolo  un testimone poco attendibile, per usare un eufemismo, e in ogni caso le sue motivazioni non sono affatto trasparenti. Non siamo certi nemmeno che i resti del minibus si trovino in fondo a quella maledetta fossa". La Contessa lo contraddisse: "I tecnici hanno verificato una coincidenza fra l'ultimo videoclip e il

paesaggio che fa da sfondo al campo di Thorsen". Arne Pedersen replic: "Una coincidenza effimera, che fra l'altro non implica necessariamente che il minibus sia finito l dentro". Konrad Simonsen si inser nel dibattito. "Ripartiamo dal primo, l'amico segreto di Frank Ditlevsen intendo. Pauline, aggiornarci in proposito." Pauline Berg avrebbe preferito che il capo avesse scelto la Contessa. Il fatto che lei sapesse, in segreto, che l'amico sconosciuto di Frank Ditlevsen era uno dei suoi cosiddetti vecchi amici, la faceva stare male, e ora avrebbe dato qualunque cosa per poter cancellare ci che aveva fatto il giorno prima. Si raddrizz sulla sedia. Il produttore fiss voglioso i suoi seni e l'assistente di produzione martell con forza sulla tastiera. "L'unico elemento in nostro possesso sono le dichiarazioni di due vicini, di cui una sola ha una certa sostanza. Nell'ultimo anno, i dirimpettai hanno notato, in diverse occasioni, un uomo sui trent'anni venire a far visita ai due fratelli. Secondo loro, l'uomo aveva le chiavi dell'appartamento. La descrizione che per ne hanno fornito  molto vaga: capelli chiari, altezza superiore alla media, magro e ben fatto, arrivava sempre a piedi o in auto con Frank Ditlevsen." D'un tratto Konrad Simonsen la interruppe. "Fammi un resoconto dell'omicidio di Allan Ditlevsen, concentrati sull'abbattimento dell'albero." La sua voce suon insolitamente brusca, e Pauline Berg lo guard confusa. Nessuno apr bocca, ma dall'espressione dei loro visi comprese che erano tutti perplessi quanto lei. Tuttavia ubbid. Qualunque altra reazione era impensabile, quando il capo metteva su quella faccia, ma il suo repentino sbalzo d'umore apparve strano, quasi inquietante. Per fortuna, Pauline conosceva i fatti sull'abbattimento dell'albero quasi a memoria: "L'assassino colpisce la base del tronco con otto fendenti tra le 4,00 e le 4,50 nella notte fra mercoled e gioved della scorsa settimana, ma l'albero si schianta al suolo alle 5,38. Ovvero, poco prima che Allan Ditlevsen venga ucciso con un bastone di legno di faggio. Subito dopo viene distrutto il baracchino delle salsicce, poi l'assassino raccoglie le sue cose e sparisce nell'atrio di un palazzo di Ved Torvet 18. Qui scende in cantina e scappa dall'ingresso di servizio in Garvergade. Lungo tutto il percorso sono state rilevate tracce di segatura provenienti dall'albero, ma da questo punto in poi non conosciamo le mosse dell'uomo. L'indizio pi convincente che abbiamo, finora, sono le quattro impronte di piedi rilevate davanti all'ingresso del numero 18. Fra l'altro l'edificio  disabitato e sta per essere demolito". D'un tratto la Contessa cap tutto. Si alz e scomparve, mentre Pauline Berg proseguiva il suo resoconto. Espose a braccio persino il rapporto dei tecnici. Poco dopo la Contessa torn con un disorientato Malte Borup al seguito. Konrad Simonsen blocc Pauline Berg con la stessa improvvisa rapidit con cui le aveva chiesto di cominciare. Poi si rivolse al produttore. "La sua assistente  davvero efficiente. Mi dica, che cos'ha tanto da scrivere?" Il volto sorpreso e un tantino bolso dell'uomo lo liber istantaneamente da qualsiasi sospetto di cospirazione. "Me lo chiedo anch'io. Perch scrivi tutto quello che diciamo, Marie?" La pressione sui tasti si interruppe, e Marie allung frettolosamente la mano sul mouse. La presa della Contessa le blocc il polso pochi centimetri prima che lo raggiungesse; Malte Borup le strapp la tastiera. Arne Pedersen fu il primo a commentare la situazione. "Vaffanculo." L'incontro fu sospeso e aggiornato al mattino successivo, con la promessa, da parte del produttore, di presentarsi con una nuova assistente. Il suo disappunto era assolutamente genuino, e a meno che non fosse un attore eccezionale, pareva non essersi accorto dell'attivit di quinta colonna della

sua collaboratrice. E neppure sapeva a chi la ragazza avesse inoltrato le informazioni. Il morale degli investigatori era sotto i tacchi. Non tanto per il danno che poteva aver fatto l'assistente: che le discussioni nei Dipartimenti di Polizia facessero il giro del cyberspazio era s spiacevole, ma non era un grande problema. Il fatto davvero imbarazzante era che l'episodio mostrava, senza l'ombra di circostanze attenuanti, che una parte della popolazione era apertamente ostile all'operato della Polizia. Se qualcuno dei presenti aveva mai avuto dubbi in proposito, ora se ne poteva liberare. Konrad Simonsen cerc di infiammare la sua squadra. "Il danno  tutto da dimostrare. La situazione cambia di minuto in minuto, non  la fine del mondo se i giornali ricevono delle generiche soffiate dal nostro universo. In ogni caso, siamo costretti ad andare avanti e a ignorare l'accaduto." A sorpresa fu Malte Borup a rispondere. "Il problema non sono certo i giornali, ma piuttosto i numerosi siti antisbirri che impazzano sulla rete. Ce ne sono alcuni piuttosto importanti." Gli altri lo guardarono stupiti. Pauline Berg domand a nome di tutti: "Siti antisbirri? Che cosa vuoi dire?" "Sentite un po', ma allora non avete capito niente!" gli scapp di bocca. Subito dopo se ne pent e chiese scusa, arrossendo fino alla radice dei capelli. "Mi dispiace, non volevo dire questo. Qualunque cosa..." "E invece no, Malte, io temo proprio che non abbiamo capito, ed  il momento di farlo. Puoi ragguagliarci sulla situazione?" "Ecco, ci sono siti come Mettereallagogna.dk e SeiSetteDiciassette.com, e poi naturalmente quello del tizio che ha sbandierato sui giornali di essere stato... molestato da bambino. Il suo  di gran lunga il sito pi cliccato. Si chiama NoiLiOdiamo.dk." Malte Borup si blocc. La capacit di riportare a voce una serie di dati in modo esaustivo non era ancora nelle sue abilit espressive. Pauline gli diede lo spunto per andare avanti. "Di cosa si occupano questi siti, Malte? Raccontaci." "Ci si pu iscrivere come sostenitori: il loro obiettivo  ottenere punizioni esemplari per chi... fa... per chi si comporta male coi bambini." Arross e si blocc un'altra volta. A Pauline Berg venne voglia di prenderlo per mano. Dopo una breve pausa, tuttavia, Malte fu in grado di ricomporsi da solo. "Ovvero, per chi si rende responsabile di qualcosa di veramente proibito. Un po' come succede negli Stati Uniti, dove non  pensabile violentare un bambino e passarla liscia." Fu il turno della Contessa. "Che altro fanno questi tizi, Malte?" "A questo purtroppo non so rispondere." Arne Pedersen stava in piedi vicino alla porta. In mano reggeva una pila di dichiarazioni scritte, e la sua espressione non poteva essere pi seria. "Rispondo io: fanno in modo che persone indifese vengano picchiate senza piet o spinte al suicidio. Ventitr casi, distribuiti in tutto il Paese. Da Gedser a Skagen." Scaravent i fogli sul tavolo, e tutti gli altri si chinarono a leggere. Terminata la lettura, nessuno pronunci parola, a parte Malte Borup. "Posso disattivare i loro siti, se voi..." Pauline Berg gli mise una mano sulla bocca, e il ragazzo divent pi rosso di prima. Il cellulare di Konrad Simonsen squill. Con un gesto secco il commissario lo afferr e si mise in ascolto. Quando interruppe la comunicazione, tutti sperarono che non fosse in arrivo qualche altra brutta notizia. Per una volta le loro aspettative non furono deluse. "Troulsen ha trovato la signora in rosso. Sembra promettente. Stanno per arrivare entrambi."

51.

La proprietaria dell'agenzia di collocamento si rivel una signora gentile. Poul Troulsen conosceva gi la sua et: aveva poco meno di trent'anni. Ma per il resto, il quadro che si era fatto non poteva essere pi sbagliato. L'immagine dell'efficiente e consapevole donna in carriera partorita dalla sua fantasia si infranse contro la realt di una donna gioviale, grassoccia, che non sprecava risorse inutili per il suo aspetto o per l'arredamento del suo ufficio. Lo condusse in una stanzetta che ricordava pi un locale riscaldato di prima accoglienza per i senzatetto che una sala conferenze, e senza chiederglielo gli vers del caff tiepido in un bicchiere di plastica. Lui ringrazi e bevve educatamente. Aveva un sapore disgustoso. "Come le ho anticipato, vorrei parlarle del periodo in cui Helene Clausen frequentava il liceo. Se ho capito bene, lei era una delle ragazze pi `attive' negli episodi di bullismo che si verificavano in classe." "Pu ben dirlo. Ero una vera strega, e sto usando un eufemismo. Quando ci ritroviamo fra compagni di classe per qualche rimpatriata, alcune ragazze mi odiano ancora, e non le biasimo. Non ero una persona particolarmente simpatica, e lei ha ragione quando dice che ero molto determinata." " stata in classe con Helene Clausen per un anno?" "S, finch non  annegata, ma non me la ricordo molto bene, devo scavare a fondo nella memoria per richiamare la sua immagine alla mente, al mio `occhio interiore'. Ricordo che la prima volta che la vidi mi misi sulla difensiva. Era bella e intelligente, cos in lei individuai una potenziale rivale." Scosse la testa pensando a ci che era stata. "Eh gi, ero fatta cos, purtroppo. Comunque, non dovetti preoccuparmi troppo in quel senso. Helene non era portata per le relazioni sociali, e quando me ne resi conto non la degnai pi di molta attenzione. La sua morte per me la ricordo benissimo. Piangemmo tutte, da brave, ma la dimenticammo in fretta." "Ho qui una sua foto, magari pu esserle d'aiuto." "Non importa, in fondo preferirei evitare. Comunque, non eravamo molto legate. Nessuna delle nostre compagne di classe lo era, con lei." Poul Troulsen pens che quelle spiegazioni corrispondevano pi o meno ai verbali che aveva letto. "Lei non  la prima a dire questo." "Lo immagino. Helene se ne stava per lo pi per conto suo, infatti sono stata sul punto di chiamarla per cancellare il nostro appuntamento, perch non pensavo di avere molto da dirle." Poul Troulsen drizz le orecchie. "Per non l'ha fatto..." "Non l'ho fatto, no, perch forse posso aiutarla, magari solo un pochino. Vede, all'epoca tenevo un diario, e dopo la sua telefonata sono andata a rivedere i miei scarabocchi di giovent. Non  stato molto divertente, e c'era poco su Helene. Quasi nulla, direi. Per, la lettura del diario ha messo in moto i ricordi, cos mi  tornato in mente un episodio che altrimenti avrei dimenticato. Una volta io e Helene ci ritrovammo insieme in macchina. Non ricordo assolutamente cosa stessimo facendo, o se con noi ci fossero altri compagni di classe, mi  chiaro solo che lei insisteva con forza perch usassimo le cinture di sicurezza. Io devo averle fatto qualche domanda a questo proposito, e lei mi rispose citando il caso di un'amica, che aveva frequentato l'ultimo anno di scuola dell'obbligo con lei, e che era stata vittima di un incidente d'auto. Molto grave. Il dato interessante, ovviamente,  che lei abbia detto amica. Ma

purtroppo questo  l'unico contributo che posso darle. Mi dispiace." A Poul Troulsen, invece, non dispiaceva affatto. "Non dica questo, potrebbe rivelarsi un'ottima informazione." " per l'esecuzione alla Langebk Skole?" "S." "Non so se davvero vorrei che li prendeste." "Oh be', non sarebbe certo l'unica a pensarla cos. Almeno lei  sincera." Poul Troulsen si alz; la donna rimase seduta. "Credo che sia una situazione complicata. Da un lato  stato commesso un crimine, non c' dubbio; dall'altro  talmente... ecco, complicato." "Secondo me non lo , ma comunque la ringrazio per il suo tempo e il suo aiuto." La donna lo accompagn alla porta. Poul Troulsen guid fino alla vecchia scuola di Helene Clausen, fischiettando allegramente lungo il tragitto. I vari verbali non nominavano nessuna ex compagna di classe, quindi aveva forse trovato qualcosa di nuovo. La Tranehjskole era una vera e propria sede istituzionale: quattro piani, blocco a tre ali con il cortile asfaltato, campanelli sul muro e una fontana per i bambini assetati d'altri tempi. Le insegne che indicavano gli uffici della scuola erano chiare, e nella guardiola sedeva una donna fra i quaranta e i cinquant'anni. Aveva l'auricolare in un orecchio e stava scrivendo al computer. Poul Troulsen dovette schiarirsi la voce un paio di volte prima di riceverne l'attenzione. "Mi scusi, non l'avevo vista. Aspetta da molto? In che cosa posso esserle utile?" "Non si preoccupi, sono appena arrivato. Lei  la segretaria della scuola?" "Proprio cos." Le mostr il distintivo. "Poul Troulsen, Polizia Giudiziaria." La donna si tolse l'auricolare e lo pos sulla scrivania, dove l'aggeggio continu a gracchiare. "Wow,  una cosa grave, allora." "Niente affatto. Sono qui per avere delle informazioni su una vecchia allieva della scuola." "Che si chiama?" "Ecco, il punto  proprio questo. Da quanto tempo lei lavora qui?" "Da pi di quanto ami ricordare. Il prossimo anno festegger il mio venticinquesimo anniversario." "Perfetto. Ultima classe, anno scolastico 1992-93, sesso femminile." "Ne abbiamo avuti un bel po' di allievi, quell'anno. Spero che lei possa fornirmi qualche altro dato." Aveva un sorriso luminoso e aperto che Poul Troulsen ricambi. "Senz'altro. Aveva subito un incidente automobilistico, presumibilmente serio." Avrebbe voluto aggiungere altri dettagli, parlare, per esempio, dell'amicizia con Helene Clausen, ma la segretaria strinse gli occhi e agit un dito nell'aria. Lui rest in attesa. Poco dopo il viso della donna si illumin: "Emilie, si chiamava Emilie. S, fu un incidente spaventoso. Entrambe le ragazze ne uscirono gravemente ferite. Successe dalle parti di Helsingr, e la colpa fu di Emilie. Guidava troppo veloce e aveva bevuto, ma poi col tempo si sono riprese tutte e due". Poul Troulsen aggrott la fronte. Non quadrava. Gli allievi dell'ultima classe di scuola dell'obbligo non avevano la patente, ma la segretaria spieg l'incongruenza prima che lui riuscisse a fare la domanda. "Si trattava della sorella maggiore. Era parecchio pi grande dell'altra, quattro anni, forse cinque, ed  lei quella che io ricordo. Era qui in occasione del settantacinquesimo anniversario della scuola, e fu allora che scambiai due parole con lei. Della sorella minore non ricordo niente, se non che era rimasta

coinvolta nell'incidente subito dopo l'uscita dalla scuola." "Cognome?" La segretaria scosse la testa. "Niente da fare, ma so che  diventata medico, se pu esserle utile.  strano: di lei ho un'immagine limpida, quasi me la vedo davanti agli occhi, mentre la sorella  completamente sfocata. Andiamo gi nel seminterrato, allora." "Nel seminterrato?" "Esatto. Se viene con me, troveremo in fretta il suo cognome, o qualunque altro elemento utile sul suo conto. Gi conservo gli annuari. Certo, non  l'Archivio di Stato, ma  successo pi di una volta che io abbia dato una mano a rintracciare vecchi allievi. Sa com', per rimpatriate e roba del genere." Una voce forte e profonda li interruppe. "Fatemi capire, che cosa state cercando?" Il preside della scuola stava sulla porta del suo studio, robusto e imponente. Poul Troulsen lo osserv. La sua enorme pancia tendeva le bretelle rosse fino al punto di rottura, il suo viso era carnoso e l'espressione accigliata, e aveva un paio di occhiali dalla montatura d'acciaio appoggiati sul cranio pelato. "Sono della Polizia Giudiziaria e sto cercando informazioni su una..." Il direttore lo interruppe. "S, ho sentito. A cosa le servono queste informazioni?" "A cosa mi servono? A far luce su un crimine che  stato commesso." "Di quale crimine si tratta?" Poul Troulsen rispose irritato. "Questo non la riguarda." "Credo comunque di saperlo. L'ho vista in rete." "E allora?" "Ce l'ha un mandato?" "Un mandato? Che cosa me ne faccio?" "Gli archivi della scuola non sono accessibili a chiunque." Con malagrazia il direttore rimise sulla sedia la segretaria, che aveva gi accennato ad alzarsi. "Mi rendo conto che siamo in disaccordo su questo punto, ma lei deve accettare che qui le decisioni le prendo io. Non rilasciamo informazioni personali sui nostri allievi, se non per motivi eccezionali." Gli occhi della segretaria mandavano lampi. La donna allontan bruscamente la mano del direttore, mentre lanciava a Poul Troulsen uno sguardo implorante. Ma purtroppo non c'era molto da fare. "Devo quindi concludere che lei si rifiuta di aiutarmi a svolgere il mio lavoro?" "Il suo lavoro non  un mio problema. Io le sto rifiutando l'accesso ai nostri dati personali, a meno che non abbia un mandato o un ordine scritto da parte dei miei superiori amministrativi, e con questo la discussione  chiusa." "Ma che dati personali e dati personali, a me serve solo un nome!" "Come ho gi detto, la discussione  chiusa." "Allora credo che far un giro al Comune a parlare con i suoi superiori." Se Poul Troulsen aveva sperato che il direttore si intimorisse, dovette ricredersi. " un'ottima idea. Ispettore scolastico, responsabile Infanzia e Cultura, segretario comunale o sindaco: non ha che l'imbarazzo della scelta." Era sgradevolmente sicuro del fatto suo, a prescindere da quale capotrib avrebbe preso in carico la faccenda. "Grazie, la ringrazio davvero di cuore. Spero che ne riparleremo presto."

"Io invece spero di no, ma chi pu dirlo?" Poul Troulsen prese un biglietto da visita e lo porse alla segretaria senza dire nulla. Non era necessario. La donna prese il cartoncino sotto il muso del direttore, notando, insieme a Troulsen, che questi avrebbe dato qualsiasi cosa per ostacolare quel passaggio. "Ci provi, e io l'arresto su due piedi per intralcio alle indagini, oppure per obesit, se mi gira." La minaccia funzion: il direttore riusc a trattenersi. Con una certa rabbia. "Ispettore scolastico, responsabile Infanzia e Cultura, segretario comunale o sindaco." Poul Troulsen ripet la trafila gerarchica come indicatogli dal preside della scuola. La centralinista del Municipio di Gentofte non sembr tuttavia impressionata da quello spettro di possibilit. Pigi su un tasto del computer e osserv la schermata. "La posso eventualmente mettere in contatto con il responsabile Infanzia e Cultura. Chi devo annunciare?" La donna mise l'accento sull'avverbio eventualmente. Poul Troulsen le mostr il distintivo, che lei esamin diffidente per un tempo esageratamente lungo, finch decise che era autentico. Dopodich gli porse un biglietto con l'intestazione di un ufficio, e con una lunga unghia laccata di viola gli indic il percorso da seguire. Poul Troulsen se ne and senza ringraziare. Il responsabile Infanzia e Cultura era un omino dall'aspetto affettato e indolente. Porse al suo visitatore una mano flaccida e molle come pasta di pane, poi gli indic il posto dal lato della scrivania opposto al suo, e lo lasci l seduto ad aspettare che lui sgomberasse il ripiano dalle proprie carte. Alla fine si sedette appoggiando i gomiti sul tavolo, e congiungendo i palmi delle mani, la testa che sfiorava la punta delle dita, pronto ad ascoltare l'ospite. Poul Troulsen espose in modo rapido e preciso il motivo della sua visita. L'uomo di fronte a lui annuiva pensoso a mano a mano che procedeva la spiegazione, come se l'intero quadro fosse talmente complesso che solo a pochi eletti era concesso comprenderlo. Dopo aver continuato ad annuire ancora per un po', il responsabile Infanzia e Cultura comment le sue richieste con un fiume di incomprensibili banalit. Nel bel mezzo della conversazione, squill il cellulare di Poul Troulsen, e lui rispose, quasi per fare un dispetto al responsabile. Ma fu ugualmente una decisione azzeccata, perch dall'altra parte del telefono c'era la donna che stava cercando. La segretaria della scuola si era intrufolata di nascosto negli archivi, e l'aveva contattata. La donna conferm le sue visite al chiosco di Bagsvrd, e gli diede anche appuntamento nel giro di un'ora. Non poteva andare meglio. Poul Troulsen si segn nome e indirizzo, e chiuse la comunicazione. L'interruzione era durata meno di un minuto, ma naturalmente era cambiato tutto. Il suo compito in quell'ufficio era diventato all'improvviso superfluo, e dentro di s si disse che avrebbe fatto meglio ad andarsene, che era troppo vecchio per perdere la calma, che non aveva voglia di accollarsi quella grana, tuttavia rimase seduto. Durante il colloquio telefonico, il responsabile aveva interrotto la lezioncina. La sua postura rimase invariata, e non appena Poul Troulsen torn a prestargli attenzione, prosegu. "Ma come dicevo non sono un giurista, quindi  possibile che la faccenda presenti alcuni aspetti che non tocca a me..." Poul Troulsen salt quel lungo preambolo e comment: "In conclusione, lei non vuole aiutarmi". Il tono di voce era sfrontato e tagliente. Ancora una volta intervenne il suo super-io a suggerirgli di trattenersi, e soprattutto di levare le tende. Funzion come un cerotto contro la febbre da fieno. "Non  affatto questa la conclusione, agente Troulsen, lei anticipa i tempi. L'intera faccenda verr ovviamente esaminata a fondo e con la massima imparzialit." "E quando intende prendere una decisione?" "Credo che potrebbe accadere presto.  assolutamente importante che il Settore Educazione del Comune di Gentofte si ponga come un affidabile partner nel lavoro delle altre autorit pubbliche, tanto pi della Polizia."

"E `presto' cosa significa?" "Non vorrei essere vincolato a una scadenza di tempo precisa." Gli angoli delle labbra si tesero di qualche millimetro. Era un sorriso, e Poul Troulsen si accorse che l'uomo provava gusto a esprimersi in quel modo. Si alz. "Scommetto che da ragazzo lei era uno di quelli che si rintanavano in un cantuccio del cortile, quando c'era una rissa." "Prego?" "Voglio dire che di sicuro lei se l' sempre fatta addosso di fronte a una zuffa: ma si  mai trovato alle prese con la violenza della Polizia?" Il pensiero di uno scontro fisico fece sgonfiare l'uomo come un salvagente bucato. Spaventato, il responsabile si circond con le braccia come a proteggersi, e disse con la voce pi alta di un paio di ottave: "Mi sta forse minacciando?" "Proprio cos, certo, e se ci tiene a conservare il naso intatto, farebbe meglio a tacere." L'uomo ubbid. Piccole gocce di sudore gli imperlavano la fronte, scivolando lungo il naso ancora tutto intero. Lo sguardo di Poul Troulsen cadde su un paio di forbici posate sul tavolo, e per un secondo si gingill con l'idea di tagliare una ciocca dei capelli a quell'idiota e cacciargliela in bocca. Poi la ragione prese il sopravvento, e si limit a dargli un colpetto sulla nuca. "Prima di andarmene, vorrei informarla della procedura per inoltrare un reclamo sui metodi della Polizia. Consegni la denuncia al commissariato pi vicino, e vedr che  opl  nel giro di appena qualche anno, verr respinta." Mentre parlava, Poul Troulsen si diresse con calma verso la porta. Salut con un sorriso, lieto di aver tenuto ragionevolmente a bada il suo esuberante temperamento.
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FINE Parte 2.